Orientamento della Cassazione
Su LexCED 43 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 41% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 32%
- Rigettato 41%
- Inammissibile 27%
Provvedimenti per anno
2022
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 247%
- Penale Sez. 633%
- Penale Sez. 520%
Precedenti più richiamati
- Cass. 1286/2024in 9 provvedimenti
- Cass. 15409/2026in 6 provvedimenti
- Cass. 17677/2025in 16 provvedimenti
- Cass. 24617/2015in 6 provvedimenti
- Cass. 17312/2024in 10 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La polizia giudiziaria sequestra lo smartphone di un coimputato per indagini su reati associativi e traffico di droga. La Cassazione annulla la prima copia forense per difetto di motivazione. Successivamente il giudice per le indagini preliminari emette un nuovo decreto di sequestro probatorio dello smartphone, stabilendo criteri selettivi precisi, parole chiave e limiti temporali per estrarre solo messaggi, file e passaggi di denaro rilevanti. L'indagato impugna l'atto sostenendo la violazione della privacy e l'illegittima reiterazione di prove già azzerate. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la piena validità del vincolo. L'annullamento per vizio formale della motivazione non impedisce infatti all'autorità giudiziaria di disporre una nuova perizia digitale con adeguate garanzie selettive.
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La Procura ha disposto il sequestro probatorio dello smartphone di un indagato per corruzione e turbativa d'asta in un appalto pubblico, acquisendo l'intera copia forense del dispositivo. Il decreto ordinava l'acquisizione generalizzata di tutte le comunicazioni, incluse le conversazioni private tra l'indagato e i suoi conviventi estranei all'inchiesta. L'indagato ha contestato la sproporzione e la natura esplorativa del sequestro digitale. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: la ricerca su soggetti terzi non indagati è lecita se circoscritta all'arco temporale dei fatti contestati, ma è vietato acquisire le comunicazioni con i familiari stretti privi di legami con la procedura pubblica. I giudici hanno annullato senza rinvio il sequestro relativo ai colloqui familiari, imponendone la restituzione immediata e vietando il trattenimento di copie informatiche.
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La Procura indagava due persone per truffa e rivelazione di segreto d'ufficio per presunte irregolarità in un concorso pubblico. Il pubblico ministero disponeva il sequestro probatorio di smartphone per estrarre chat ed email, estendendo la ricerca dei dati fino all'anno 2023. I reati contestati risalivano tuttavia al 2025 e le prime attività del concorso al 2024. Il Tribunale del riesame annullava il provvedimento per difetto di motivazione sull'arco temporale eccessivo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del magistrato inquirente, confermando l'annullamento. Gli inquirenti hanno violato il principio di proporzionalità poiché non hanno spiegato le ragioni dell'acquisizione di file risalenti a due anni prima dei fatti contestati. Il sequestro probatorio di smartphone richiede criteri stringenti e precisi limiti temporali per tutelare la riservatezza dell'indagato.
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L'indagato subiva il sequestro probatorio dello smartphone durante un controllo in cui le forze dell'ordine rinvenivano modiche quantità di sostanza stupefacente. Il Pubblico Ministero disponeva il blocco del telefono per individuare fornitori e acquirenti, ma senza fissare limiti temporali precisi per l'estrazione dei dati. Il Tribunale del riesame confermava il vincolo sul dispositivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato e ha annullato il provvedimento senza rinvio. I giudici hanno stabilito che acquisire integralmente la memoria di un dispositivo senza criteri temporali certi viola la privacy personale tutelata dalla CEDU. L'accusa non può trasformare l'indagine in una perquisizione indiscriminata dei dati privati, delegando la selezione alla polizia giudiziaria. La Corte ha ordinato l'immediata restituzione del telefono.
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La Procura indagava L'Indagato per un tentato omicidio e ordinava il sequestro probatorio dello smartphone per trovare messaggi in una specifica chat. La Cassazione annullava una prima misura per genericità, prima ancora di depositare le motivazioni scritte. Il Pubblico Ministero emetteva subito un nuovo decreto, indicando parole chiave, chat mirate e un limite di quaranta giorni per restituire il telefono. L'Indagato contestava il provvedimento, lamentando la violazione delle precedenti decisioni giudiziarie e l'invasione della propria riservatezza. Il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione hanno confermato il sequestro probatorio dello smartphone. I giudici hanno stabilito che l'annullamento formale precedente non blocca un nuovo sequestro se il Pubblico Ministero motiva la ricerca in modo proporzionato, limitando orari, parole chiave e tempi tecnici.
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L'amministratore di un consorzio di cooperative subisce un'indagine per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico per contributi indebitamente percepiti. La polizia giudiziaria esegue una perquisizione e sottopone a sequestro probatorio dello smartphone dell'indagato per clonarne i dati. L'indagato contesta la regolarità della notifica dell'udienza camerale inviata via PEC e sostiene la natura esplorativa del sequestro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: la notifica telematica non lede il diritto di difesa se l'atto è conosciuto, e il vincolo sul cellulare è pienamente legittimo per preservare prove digitali e accertare l'elemento psicologico del reato.
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Il Pubblico Ministero ha disposto la restituzione degli apparecchi informatici a Un Utilizzatore, trattenendo però la copia forense dei dati personali contenuti. L'Utilizzatore ha proposto riesame, ottenendo l'annullamento del provvedimento dal Tribunale per difetto di motivazione e violazione del principio di proporzionalità. La Procura ha ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di interesse del cittadino, considerata la restituzione fisica dei supporti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. La Suprema Corte ha chiarito che nel sequestro probatorio smartphone e dispositivi personali, l'interesse a impugnare la copia dei dati persiste anche dopo la restituzione dell'oggetto, giacché la circolazione indebita di dati intimi e riservati lesiona la sfera privata della persona.
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Un cittadino ha subito il sequestro probatorio dello smartphone durante un'indagine penale. Gli inquirenti hanno effettuato la copia forense dei dati e poi hanno restituito il telefono. Il Pubblico Ministero ha sostenuto che la restituzione del dispositivo eliminasse l'interesse del cittadino a ricorrere in tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che il cittadino ha un interesse concreto e attuale a contestare la trattenuta della copia dei dati. Lo smartphone racchiude informazioni riservate, personali e professionali. Restituire soltanto l'apparecchio materiale non cancella la lesione della privacy derivante dal trattenere una copia integrale dei file digitali.
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Un indagato per rapina ha subito la perquisizione dell'abitazione e il sequestro probatorio dello smartphone con la relativa sim. La difesa ha impugnato il provvedimento contestando la genericità della motivazione, la violazione della privacy e l'esecuzione dell'atto in un domicilio diverso dalla residenza anagrafica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato che il decreto del Pubblico Ministero indicava con precisione l'oggetto della ricerca, limitata a messaggi e contatti rilevanti per le indagini. Inoltre, il provvedimento consentiva legittimamente le ricerche in qualsiasi luogo nella disponibilità materiale dell'indagato.
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L'Indagato, tratto in arresto per tentato omicidio e porto abusivo di armi, ha proposto ricorso contro la decisione che confermava il sequestro probatorio dello smartphone consegnato all'ingresso in carcere. La difesa contestava la mancanza di un nesso tra il telefono e i reati, lamentando anche l'assenza di limiti temporali per l'estrazione dei dati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro probatorio dello smartphone per reperire informazioni utili sul nascondiglio delle armi. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero non deve stabilire un termine rigido per l'analisi dei dati fin dall'inizio, potendo l'interessato richiedere la restituzione del bene una volta terminate le operazioni tecniche.
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L'Indagato è stato fermato dalle forze dell'ordine nei pressi di un'abitazione e trovato in possesso di attrezzi da scasso e tre telefoni cellulari. Successivamente sono stati rinvenuti beni trafugati dalla casa. La Procura ha disposto il sequestro probatorio di smartphone per verificare la provenienza dei dispositivi. L'Indagato ha impugnato il provvedimento contestando la sproporzione della misura e la mancanza di motivazione sulla ricerca dei dati digitali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il sequestro senza rinvio e ordinando la restituzione dei telefoni. La Suprema Corte ha stabilito che il sequestro probatorio di smartphone non può trasformarsi in un'apprensione indiscriminata di dati privati. Il decreto deve infatti contenere criteri precisi di selezione delle informazioni ed esplicitate ragioni di proporzionalità legate al reato contestato.
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La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro probatorio smartphone disposto nei confronti di un cittadino indagato per reati legati a stupefacenti e armi. La Polizia giudiziaria aveva sequestrato il telefono e il Pubblico Ministero aveva convalidato il provvedimento senza specificare le concrete esigenze probatorie né i dati cercati, limitandosi a una generica formula di rito. Il Tribunale del Riesame aveva respinto l'impugnazione cercando di integrare la motivazione mancante. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione generica rende nullo il sequestro e che il giudice non può sostituirsi al Pubblico Ministero per sanarne le omissioni. Di conseguenza, la Cassazione ha ordinato la restituzione immediata dello smartphone e la cancellazione di tutti i dati ed eventuali copie estrapolate.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un indagato arrestato in flagranza per reati in materia di armi e sostanze stupefacenti. Durante le operazioni, le forze dell'ordine hanno sequestrato due telefoni cellulari. Il Pubblico Ministero ha convalidato il sequestro probatorio di smartphone per estrarre immagini, chat e documenti informatici senza specificare filtri temporali o criteri di ricerca mirati. Il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'indagato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza e il decreto di sequestro. I giudici hanno ordinato la restituzione immediata dei dispositivi, stabilendo che il sequestro digitale indiscriminato e massivo vìola il principio di proporzionalità e il diritto alla riservatezza dell'indagato.
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Un cittadino viene fermato dalle forze dell'ordine nei pressi di un'abitazione con attrezzi da scasso e oggetti rubati. Gli agenti sequestrano anche tre telefoni cellulari. Il Pubblico Ministero convalida la misura con una motivazione generica, riferita unicamente all'esigenza di verificare la provenienza dei beni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'indagato e annulla la convalida. La Suprema Corte stabilisce che il sequestro probatorio di smartphone richiede una motivazione rigorosa ed esplicita. La Procura deve specificare l'utilità delle informazioni digitali cercate e fissare limiti temporali precisi. Senza criteri trasparenti di selezione dei dati, l'apprensione indiscriminata dei telefoni viola la privacy e il principio di proporzionalità. La Corte dispone la restituzione immediata degli apparati.
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Una responsabile sanitaria è finita sotto indagine per il presunto furto e lo spaccio di farmaci stupefacenti all'interno della struttura medica presso cui lavorava. Il Pubblico Ministero ha disposto il sequestro probatorio dello smartphone in sua dotazione per verificare le conversazioni telefoniche e le chat con un collega coinvolto. L'indagata ha proposto ricorso contestando la sproporzione della misura cautelare e l'assenza di indizi concreti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena legittimità del sequestro. I giudici hanno chiarito che il decreto conteneva precisi criteri di ricerca ed era giustificato da concreti elementi indiziari, come le frequenti telefonate tra i sospettati. La lavoratrice è stata quindi condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio di smartphone aziendale in uso a un dirigente indagato per reati finanziari e societari. L'Azienda, proprietaria del dispositivo, ha contestato la misura ritenendo le parole chiave di ricerca troppo ampie, con il rischio di divulgare segreti industriali. La Suprema Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame possiede il potere di correggere e restringere i criteri di ricerca indicati dal pubblico ministero per garantire la proporzionalità del sequestro. Nel caso concreto, tuttavia, i giudici hanno considerato i termini di ricerca idonei e delimitati nel tempo, in ragione del rilevante ruolo dirigenziale dell'indagato e dell'oggetto delle indagini. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato con la condanna al pagamento delle spese processuali.
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L'indagato subisce il sequestro probatorio di smartphone con relative schede telefoniche durante un'inchiesta per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa contesta il vincolo reale davanti al Tribunale del Riesame e poi in Cassazione, lamentando un'acquisizione indiscriminata dell'intero archivio digitale priva di motivazione specifica. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e dichiara la misura pienamente legittima. I telefoni costituiscono sia corpo del reato sia cose pertinenti all'illecito, poiché contengono comunicazioni e messaggi indispensabili per ricostruire la rete dei contatti e lo smercio della droga. Trattandosi di dati volatili e facilmente cancellabili, il vincolo su entrambi i dispositivi rispetta i criteri di proporzionalità e adeguatezza.
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La Procura ha disposto il sequestro probatorio dello smartphone e di vari supporti informatici appartenenti a tre indagati per reati societari. La polizia giudiziaria ha ritirato fisicamente i telefoni a causa dei lunghi tempi tecnici di estrazione dei file e della mancanza immediata delle password. Gli indagati hanno contestato il provvedimento denunciando una ricerca indiscriminata di dati personali senza limiti di tempo e pertinenza. La Corte di Cassazione ha convalidato la misura investigativa. I giudici hanno chiarito che il sequestro materiale del dispositivo è legittimo se sussistono impedimenti tecnici sul posto, a condizione che il pubblico ministero operi poi una selezione mirata dei dati e restituisca tempestivamente i dispositivi e le informazioni irrilevanti.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro probatorio di smartphone e supporti informatici appartenenti a due ex amministratori locali. Durante una perquisizione domiciliare legata a scontri di piazza, le forze dell'ordine hanno rinvenuto sette manufatti esplodenti. La difesa ha contestato la misura, ritenendola sproporzionata ed esplorativa. I giudici hanno invece stabilito che il sequestro probatorio di smartphone è valido se il decreto indica chiaramente il legame tra i dispositivi e i reati ipotizzati. La Procura può estrarre una copia integrale dei dati per analizzarli, ma deve selezionare e trattenere solo i file utili alle indagini nel più breve tempo possibile, restituendo il resto agli interessati. Il ricorso dell'indagata è stato respinto.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro il provvedimento che confermava il sequestro probatorio di smartphone in uso allo stesso. L'indagato contestava la natura onnicomprensiva del sequestro dei dati digitali e la mancanza di criteri temporali e di selezione. La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro probatorio di smartphone è legittimo se il decreto indica chiaramente le finalità probatorie, come la ricerca di prove su truffe e falsificazioni, e se l'arco temporale dei dati da esaminare è desumibile dal periodo di commissione dei reati contestati. La restituzione del dispositivo fisico dopo l'estrazione della copia forense non fa venir meno l'interesse a impugnare, ma nel caso specifico il provvedimento è stato ritenuto proporzionato e adeguatamente motivato.
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