LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Risoluzione Per Inadempimento

Pagina 5 di 10

Provvedimenti

Risoluzione del contratto preliminare: chi sabota l’affare perde
Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto preliminare per il mancato rilascio del certificato di agibilità e la presenza di difformità urbanistiche. Il promittente venditore ha eccepito che i difetti erano lievi, in parte già sanati e che l'acquirente, che già utilizzava l'immobile per la propria attività commerciale, non gli aveva concesso il tempo per sanare le restanti irregolarità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente. I giudici hanno chiarito che non esiste un automatismo tra la mancanza dell'agibilità e la risoluzione del contratto preliminare. Bisogna valutare la gravità concreta dell'inadempimento e il comportamento delle parti. Rifiutare di concedere un termine per sanare lievi difformità, continuando a usare l'immobile, è contrario a buona fede. Di conseguenza, la risoluzione è stata addebitata all'acquirente, condannato a pagare la penale.
Continua »
Termine non essenziale: il ritardo costa la perdita della casa
Il Promissario Acquirente di un immobile si è rifiutato di stipulare il rogito definitivo, contestando presunti vizi e non versando la caparra pattuita. La Promittente Venditrice ha quindi chiesto la risoluzione del contratto. Il Promissario Acquirente si è difeso sostenendo che la scadenza fosse un termine non essenziale e che, in assenza di diffida, il ritardo fosse irrilevante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando la risoluzione del contratto. I giudici hanno chiarito che l'inosservanza di un termine non essenziale non impedisce la risoluzione se il ritardo supera ogni ragionevole limite di tolleranza, configurando un grave inadempimento. L'acquirente è stato condannato anche al risarcimento per lite temeraria.
Continua »
Danno da svalutazione: risarcito anche l’utilizzatore in leasing
Un'azienda utilizzatrice di un aeromobile in leasing stipula un preliminare per venderlo a un acquirente terzo. Quest'ultimo si rende inadempiente, rifiutando di concludere l'acquisto definitivo. L'utilizzatrice chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, compreso il danno da svalutazione del velivolo. La Corte d'Appello nega tale risarcimento ritenendo che l'utilizzatrice, non essendo proprietaria formale del bene, non abbia subìto un danno diretto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'utilizzatrice: anche chi detiene un bene in leasing ha diritto al risarcimento del deprezzamento se l'inadempimento altrui incide direttamente sulla sua sfera patrimoniale, impedendogli di realizzare il valore del bene tramite il riscatto anticipato.
Continua »
Riconoscimento di debito: il Comune paga anche se l’accordo salta
Una società appaltatrice stipula una convenzione con un'Amministrazione Comunale per la gestione e la ristrutturazione di un centro turistico. A seguito di contestazioni reciproche, la Giunta comunale approva una delibera che recepisce la relazione del Direttore dei Lavori, quantificando le opere eseguite in oltre 481.000 euro. Successivamente, l'accordo transattivo sfuma e la società chiede la risoluzione per inadempimento e il risarcimento. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo che la delibera comunale costituisca un valido riconoscimento di debito. La Cassazione conferma la decisione: la delibera che fa proprie le risultanze del Direttore dei Lavori configura un riconoscimento di debito, applicabile anche alla Pubblica Amministrazione. Questo atto inverte l'onere della prova, costringendo il Comune a dimostrare l'inesistenza del debito, cosa non avvenuta. Il ricorso del Comune viene rigettato.
Continua »
Multa penitenziale non pagata: il contratto resta valido
Un consumatore stipula un contratto di vigilanza privata per la propria abitazione, ma l'azienda non esegue i servizi promessi. Il consumatore comunica la disdetta immediata senza pagare la multa penitenziale concordata per lo scioglimento anticipato, e successivamente chiede la risoluzione del contratto per inadempimento. L'azienda pretende invece il pagamento della penale. La Corte di Cassazione stabilisce che, in presenza di una multa penitenziale, il recesso non produce effetti se la somma non viene effettivamente pagata. Di conseguenza, il contratto era ancora valido al momento della causa, consentendo al consumatore di chiederne la risoluzione per inadempimento. La Suprema Corte accoglie il ricorso del consumatore e rinvia la causa al Tribunale.
Continua »
Appalto integrato: responsabilità e vizi costruttivi
La Corte d'Appello di Trieste ha riformato una sentenza relativa a un appalto integrato per la costruzione di un edificio. Il committente ha contestato gravi difformità, tra cui l'errata altezza dei piani e l'assenza di ventilazione nel vuoto sanitario. La Corte ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento dell'impresa, escludendo lo scioglimento per mutuo dissenso e confermando il diritto al risarcimento integrale per il ripristino dei vizi.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: chi cambia la serratura perde
Il Committente ha chiesto la risoluzione del contratto di appalto per gravi difformità nei lavori di ristrutturazione. L'Appaltatore ha risposto chiedendo la risoluzione per il mancato pagamento di un acconto e per l'impossibilità di accedere al cantiere a causa del cambio della serratura. I giudici di merito hanno ritenuto più grave l'inadempimento del Committente, poiché i lavori svolti erano conformi alle regole dell'arte e di valore superiore a quanto pagato, mentre le difformità erano di scarsa importanza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso e sottolineando che la valutazione comparativa degli inadempimenti spetta al giudice di merito.
Continua »
Nipote non assiste gli zii: la Cassazione annulla la donazione
Una coppia di anziani dona la nuda proprietà di un immobile al nipote, con l'obbligo specifico di ricevere assistenza morale e materiale. A fronte della totale assenza del nipote durante le loro degenze ospedaliere e nelle necessità quotidiane, i donanti chiedono l'annullamento del contratto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti, sancendo la **risoluzione della donazione modale**. Il nipote perde definitivamente la proprietà dell'immobile perché non è riuscito a dimostrare di aver adempiuto al suo dovere di assistenza, che era la condizione fondamentale della donazione stessa.
Continua »
Responsabilità Direttore Lavori e Superbonus 110%
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di risoluzione contrattuale legato al Superbonus 110%. Un committente ha citato un'impresa e un professionista per lavori mai avviati, nonostante l'emissione di un SAL al 30% utilizzato per la cessione del credito. La Corte ha riconosciuto la responsabilità Direttore Lavori per aver asseverato falsamente il raggiungimento della soglia dei lavori, dichiarando la risoluzione del contratto professionale. Tuttavia, ha rigettato le richieste risarcitorie per il valore del credito ceduto e per i danni da perdita del beneficio fiscale, ritenendoli non provati o fonte di ingiustificato arricchimento.
Continua »
Non retroattività legge leasing: la Cassazione nega sconti sui vecchi contratti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una risoluzione di un contratto di leasing immobiliare per mancato pagamento dei canoni. L'azienda utilizzatrice sosteneva l'applicazione della nuova e più favorevole Legge 124/2017. La Corte ha respinto questa tesi, affermando il principio di non retroattività della legge sul leasing. La nuova disciplina si applica solo alle risoluzioni contrattuali i cui presupposti si sono verificati dopo la sua entrata in vigore. Per i contratti risolti in precedenza, continuano a valere le vecchie regole, basate sulla distinzione tra leasing di godimento e traslativo e sull'applicazione analogica dell'art. 1526 c.c. Di conseguenza, la Società di Leasing ha vinto la causa.
Continua »
Preliminare di cosa altrui: acquisto nullo, ragione al compratore
Un Promissario Acquirente si ritira da una proposta di acquisto per un immobile. Il bene apparteneva a un socio e non alla società in concordato che, tramite il suo Commissario, aveva accettato l'offerta. La Cassazione dà ragione all'Acquirente, stabilendo un principio chiave sul preliminare di vendita di cosa altrui: il promittente venditore deve assumere personalmente l'obbligo di far acquistare la proprietà al compratore. In questo caso, il Commissario non aveva il potere di disporre del bene del socio né si era personalmente obbligato a garantirne il trasferimento. L'accordo è quindi nullo e nessuna richiesta di risarcimento è dovuta dall'Acquirente.
Continua »
Immobile non pagato e poi confiscato: vince il primo venditore
Dei privati vendono un complesso immobiliare a una società, ma non vengono pagati. Avviano quindi una causa per la risoluzione del contratto, trascrivendola nei registri immobiliari. Successivamente, lo Stato confisca gli stessi immobili alla società acquirente. La Corte di Cassazione stabilisce che il diritto dei venditori, sorto e 'prenotato' prima della confisca, prevale. Dichiara quindi l'inefficacia della confisca nei loro confronti, affermando la competenza del giudice civile a decidere. La Corte valorizza una precedente sentenza amministrativa, il cui giudicato ha reso vincolante l'accertamento del diritto dei proprietari originari.
Continua »
Doveri informativi banca: guida alla risoluzione
Il Tribunale ha esaminato un caso di inadempimento dei doveri informativi banca relativo all'acquisto di azioni non quotate. Sebbene il contratto quadro fosse esistente, la banca non ha adeguatamente segnalato l'alto rischio e l'illiquidità dei titoli rispetto al profilo dell'investitore. La decisione ha portato alla risoluzione parziale dei contratti con condanna della banca alla restituzione delle somme investite, dedotti i rendimenti già percepiti.
Continua »
Risoluzione per inadempimento: il caso della permuta
Il Tribunale analizza un caso in cui un contratto preliminare di permuta tra privati e una società di costruzioni è stato sostituito da un atto di compravendita. La sentenza accoglie la risoluzione per inadempimento del contratto di vendita poiché la società acquirente non ha versato il prezzo pattuito entro i termini, ordinando la restituzione del terreno agli attori.
Continua »
Contratto Preliminare senza planimetria: valido se l’oggetto è determinato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la validità di un accordo immobiliare non è compromessa dalla mancata allegazione di una planimetria, se l'immobile è comunque identificabile. Nel caso specifico, le venditrici sostenevano la nullità di un preliminare per incertezza sull'oggetto. La Corte ha invece confermato la risoluzione del contratto per loro grave inadempimento, condannandole al risarcimento. Il principio sancito è che la determinatezza dell'oggetto del contratto preliminare può essere raggiunta anche tramite documenti esterni (come una pratica edilizia) e dal comportamento delle parti, che dimostravano di aver identificato chiaramente i beni. L'azienda acquirente ha quindi vinto la causa.
Continua »
Risoluzione contratto preliminare: vende il terreno ad altri, perde
Una società promette di vendere un immobile da costruire, subordinando il contratto all'ottenimento del permesso di costruire entro una data. Il contratto permette all'acquirente di prorogare unilateralmente tale termine. L'acquirente esercita questo diritto, ma la società venditrice ignora la proroga, non costruisce e vende il terreno a un terzo. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione contratto preliminare per grave inadempimento del venditore. Quest'ultimo è condannato al risarcimento perché la proroga era legittima e la successiva vendita del terreno ha costituito una chiara violazione degli obblighi contrattuali.
Continua »
Vizi Occulti Immobile: Casa con Difetti? Contratto Annullato
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a tutela di chi acquista un immobile. Un Promissario Acquirente, dopo aver firmato il contratto preliminare, scopriva gravi vizi occulti nell'immobile, taciuti dal venditore. La Corte ha confermato il suo diritto a non procedere con l'acquisto definitivo e a ottenere la restituzione della caparra. La sentenza sottolinea che nascondere i vizi occulti dell'immobile costituisce un inadempimento grave del venditore, contrario al principio di buona fede. Questo comportamento giustifica la risoluzione del contratto preliminare e il risarcimento del danno a favore dell'acquirente.
Continua »
Concessione a Corpo: Terreno Incolto, l’Onere è del Privato
Un privato stipula con il Ministero della Difesa un contratto per l'uso agricolo di un vasto terreno. Successivamente, lamenta che una parte significativa del terreno non è coltivabile a causa di arbusti e chiede la risoluzione del contratto. La Cassazione respinge la sua richiesta, stabilendo che il contratto era una 'concessione a corpo'. Questo significa che il terreno è stato concesso 'così com'è', e l'indicazione della superficie era solo approssimativa. Le clausole contrattuali, inoltre, ponevano l'onere della pulizia a carico del concessionario. Di conseguenza, la ridotta area coltivabile non costituisce un inadempimento da parte dell'Amministrazione.
Continua »
Risoluzione Leasing: Niente canoni indietro se non restituisci il bene
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione contratto di leasing per mancato pagamento dei canoni da parte dell'azienda utilizzatrice. Quest'ultima si opponeva alla richiesta di pagamento della società di leasing, sostenendo di aver diritto alla restituzione dei canoni già versati, come previsto per la vendita con riserva di proprietà. La Corte ha respinto il ricorso, dando ragione alla società di leasing. Ha stabilito che le clausole del contratto, che prevedevano il pagamento di tutti i canoni e di una penale, erano valide. Inoltre, la mancata restituzione del bene da parte dell'utilizzatore rendeva comunque inammissibile la sua richiesta di riavere indietro le somme pagate.
Continua »
Risoluzione convenzione urbanistica: accordo violato, il Comune perde
Due società e un Comune stipulano una convenzione per un progetto di sviluppo immobiliare e opere pubbliche. Entrambe le parti, però, si rendono inadempienti ai loro obblighi. I giudici amministrativi dichiarano la risoluzione della convenzione urbanistica per colpa di entrambi. Il Comune ricorre in Cassazione, sostenendo che il giudice amministrativo non avesse il potere di annullare l'accordo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che le controversie su questi accordi, inclusa la loro risoluzione, rientrano pienamente nella competenza del giudice amministrativo. Il Comune perde e viene condannato a pagare le spese legali.
Continua »