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Risoluzione Per Inadempimento

Definizione

Lo scioglimento di un contratto causato dal mancato o inesatto adempimento di una delle prestazioni da parte di uno dei contraenti.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 175 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 50% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 29%
  • Rigettato 50%
  • Inammissibile 18%
  • Altro 3%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 259%
  • Civile Sez. 321%
  • Civile Sez. 120%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 6401/2015in 7 provvedimenti
  • Cass. 12182/2020in 7 provvedimenti
  • Cass. 13627/2017in 4 provvedimenti
  • Cass. S.U. 2061/2021in 6 provvedimenti
  • Cass. 9461/2021in 7 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Obblighi informativi dell’intermediario: fondi e risarcimento
Un risparmiatore acquista quote di un fondo comune immobiliare chiuso. L'investimento subisce pesanti perdite. Il cliente cita l'ente intermediario chiedendo la restituzione del denaro e il risarcimento del danno. L'acquirente lamenta la violazione degli obblighi informativi dell'intermediario circa i reali rischi dell'operazione. I giudici di primo e secondo grado accolgono la domanda del risparmiatore. Il tribunale dichiara risolto l'acquisto e condanna l'operatore a restituire le somme e a rifondere i mancati guadagni. L'ente ricorre in Cassazione. L'operatore sostiene di aver effettuato una semplice offerta al pubblico senza doveri di consulenza personalizzata. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. L'ente intendeva solo ridiscutere i fatti già accertati dai giudici territoriali. La condanna restitatoria a carico dell'operatore diventa definitiva.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: parcella e risarcimento
Un legale ha avviato un'azione per riscuotere i compensi professionali da un proprio assistito. Il cliente si è opposto eccependo la responsabilità professionale dell'avvocato: il difensore aveva infatti impostato erroneamente la precedente causa di lavoro qualificando il rapporto come subordinato anziché di agenzia e omettendo la specifica domanda per l'indennità di preavviso. L'omissione aveva causato la perdita definitiva del credito e la condanna alle spese legali. I giudici hanno revocato l'ingiunzione di pagamento e condannato il legale a risarcire i danni e restituire gli acconti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che la richiesta di risarcimento e restituzione degli onorari implica la risoluzione del mandato e che non occorre tentare un ricorso palesemente infondato per rendere effettivo il pregiudizio.
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Consegna di aliud pro alio: vince l’acquirente dell’auto difettosa
L'Acquirente ha citato in giudizio Il Venditore per ottenere la risoluzione del contratto di acquisto di un'automobile usata. Il veicolo presentava gravi anomalie strutturali al telaio e alle sospensioni anteriori che ne impedivano la circolazione in condizioni di sicurezza. Mentre il primo giudice ha respinto la domanda, la Corte di Appello ha riconosciuto la consegna di aliud pro alio e ha condannato Il Venditore a restituire il prezzo di oltre 21.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione d'appello, rigettando le difese del rivenditore. I giudici hanno chiarito che un'auto inidonea a circolare in sicurezza integra un totale inadempimento contrattuale, svincolato dai brevi termini di decadenza della garanzia ordinaria.
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Vizi cappotto termico: guida alla risoluzione
La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione parziale di un contratto di subappalto a causa di gravi vizi cappotto termico. I difetti, giudicati non riparabili, hanno comportato la condanna dell'impresa alla restituzione degli acconti e al pagamento del rifacimento totale dell'opera, ribadendo la responsabilità tecnica dell'appaltatore anche in presenza di indicazioni del committente.
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Condizione risolutiva: niente risarcimento e lite temeraria
Una società fornitrice cita in giudizio due enti committenti per ottenere il risarcimento e la risoluzione di contratti di fornitura di impianti tecnologici. Il contratto prevedeva una specifica clausola: l'efficacia dell'accordo sarebbe cessata in presenza del rifiuto di concessione del credito da parte di tre banche. Tre istituti bancari negano il finanziamento perché la società fornitrice omette di presentare il progetto esecutivo indispensabile. I giudici di merito accertano che l'accordo si è sciolto per il verificarsi della condizione risolutiva e non per colpa dei committenti. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso della ditta fornitrice. Il mancato finanziamento ha fatto scattare l'efficacia automatica della clausola concordata. L'impresa perde la causa e subisce una pesante condanna alle spese e al risarcimento per lite temeraria.
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Giurisdizione su concessione pubblica: spetta al giudice TAR
Un'azienda riceve dal Comune un immobile in concessione per svolgere un'attività produttiva. Successivamente, l'impresa interrompe i pagamenti dei canoni perché scopre gravi difformità edilizie ed urbanistiche dell'immobile. Il Comune comunica la risoluzione del rapporto per morosità dell'assegnatario. L'azienda si rivolge al giudice amministrativo chiedendo di accertare l'illegittimità dell'atto di concessione originario e di annullare la risoluzione contrattuale. Il Comune contesta la competenza del giudice amministrativo, sostenendo la natura privatistica della lite. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce la giurisdizione su concessione pubblica in favore del giudice amministrativo. I giudici affermano che, quando si contesta la legittimità dell'atto costitutivo della concessione e l'esercizio del potere pubblico, la causa rientra nella giurisdizione esclusiva del Tribunale Amministrativo Regionale.
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Contratto di transazione: l’accordo che riduce il debito è valido?
Una Azienda Ricorrente ha eseguito lavori per una Azienda Controricorrente. Le parti hanno stipulato un accordo per ridurre il debito, condizionato al pagamento puntuale. Poiché l'Azienda Controricorrente non ha pagato integralmente, l'Azienda Ricorrente ha richiesto un decreto ingiuntivo. I giudici di merito hanno qualificato l'accordo come un "contratto di transazione" e hanno revocato il decreto, dato che il pagamento era avvenuto durante il processo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata localizzazione del documento chiave. In ogni caso, avrebbe rigettato il ricorso, confermando la qualificazione dell'accordo come "contratto di transazione" e ritenendo l'inadempimento non grave, data l'esecuzione successiva del pagamento.
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Patto di non concorrenza: risarcimento e contatti vietati
Una società di formazione ha stipulato un contratto di collaborazione con un professionista, inserendo un patto di non concorrenza valido per la durata del rapporto e per i sei mesi successivi. Il collaboratore ha tuttavia avviato contatti e trasferte con un cliente della società per preparare future attività formative. L'azienda ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la piena validità del divieto contrattuale, chiarendo che esso include anche le trattative prodromiche. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che il giudice può quantificare equitativamente il danno recuperando la quota di compenso pagata a fronte del divieto violato, accogliendo il ricorso dell'azienda.
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Immobile con abusi: la risoluzione contratto preliminare non è automatica
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, versando una caparra. Ha poi scoperto irregolarità urbanistiche, inclusa una dependance abusiva successivamente demolita. L'acquirente ha chiesto la risoluzione contratto preliminare e la restituzione delle somme. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo grave l'inadempimento del venditore. La Cassazione ha cassato la sentenza, precisando che la risoluzione per evizione parziale non è automatica. Il giudice deve valutare se la parte mancante fosse essenziale per l'acquirente, ovvero se questi non avrebbe acquistato l'immobile senza quella specifica porzione.
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Detenzione Immobile: Nessun Risarcimento Danni Senza Proprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di **risarcimento danni da detenzione immobile** avanzata da due soggetti che, dopo la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita e la restituzione dell'immobile, pretendevano il controvalore del bene e il valore locatizio. La Suprema Corte ha chiarito che la loro disponibilità dell'immobile era una mera "detenzione qualificata" (comodato) e non proprietà. Pertanto, non potevano vantare diritti risarcitori per la privazione di un bene di cui non erano mai stati proprietari, né per il mancato godimento, dato che la detenzione era divenuta senza titolo dopo la richiesta di restituzione.
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Calcestruzzo Difettoso: la Cassazione rimette la risoluzione contratto
Un Committente ha ottenuto la risoluzione contratto per inadempimento contro un Fornitore di calcestruzzo a causa di difetti nel materiale. Il Fornitore ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'interpretazione contrattuale, la ripartizione degli oneri probatori e l'influenza dell'abusività dell'opera sul risarcimento. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito ma ha rimesso la causa alla Pubblica Udienza della Seconda Sezione Civile per un approfondimento, indicando la complessità delle questioni.
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Risoluzione del contratto preliminare per ipoteche non dichiarate
La vicenda nasce dal contenzioso tra la promittente venditrice e la promissaria acquirente di un immobile. La venditrice ha richiesto un decreto ingiuntivo per ottenere pagamenti asseritamente non versati. L'acquirente si è opposta scoprendo la presenza di due ipoteche taciute sul bene, chiedendo la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione delle somme anticipate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della venditrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'acquirente può rifiutare il rogito e domandare subito lo scioglimento contrattuale se il venditore tace l'esistenza di garanzie reali sull'immobile e non le estingue. Il venditore inadempiente deve restituire integralmente tutti gli importi ricevuti.
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Banca vs Investitori: l’Onere della prova e le schede di prenotazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva condannato una Banca a risarcire degli Investitori per operazioni finanziarie non andate a buon fine. La Corte d'Appello aveva ritenuto provato l'investimento basandosi su schede di prenotazione e una contestazione generica della Banca. La Cassazione ha invece ribadito l'importanza dell'Onere della prova, chiarendo che se l'allegazione iniziale degli Investitori sui fatti costitutivi (l'effettivo acquisto dei titoli) era generica, anche una contestazione generica della Banca era sufficiente. Pertanto, la prova dell'acquisto effettivo spettava agli Investitori, e le sole schede di prenotazione non bastavano a dimostrare la titolarità dei bond. La sentenza è stata rinviata per un nuovo esame.
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Apertura di Credito: Errore Bancario vs. Validità Contratto
Un Cliente ha contestato un contratto di apertura di credito stipulato con una Banca. Il Cliente sosteneva che il contratto fosse nullo o risolvibile. La Banca aveva erroneamente accreditato una somma, poi formalizzata con un'apertura di credito garantita da pegno. Il Cliente riteneva che l'operazione mancasse di una valida causa o avesse un motivo illecito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Cliente. Ha confermato che l'apertura di credito possedeva una causa tipica di finanziamento, anche se formalizzata dopo l'utilizzo delle somme. La Corte ha anche escluso l'inadempimento della Banca, condannando il Cliente al pagamento delle spese legali.
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Inquilino Moroso vs Riparazioni Urgenti Locazione: la Cassazione decide
Un inquilino di un locale commerciale non pagava l'affitto. L'Azienda proprietaria ha chiesto la risoluzione del contratto per morosità. L'Inquilino ha eccepito un controcredito per riparazioni urgenti locazione eseguite a sue spese, chiedendo la compensazione. I giudici di merito hanno negato il credito, ritenendo non provata l'urgenza delle riparazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Inquilino inammissibile. Ha rilevato la mancanza di prova sull'urgenza delle riparazioni e la genericità delle censure processuali. L'Inquilino ha perso e deve pagare le spese legali.
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Risoluzione del contratto software: stop a restituzioni pregresse
Una società committente acquista una fornitura di programmi informatici e servizi professionali di assistenza. A causa di continui malfunzionamenti prolungati per oltre tre anni, la committente richiede la risoluzione del contratto software, il risarcimento del danno e la restituzione totale di oltre duecentomila euro versati. I giudici riconoscono l'inadempimento del fornitore e liquidano il danno, ma negano la restituzione delle somme già corrisposte. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'accordo include prestazioni continuative di manutenzione e consulenza. Si applica la deroga alla retroattività della risoluzione, la quale fa salvi i pagamenti relativi ai servizi già erogati nel tempo. Il ricorso della committente viene definitivamente respinto con condanna alle spese.
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Risoluzione del contratto preliminare per vincoli non cancellati
Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, versando una caparra. La promittente venditrice assume l'obbligo di cancellare ipoteche e vincoli prima del rogito, ma omette di attivarsi con tempestività. L'acquirente avvia la causa per ottenere il trasferimento del bene e successivamente muta la richiesta domandando la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della venditrice, oltre alla restituzione del denaro e al rimborso delle spese di locazione sostenute per l'alloggio temporaneo. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità della risoluzione del contratto preliminare e il rimborso dei canoni di locazione a carico della parte venditrice inadempiente.
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Beni difettosi e canoni pretesi: risoluzione per inadempimento
Una società concedente ha preteso il pagamento di canoni per il noleggio di casse mobili refrigerate. La società utilizzatrice si è opposta all'ingiunzione contestando gravi difetti tecnici degli impianti che hanno causato il deterioramento delle merci trasportate. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione economica e pronunciato la risoluzione per inadempimento a carico del fornitore, condannandolo a risarcire i danni per i prodotti andati distrutti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società concedente e ribadendo la piena legittimità della valutazione probatoria già operata nei gradi precedenti.
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Nullità Contratto Bancario: Vittoria Cliente, Ricorso Banca Tardivo
Un cliente ha investito in bond argentini tramite una banca, lamentando la mancanza di informazioni sui rischi e la mancata sottoscrizione del contratto-quadro da parte dell'istituto. Dopo un primo rigetto, la Corte d'Appello ha accolto la sua domanda, dichiarando la nullità contratto bancario (contratto-quadro non firmato dalla banca) e la risoluzione per grave inadempimento della banca, condannandola al risarcimento. La banca ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile perché depositato tardivamente, oltre il termine di legge.
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Risoluzione del contratto preliminare: stop alla lite già nota
Una donna stipula un accordo per comprare un appartamento con giardino. Prima del rogito, scopre che la proprietà del terreno esterno è contesa tra i venditori e il condominio. Ritenendo ingannevole la condotta dei proprietari, l'acquirente chiede la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento. Tuttavia, il testo dell'accordo menzionava espressamente una controversia sul bene e prevedeva persino una cauzione a tutela della compratrice. La Corte d'Appello respinge la domanda di scioglimento: la promissaria acquirente conosceva la lite giudiziaria e aveva comunque deciso di obbligarsi. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'acquirente e condannandola al pagamento delle spese legali, poiché l'interpretazione dei patti contrattuali compete al giudice di merito.
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