Definizione
La dichiarazione con cui la persona offesa da un reato chiede espressamente che si proceda penalmente contro il colpevole. Per alcuni reati, è una condizione indispensabile per avviare il processo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 91 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 48% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 48%
- Rigettato 8%
- Inammissibile 44%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 760%
- Penale Sez. 527%
- Penale Sez. 413%
Precedenti più richiamati
- Cass. 40399/2008in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 40150/2018in 32 provvedimenti
- Cass. 2505/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 26511/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 38156/2022in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un'Imputata era stata condannata per furto aggravato ai danni di un'Azienda. La Corte d'Appello aveva escluso l'aggravante, rendendo il reato perseguibile a querela di parte. Durante il ricorso in Cassazione, l'Azienda ha ritirato la querela e l'Imputata l'ha accettata. La Corte di Cassazione ha riconosciuto l'estinzione del reato per remissione di querela, annullando la condanna. Questo ha portato all'estinzione del reato e all'addebito delle spese processuali all'Imputata.
Continua »
Un Lavoratore è stato accusato di minaccia aggravata per aver puntato un'ascia contro un collega. Il Tribunale aveva archiviato il caso, ritenendo il reato procedibile solo a querela di parte e in assenza di questa. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la minaccia aggravata, se commessa con un'arma (anche impropria come un'ascia), è sempre procedibile d'ufficio. Questo significa che il processo può e deve proseguire anche senza la denuncia della vittima. La sentenza del Tribunale è stata annullata per un nuovo esame, riaffermando l'importanza della procedibilità d'ufficio in questi casi.
Continua »
Un Imputato è stato condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e minaccia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. Per l'oltraggio, il reato si è estinto per prescrizione. Per le minacce, la Corte ha rilevato un difetto di querela. L'accettazione del risarcimento da parte della persona offesa non equivale a una querela. Inoltre, per le minacce più gravi, la persona offesa non aveva ricevuto l'avviso obbligatorio sul suo diritto di sporgere querela. Questo ha reso l'azione penale improcedibile.
Continua »
Un Lavoratore era stato accusato di truffa, ma il Tribunale lo aveva prosciolto perché la vittima aveva ritirato la querela. Il Pubblico Ministero ha contestato questa decisione, sostenendo che il reato di truffa era procedibile d'ufficio a causa della recidiva qualificata del Lavoratore. La Cassazione ha stabilito che la recidiva qualificata rende la truffa procedibile d'ufficio, anche per fatti commessi prima delle recenti riforme legislative, poiché tale aggravante era già considerata "ad effetto speciale". La sentenza del Tribunale è stata annullata, e il caso è tornato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sulla procedibilità del reato.
Continua »
Il Tribunale dichiarava il non doversi procedere contro un'imputata accusata di furto di energia elettrica tramite manomissione del contatore, per assenza della querela di parte. Il giudice di merito riteneva che la corrente avesse perso la natura di bene destinato a pubblico servizio una volta entrata nell'utenza privata. La Procura ha impugnato la decisione in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, ribadendo che la sottrazione abusiva di corrente elettrica mantiene l'aggravante della destinazione a pubblico servizio anche se attuata sul contatore privato. Tale circostanza rende il reato perseguibile d'ufficio. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Due persone indagate per tentato furto aggravato hanno subito l'obbligo di dimora. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare sostenendo l'operatività delle condotte riparatorie previste dall'art. 162-ter c.p., poiché il legale aveva inviato un vaglia postale di 300 euro all'esercizio commerciale a titolo di risarcimento del danno. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo l'offerta generica e non univocamente riconducibile a entrambe le indagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione preventiva sull'estinzione del reato per condotte riparatorie richiede prove certe e verificabili sull'effettiva volontà risarcitoria personale di ciascun indagato, non bastando un vaglia inviato dal difensore con diciture sommarie per superare le esigenze cautelari.
Continua »
L'Imputata era accusata di furto di energia elettrica per essersi allacciata abusivamente alla rete pubblica manomettendo il contatore. Il Tribunale aveva archiviato il caso ritenendo il reato procedibile solo dietro querela della persona offesa, ormai fuori tempo massimo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'energia elettrica distribuita tramite la rete pubblica è un bene destinato a un pubblico servizio. Di conseguenza, si applica la circostanza aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, senza necessità di una querela formale. La descrizione dei fatti nell'accusa era sufficiente a garantire il diritto di difesa. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
Continua »
Due imputate, condannate per furto aggravato continuato ai danni di tre esercizi commerciali, hanno proposto ricorso per Cassazione. La difesa ha invocato l'applicazione dell'istituto dell'estinzione del reato per condotte riparatorie, evidenziando l'avvenuto risarcimento del danno prima del giudizio di primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il semplice risarcimento economico non basta per l'estinzione del reato. La legge richiede anche l'eliminazione di tutte le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, elemento non dimostrato dalle ricorrenti. Confermata anche la pena superiore al minimo edittale per la gravità dei fatti.
Continua »
Un automobilista tampona un motociclista causandogli lesioni gravi e fugge senza prestare assistenza. I giudici di merito lo condannano per lesioni stradali e omissione di soccorso. La Cassazione rileva che, per le lesioni stradali gravi, la riforma Cartabia ha introdotto la procedibilità a querela, qui mancante; pertanto, annulla senza rinvio la condanna per questo reato. Conferma invece la responsabilità per il reato di omissione di soccorso, evidenziando che il conducente era consapevole dell'impatto violento, avendo persino dichiarato al meccanico di aver "fatto un casino". Infine, la Corte annulla con rinvio la sentenza limitatamente alla mancata motivazione sulla sospensione condizionale della pena, ordinando al giudice d'appello di rideterminare la sanzione.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati contro la sentenza di patteggiamento emessa dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio. Gli imputati, condannati per reati di furto e spaccio di stupefacenti, lamentavano la mancata assoluzione e l'errata qualificazione dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che il patteggiamento e ricorso per Cassazione prevede limiti rigorosi: le contestazioni erano generiche e non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla riforma Cartabia, escludendo la necessità di avvisare le persone offese. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Un uomo è stato condannato per concorso in tentato furto aggravato all'interno di una profumeria. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena inflitta. Nel frattempo, la riforma Cartabia ha introdotto la procedibilità a querela per questo tipo di reato. La Suprema Corte ha però dichiarato inammissibile il ricorso perché basato su motivi generici e non specifici. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito che l'inammissibilità impedisce l'applicazione delle nuove regole sulla querela e non richiede l'invio dell'avviso alla vittima. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per tentato furto aggravato di capi d'abbigliamento. L'imputata chiedeva il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano negato il beneficio a causa del valore non esiguo della merce (circa 240 euro) e della condotta ripetitiva della donna, che era entrata e uscita più volte dai negozi per sottrarre i beni. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto spetta al giudice di merito e, se motivata logicamente, non è sindacabile. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, comportando la condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un uomo è stato condannato per furto aggravato per aver sottratto un computer da un'auto parcheggiata. Il proprietario si era allontanato solo per quindici metri per riporre il carrello della spesa. L'imputato ha contestato l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che un computer non debba essere lasciato incustodito in auto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esposizione alla pubblica fede sussiste quando un oggetto viene lasciato temporaneamente nel veicolo per una necessità contingente e momentanea, come in questo caso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
L'Autore del Furto è stato condannato per il furto aggravato di ruote di un'auto parcheggiata sulla pubblica strada. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore delle quattro ruote fosse minimo, soprattutto a seguito del loro successivo recupero da parte della polizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore di quattro ruote non può considerarsi di speciale tenuità e che il successivo recupero della refurtiva non cancella la gravità del danno iniziale. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, confermando definitivamente la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Il caso riguarda Il Pescatore, condannato per il furto aggravato di vongole da un allevamento marino. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato e l'applicazione della circostanza aggravante della minorata difesa per aver agito di notte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'oscurità notturna ha agevolato il furto, ostacolando l'individuazione della barca e del colpevole, integrando così la minorata difesa. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso preclude l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla Riforma Cartabia. Di conseguenza, Il Pescatore perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Un automobilista, dopo aver travolto un pedone sulle strisce pedonali causandogli gravi lesioni, ha concordato la pena per il reato di lesioni personali stradali. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva durata della sospensione della patente di guida, ritenuta sproporzionata rispetto alla sanzione penale minima applicata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la motivazione del tribunale sulla durata della sospensione era logica e basata sulla gravità del fatto. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela di parte introdotte dalla riforma Cartabia, escludendo la necessità di inviare l'avviso alla vittima. Il conducente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro la decisione di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale. L'uomo, in qualità di amministratore societario, aveva indotto la vittima a versare 70.700 euro per l'acquisto di due auto senza mai consegnarle. La difesa contestava la mancanza di querela in Italia, ma i giudici hanno chiarito che, ai fini della doppia punibilità, rileva solo la qualificazione del fatto come reato in entrambi gli Stati, non la procedibilità concreta. Essendo il soggetto cittadino italiano, la Cassazione ha subordinato la consegna alla condizione che, dopo il processo in Germania, egli venga restituito all'Italia per scontare l'eventuale pena.
Continua »
Il titolare di un'attività commerciale era stato condannato per tentato furto aggravato di energia elettrica, avendo posizionato un magnete sul contatore per alterarne i consumi. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, infatti, il furto aggravato dall'uso di mezzi fraudolenti è diventato punibile solo dietro querela della persona offesa. Trattandosi di una norma più favorevole, la nuova disciplina sulla procedibilità a querela si applica anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Poiché la società erogatrice dell'energia non ha presentato alcuna querela nei termini di legge, l'azione penale non poteva essere proseguita, determinando il proscioglimento dell'imputato.
Continua »
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, questo reato è diventato soggetto alla procedibilità a querela per furto. Poiché la persona offesa non ha mai sporto querela, né lo ha fatto nel termine trimestrale previsto dalle norme transitorie, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. La mancanza della querela impedisce la prosecuzione dell'azione penale, determinando l'estinzione del procedimento per carenza di una condizione essenziale.
Continua »
L'Imputata era stata condannata per il reato di furto di energia elettrica, realizzato tramite un allaccio abusivo al contatore della società elettrica situato nella propria abitazione. La Cassazione ha accolto il ricorso, escludendo l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede poiché il contatore era nella diretta disponibilità dell'utente. A seguito della Riforma Cartabia, il furto non aggravato è diventato procedibile solo a querela di parte. Poiché questa regola più favorevole si applica anche ai fatti passati e la società elettrica non ha presentato alcuna querela nei termini, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per difetto di procedibilità.
Continua »