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Qualificazione Rapporto Di Lavoro Giornalistico

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapporto giornalistico: Ente perde, l’Editore non deve contributi
Una testata editoriale è stata citata in giudizio da un ente previdenziale che chiedeva il pagamento di contributi per tre giornalisti, ritenendoli dipendenti mascherati da collaboratori autonomi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza stabilisce un principio importante sulla qualificazione del rapporto di lavoro giornalistico: i corrispondenti locali, che non hanno l'obbligo di coprire tutte le notizie del territorio e mantengono autonomia organizzativa, non possono essere considerati lavoratori subordinati. La Corte ha ritenuto il ricorso un tentativo inammissibile di riesaminare i fatti, confermando la vittoria della testata editoriale.
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Direttore autonomo ma contributi sul preavviso sempre dovuti
La Cassazione affronta la qualificazione del rapporto di lavoro giornalistico. La Corte ha stabilito che un Direttore Responsabile, pur avendo un ruolo apicale, non è automaticamente un lavoratore subordinato. Se agisce in piena autonomia, senza ricevere direttive dall'editore e avendo l'ultima parola sulla linea editoriale, il suo rapporto è autonomo e non soggetto a contribuzione per lavoro dipendente. In un altro aspetto della stessa sentenza, la Corte ha però confermato un principio rigido: l'obbligo di versare i contributi sull'indennità di mancato preavviso esiste sempre, anche se il rapporto di lavoro cessa con un accordo consensuale. Questo perché l'obbligazione contributiva verso l'ente previdenziale è un dovere pubblico e non può essere annullato da patti privati.
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Qualificazione rapporto di lavoro giornalistico: Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso sulla corretta qualificazione del rapporto di lavoro giornalistico ai fini contributivi. Un'azienda editoriale si opponeva alla richiesta di pagamento di contributi per alcuni giornalisti, sostenendo che fossero collaboratori autonomi. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la subordinazione solo per alcuni di essi, riducendo notevolmente il debito dell'azienda. Sia l'Ente Previdenziale che l'azienda hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, stabilendo che non è possibile chiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. La decisione della Corte d'Appello, che ha operato una distinzione tra i vari rapporti di lavoro, diventa così definitiva.
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Qualificazione lavoro giornalistico: TV vince contro l’ente
Un'emittente televisiva si oppone alla richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall'ente di previdenza dei giornalisti. L'ente sosteneva che otto giornalisti, formalmente autonomi, fossero in realtà lavoratori subordinati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici d'appello, che avevano escluso la subordinazione per alcuni di loro. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che la valutazione sulla qualificazione del rapporto di lavoro giornalistico spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se la motivazione è logica e sufficiente. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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