Definizione
Il compenso che spetta al mediatore per aver messo in relazione due o più parti per la conclusione di un affare.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 131 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 40%
- Rigettato 44%
- Inammissibile 12%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 282%
- Civile Sez. Lavoro10%
- Civile Sez. 38%
Precedenti più richiamati
- Cass. 1120/2015in 7 provvedimenti
- Cass. 25851/2014in 14 provvedimenti
- Cass. 22426/2020in 11 provvedimenti
- Cass. 11443/2022in 15 provvedimenti
- Cass. 30083/2019in 13 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di pagare la provvigione mediatore immobiliare per un preliminare di vendita di un capannone. L'acquirente ha perso il ricorso perché ha tentato di introdurre nuovi motivi legati a vincoli urbanistici mai menzionati nel primo processo, rendendo l'appello inammissibile per carenza di specificità e violazione del divieto di nuove eccezioni.
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La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello in un caso che vedeva un Agente chiedere all'Azienda il pagamento di maggiori provvigioni e l'Indennità di fine rapporto agente. L'Agente contestava la riduzione unilaterale delle provvigioni e il mancato riconoscimento dell'indennità. La Cassazione ha ribadito che le provvigioni non potevano essere modificate unilateralmente dall'Azienda, confermando il calcolo al 10%. Tuttavia, ha escluso il diritto dell'Agente all'Indennità di fine rapporto agente e a quelle previste dagli Accordi Economici Collettivi, poiché l'Agente non aveva dimostrato di aver procurato nuovi clienti o sviluppato significativamente gli affari esistenti, condizioni necessarie per ottenere tale indennità.
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Un'agenzia immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione a venditori e acquirente per una compravendita immobiliare. Tuttavia, la prima trattativa curata dall'agenzia si era interrotta con un rifiuto dell'offerta. A distanza di un anno, le parti si sono ricontattate autonomamente chiudendo l'affare a un prezzo notevolmente inferiore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla provvigione immobiliare non spetta all'agente se viene meno il nesso causale tra la sua attività iniziale e la vendita finale. Inoltre, il ricorso dell'agenzia è stato dichiarato improcedibile per non aver depositato la relata di notifica della sentenza di appello. L'agenzia immobiliare perde definitivamente la causa ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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L'Agenzia Immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione mediatizia a L'Acquirente per la compravendita di terreni. L'Acquirente ha contestato l'intervento del mediatore, sostenendo di aver trattato direttamente con I Venditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riconosciuto il diritto dell'Agenzia alla provvigione, aggiungendo l'IVA. La Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Acquirente. Ha ribadito che il diritto alla Provvigione mediatore immobiliare sorge se l'attività del mediatore ha favorito la conclusione dell'affare, anche se l'acquirente non ha formalmente incaricato il mediatore o ha trattato direttamente. L'IVA è un onere accessorio dovuto.
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Un Mediatore ha richiesto la provvigione del mediatore immobiliare per un contratto preliminare di locazione e il risarcimento danni, dopo essere stato indagato per ricettazione a causa di una falsa denuncia del Cliente, poi condannato per calunnia. I primi due gradi di giudizio hanno negato il diritto alla provvigione per mancata prova dell'iscrizione all'albo e il risarcimento danni. La Cassazione ha accolto il ricorso del Mediatore, stabilendo che la prova dell'iscrizione può desumersi dal contratto e che la domanda di risarcimento danni non era stata correttamente esaminata, violando il principio di corrispondenza. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Un agente ha fatto causa a una grande azienda di telecomunicazioni per ottenere provvigioni non pagate e il riconoscimento di un recesso per giusta causa. I giudici di merito hanno negato la giusta causa per via del ritardo dell'agente nel recedere e hanno limitato le provvigioni, ritenendo che l'agente non avesse provato il suo diritto per le "sim mute" (schede inattive). La Cassazione ha confermato che non c'era giusta causa di recesso, ma ha accolto il ricorso sull'onere della prova provvigioni. Ha stabilito che, se le informazioni per calcolare le provvigioni sono solo in possesso dell'azienda, spetta a quest'ultima dimostrare l'inesistenza del diritto dell'agente. La sentenza è stata rinviata per un nuovo esame su questo punto.
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Un Compratore ha contestato la richiesta di provvigione da parte di un'Agenzia Immobiliare, eccependo la prescrizione del diritto. Il Compratore sosteneva che il termine annuale per la prescrizione provvigione mediatore dovesse decorrere dalla data del contratto preliminare, mentre l'Agenzia e i giudici di merito lo facevano decorrere dal rogito notarile. La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il contratto preliminare è invocato come semplice fatto storico per stabilire il dies a quo della prescrizione, e non come fonte di diritti tra le parti in causa, la sua prova può essere fornita con qualsiasi mezzo, anche indiziario. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Un'acquirente ha impugnato la richiesta di pagamento presentata da un'agente immobiliare per l'acquisto di un casale. L'acquirente negava lo svolgimento dell'attività di intermediazione. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla provvigione in favore dell'agente immobiliare. I giudici hanno stabilito che lo scambio di e-mail tra le parti dimostra in modo inconfutabile la messa in contatto e la trasmissione dei documenti per l'affare. Le contestazioni su altre prove e sulla perizia di parte non scalfiscono la prova dell'intermediazione svolta. Il ricorso dell'acquirente è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese legali.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di acquirenti che si sono rifiutati di pagare la provvigione a un'agenzia immobiliare. Gli acquirenti lamentavano la mancata informazione su restrizioni di inalienabilità temporanea e l'esistenza di un'ipoteca sull'immobile. La Corte ha ribadito che il mediatore ha precisi `obblighi informativi mediatore immobiliare` riguardo a vizi noti o conoscibili del bene. Ha confermato la validità del contratto preliminare nonostante l'inalienabilità, ma ha cassato la sentenza d'appello per un'erronea valutazione sull'esistenza dell'ipoteca, rinviando il caso per una nuova verifica sull'adempimento degli `obblighi informativi mediatore immobiliare` da parte dell'agenzia.
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Un intermediario immobiliare ha chiesto il pagamento della provvigione del mediatore a un acquirente per aver facilitato l'acquisto di un complesso immobiliare. L'acquirente si è rifiutato, sostenendo che non vi fosse stata attività di mediazione e che l'intermediario non fosse imparziale, avendo ricevuto un incarico da un'altra parte. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto alla provvigione del mediatore sussiste anche se l'incarico proviene da una sola parte, purché l'altra parte abbia accettato e beneficiato dell'attività dell'intermediario, portando alla conclusione dell'affare. L'intermediario ha dimostrato di aver agito nell'interesse di tutte le parti coinvolte, garantendo la sua imparzialità. L'acquirente è stato condannato a pagare la provvigione e le spese legali.
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Una persona ha sottoscritto una proposta di locazione tramite un'agenzia immobiliare, versando un deposito. Ha poi receduto, contestando la mancanza di requisiti igienico-sanitari dell'immobile e la validità di una `clausola vessatoria agenzia immobiliare` che prevedeva la trattenuta del deposito come penale e provvigione. Il Giudice di Pace ha respinto la sua domanda. Il Tribunale ha ritenuto la clausola penale vessatoria, ma ha comunque riconosciuto all'agenzia il diritto alla provvigione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della persona, confermando l'inammissibilità delle sue contestazioni sui fatti, già decisi in modo conforme nei gradi precedenti.
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L'Agenzia Immobiliare ha richiesto la Provvigione mediatore immobiliare a un Cliente per un contratto preliminare di vendita. Il Cliente si è opposto, sostenendo che l'immobile presentava irregolarità urbanistiche e che il mediatore non lo aveva informato adeguatamente. Il Tribunale aveva dato ragione al Cliente, negando la provvigione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il mediatore ha diritto alla provvigione anche se l'immobile oggetto del preliminare presenta irregolarità urbanistiche, purché il preliminare sia un contratto valido con effetti obbligatori. La nullità per abusi edilizi si applica solo agli atti definitivi di trasferimento. La Corte ha anche escluso la responsabilità del mediatore, poiché aveva informato il Cliente sulla necessità di verificare la regolarità dell'immobile. Il caso tornerà al Tribunale per una nuova decisione.
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La Corte di Cassazione ha chiarito il Diritto alla provvigione del mediatore immobiliare. Un'Agenzia aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di una provvigione, ma il Tribunale lo aveva revocato, sostenendo che l'affare non si era concluso e le parti avevano esonerato il cliente. La Corte d'Appello aveva invece riconosciuto il Diritto alla provvigione. La Cassazione ha cassato la sentenza d'Appello senza rinvio. Ha stabilito che l'appello dell'Agenzia era inammissibile perché non aveva contestato tutte le ragioni della sentenza di primo grado. Il cliente non deve pagare la provvigione.
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Un agente immobiliare citava in giudizio la proprietaria di un terreno per ottenere oltre 26.000 euro a titolo di provvigione del mediatore, sostenendo di aver favorito la vendita dell'immobile. La proprietaria contestava la pretesa, chiarendo di non aver mai conferito alcun incarico all'agenzia. L'agente agiva infatti su mandato esclusivo della società acquirente e aveva promesso di non richiedere alcun compenso alla venditrice. I giudici di merito respingevano la domanda dell'intermediario accertando sia la natura unilaterale dell'incarico, sia l'espressa rinuncia al compenso confermata dai testimoni. La Corte di Cassazione confermava integralmente le sentenze precedenti, rigettando il ricorso dell'agente immobiliare e condannandolo al pagamento delle spese legali a favore della venditrice.
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L'Amministrazione Finanziaria contestò a un'Azienda l'omessa applicazione della ritenuta d'acconto non residenti su provvigioni pagate a incaricati alle vendite senza stabile organizzazione in Italia. I giudici di merito avevano ritenuto tali compensi "redditi diversi" tassabili. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, in assenza di una stabile organizzazione in Italia, i redditi d'impresa percepiti da soggetti non residenti non sono tassabili nel territorio italiano. Pertanto, l'Azienda non aveva alcun obbligo di ritenuta d'acconto. La sentenza impugnata è stata cassata, accogliendo il ricorso dell'Azienda.
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Un'agenzia immobiliare ha richiesto una provvigione per la vendita di un immobile tramite decreto ingiuntivo. La cliente si è opposta, sostenendo che l'agenzia aveva rinunciato all'incarico e al compenso, distruggendo il mandato originale. La vendita era poi avvenuta con un altro mediatore. La Corte di Cassazione ha confermato che la rinuncia alla provvigione da parte dell'agenzia era valida. Anche se il credito non era ancora maturato, la rinuncia a un diritto futuro ed eventuale è legittima se il credito è determinabile. L'agenzia non ha diritto ad alcun compenso.
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La Corte di Cassazione ha chiarito il diritto alla provvigione del mediatore immobiliare in presenza di una condizione sospensiva. Un cliente aveva stipulato un preliminare di vendita condizionato alla verifica della situazione finanziaria della società venditrice e alla possibilità di cambiare la destinazione d'uso dell'immobile. Le parti avevano poi rinunciato all'affare. La società mediatrice aveva chiesto la provvigione. La Cassazione ha stabilito che il mediatore ha diritto alla provvigione solo se la condizione sospensiva si è effettivamente verificata. L'onere di provare il verificarsi di tale condizione spetta al mediatore. La rinuncia successiva delle parti all'affare non basta a far sorgere il diritto alla provvigione se la condizione non è stata provata come avverata.
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Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio i proprietari di un immobile per ottenere il pagamento della provvigione a seguito della vendita dell'immobile. I venditori si sono opposti dimostrando l'esistenza di un accordo verbale con cui l'agente si era offerto di promuovere la vendita rinunciando a qualsiasi compenso a loro carico. Nonostante la presenza di un richiamo al modulo di incarico nel contratto preliminare, tale documento recava la firma del solo acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società mediatrice, confermando che la rinuncia alla provvigione impedisce il sorgere del diritto al compenso, anche se l'affare si è concluso con successo. L'agenzia immobiliare è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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I Proprietari affidano a un'agenzia la vendita di un immobile stabilendo il compenso. L'affare sfuma prima del rogito notarile a causa di ipoteche gravanti sull'immobile. I Proprietari rifiutano di versare la provvigione agenzia immobiliare di diecimila euro. Essi sostengono che il mediatore avesse l'obbligo di effettuare le visure ipotecarie prima della firma del preliminare. L'agenzia agisce in giudizio e ottiene ragione. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'agente immobiliare non ha l'obbligo automatico di eseguire verifiche nei registri immobiliari senza uno specifico incarico contrattuale. Di conseguenza, i Proprietari devono pagare la provvigione pattuita e le spese di giudizio.
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Un intermediario ha chiesto il diritto alla provvigione per aver mediato un accordo commerciale tra un'azienda ottica e un'azienda di moda per la gestione di un locale. I giudici di merito hanno respinto la sua richiesta, sostenendo che l'affare fosse stato concluso tramite un'altra agenzia e che l'intermediario non avesse provato il suo contributo. L'intermediario ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte ha rilevato che il ricorso non era stato notificato all'agenzia di mediazione, precedentemente chiamata in garanzia. Per questo motivo, la Cassazione ha ordinato l'integrazione del contraddittorio, concedendo un termine per notificare il ricorso anche a tale agenzia, al fine di garantire a tutti i soggetti coinvolti il diritto di partecipare al processo.
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