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Progressione Stipendiale Docenti Precari

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Progressione stipendiale docenti precari: ok agli scatti
Una docente precaria ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e gli scatti retributivi per i contratti a termine stipulati negli anni. La Corte di Cassazione, con una precedente ordinanza, le aveva dato ragione imponendo la progressione stipendiale. Tuttavia, la Corte d'Appello ha rigettato la domanda invocando erroneamente una decisione europea in tema di ricostruzione di carriera. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'insegnante: il giudice di rinvio non poteva discostarsi dal principio già fissato. La progressione stipendiale docenti precari durante i contratti a termine è un diritto distinto dalla ricostruzione di carriera post-ruolo e la normativa europea vieta ogni discriminazione rispetto al personale di ruolo. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Progressione stipendiale docenti precari: diritto negato per errore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni insegnanti a tempo determinato che chiedevano il riconoscimento della stessa progressione stipendiale dei docenti di ruolo. La decisione non si basa sul merito della richiesta, ma su un vizio di forma: i ricorrenti non hanno depositato né trascritto l'atto originale della causa per dimostrare che la loro domanda era stata interpretata erroneamente dai giudici precedenti. La mancata produzione del documento essenziale ha impedito alla Corte di valutare il caso, confermando la sconfitta dei lavoratori e la negazione della progressione stipendiale docenti precari per un errore procedurale.
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Progressione stipendiale docenti precari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Regione Autonoma, confermando il diritto alla progressione stipendiale per docenti precari. La Corte ha stabilito che la mancanza del titolo di abilitazione non giustifica un trattamento economico inferiore rispetto ai docenti di ruolo, poiché il lavoro svolto è identico. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea, valorizzando l'effettivo servizio prestato ai fini del calcolo dell'anzianità e della relativa retribuzione.
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