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Presunzione (ex art. 275 c.p.p.)

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mafia e carcere: la presunzione esigenze cautelari vince sul tempo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un individuo accusato di essere un promotore di un'associazione mafiosa, confermando la sua detenzione in carcere. La difesa sosteneva che il tempo trascorso e la detenzione già subita avessero indebolito le necessità dell'arresto. I giudici hanno invece ribadito la validità della presunzione esigenze cautelari per i reati di mafia. Secondo la Corte, per un membro apicale di un'organizzazione criminale stabile e pervasiva come la 'ndrangheta, il vincolo associativo non si considera sciolto solo per il passare del tempo. L'indagato non ha fornito prove concrete di un suo allontanamento dal clan, pertanto la sua pericolosità sociale è ancora attuale e giustifica il mantenimento della misura cautelare in carcere.
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Traffico droga: la presunzione esigenze cautelari vince sul tempo
Un indagato, accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha contestato la sua detenzione in carcere. Sosteneva che il tempo trascorso dai fatti avesse indebolito le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: per reati così gravi, opera una forte presunzione di pericolosità. La cosiddetta 'presunzione esigenze cautelari' non può essere superata solo dal passare del tempo. L'indagato deve fornire prove concrete che dimostrino la cessazione di ogni pericolo. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata.
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