La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per evasione a carico di un'imputata. La difesa lamentava la mancata traduzione in udienza della donna, detenuta per altra causa, sostenendo la nullità del processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che nel giudizio camerale d'appello a seguito di rito abbreviato la presenza dell'imputato in appello non è obbligatoria. Spetta infatti al detenuto l'onere di comunicare tempestivamente la volontà di partecipare. I giudici hanno inoltre ritenuto legittimo il diniego di sostituzione della pena con la libertà controllata, giustificato dal fitto curriculum criminale del soggetto. Per l'applicazione delle sanzioni più favorevoli introdotte dalla Riforma Cartabia, l'interessata dovrà presentare istanza al giudice dell'esecuzione entro trenta giorni dall'irrevocabilità della sentenza.
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