LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Petitum — Anno 2026

Pagina 10 di 10

Altri anni per Petitum

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: l’importanza dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e non specificavano le ragioni di diritto e di fatto a sostegno della richiesta di annullamento. L'imputato, condannato in appello per aver formato false prescrizioni mediche e per essersi impossessato dei relativi moduli, si era limitato a contestare l'applicazione della recidiva senza argomentare in modo specifico. La Corte ha quindi confermato la condanna, aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Giudicato sul lavoro: effetti sul datore successore
Un ente pubblico ha presentato ricorso contro una decisione che riconosceva a un lavoratore differenze retributive basate su un precedente giudicato sul lavoro relativo a mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali, in particolare per la mancata trascrizione dei giudicati rilevanti. La Corte ha ribadito che un giudicato formatosi nei confronti di un ente pubblico è vincolante anche per l'ente successore nel rapporto di lavoro, rendendo irrilevanti le censure relative ai limiti della contrattazione collettiva nel pubblico impiego.
Continua »
Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2060/2026, ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata 'adeguata remunerazione' e il mancato adeguamento inflazionistico della loro borsa di studio durante la specializzazione post-1991. La Corte ha stabilito che la normativa europea non imponeva un importo specifico e che le leggi nazionali avevano legittimamente bloccato gli adeguamenti triennali per il periodo in questione, confermando le sentenze dei gradi precedenti.
Continua »
Motivazione apparente: appello viziato, tutto da rifare
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello favorevole al contribuente in un caso di accertamento per operazioni inesistenti. La decisione è stata cassata per 'motivazione apparente', poiché i giudici di secondo grado si erano limitati a criticare la sentenza precedente senza riesaminare il merito della causa, violando così il principio dell'effetto devolutivo dell'appello. Il caso dovrà essere nuovamente deciso dalla corte territoriale.
Continua »
Reato continuato: quando si può chiedere di nuovo?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un Pubblico Ministero contestava il riconoscimento di un reato continuato, già parzialmente negato in precedenza. La Corte ha stabilito che una nuova istanza è ammissibile se presenta elementi di novità, come una terza sentenza non valutata prima. Tuttavia, ha annullato la decisione del giudice di merito perché la motivazione a sostegno dell'unico disegno criminoso era insufficiente e non confutava adeguatamente le ragioni del precedente diniego.
Continua »
Onere della prova mobilità: la Cassazione decide
Una docente si vede negato il trasferimento richiesto, superata da colleghi con punteggio inferiore. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova mobilità: non spetta al docente dimostrare l'errore in una procedura complessa e poco trasparente, ma è il Ministero dell'Istruzione a dover provare la correttezza del proprio operato. La Corte ha chiarito che il lavoratore deve solo allegare l'inadempimento, invertendo l'onere probatorio in base al principio di vicinanza della prova.
Continua »
Orario minimo part-time: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'orario minimo part-time previsto dal contratto collettivo nazionale non può essere ridotto da un accordo individuale, neppure su richiesta del lavoratore. La Corte ha respinto il ricorso di una società di servizi, condannandola al risarcimento del danno per aver stipulato un contratto con un orario inferiore al minimo legale. È stato inoltre chiarito che le ore lavorate per altri datori di lavoro non possono essere sommate per raggiungere la soglia minima.
Continua »
Occupazione usurpativa: la giurisdizione è civile
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, stabilisce che in caso di occupazione usurpativa, ovvero l'apprensione di un bene da parte della Pubblica Amministrazione avvenuta al di fuori di qualsiasi procedura legittima, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Il caso riguardava un terreno privato occupato per la realizzazione di un'opera pubblica, ma senza un valido titolo ablativo. La Corte ha qualificato l'azione come un illecito permanente, riaffermando la competenza del tribunale civile a tutelare il diritto di proprietà del cittadino.
Continua »
Vizio del consenso: giudice non può annullare d’ufficio
Un lavoratore, reintegrato tramite conciliazione, si è visto sospendere lo stipendio per la sopraggiunta sospensione della patente. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta basandosi su un vizio del consenso nell'accordo di reintegro, mai sollevato dalle parti. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può rilevare d'ufficio un vizio del consenso, poiché tale azione spetta esclusivamente alla parte interessata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Transazione e causa pendente: l’accordo è definitivo
In una controversia per danni da rumore, le parti avevano raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio d'appello. Successivamente, la Corte d'Appello ha ridotto l'importo del risarcimento originale. La Cassazione ha stabilito che la transazione e causa pendente ha un effetto 'tombale', ovvero chiude definitivamente la lite, rendendo irrilevante la successiva sentenza e precludendo la richiesta di restituzione di somme pagate in base all'accordo.
Continua »
Diritto autodeterminato e giudicato: il caso esaminato
Una società, dopo aver perso una causa per il riconoscimento della proprietà su un terreno demaniale basata sull'accessione, ha tentato di riproporre la stessa domanda invocando l'usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando il principio del diritto autodeterminato: una volta che l'esistenza di un diritto reale su un bene è stata negata con sentenza definitiva, non è possibile avviare un nuovo giudizio per lo stesso diritto, anche se basato su un fatto costitutivo diverso. La decisione sottolinea come il giudicato copra il diritto nella sua interezza, non le singole ragioni che lo fondano.
Continua »