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Pericolosità Sociale

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Provvedimenti

Pericolosità sociale: Cassazione e delinquenza abituale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato contro la dichiarazione di delinquenza abituale e l'applicazione di una misura di sicurezza. La Corte ha confermato la valutazione sulla sua attuale pericolosità sociale, basata non solo sui precedenti penali e l'appartenenza a un'associazione mafiosa, ma anche sulla mancata revisione critica del proprio passato criminale, ritenuto indice di un persistente rischio di recidiva.
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Confisca di prevenzione: reddito e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una confisca di prevenzione. Il bene, intestato alla moglie, è stato confiscato a causa della pericolosità sociale del marito, membro di un'associazione mafiosa, e della palese sproporzione tra il valore del bene e i redditi dichiarati dalla famiglia all'epoca dell'acquisto.
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Revoca confisca beni: la pericolosità sociale continua
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revoca confisca beni. La sentenza stabilisce che una carriera criminale ininterrotta, dimostrata da condanne multiple nel tempo, configura una pericolosità sociale continua. Tale continuità giustifica il mantenimento della confisca per i beni acquistati durante l'intero arco temporale della pericolosità, anche se a distanza di anni dai primi reati, in assenza di nuove prove che modifichino il quadro accusatorio.
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Pericolosità sociale: confisca annullata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca di prevenzione a causa di una motivazione arbitraria sulla data di inizio della pericolosità sociale del soggetto. La Corte d'appello aveva retrodatato di cinque anni tale pericolosità senza fornire elementi fattuali concreti a supporto, un vizio che ha portato all'annullamento con rinvio per un nuovo esame.
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Pericolosità sociale: l’assoluzione va valutata
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava una misura di prevenzione, stabilendo che la valutazione della pericolosità sociale attuale di un individuo non può ignorare una successiva sentenza di assoluzione. Secondo la Corte, il giudice deve considerare tutti gli elementi recenti, compresa un'assoluzione, e non può basarsi unicamente su condanne passate o sulla presunzione di stabilità di un vincolo associativo, specialmente se smentita da prove contrarie. La decisione sottolinea la necessità di una motivazione puntuale e aggiornata per giustificare l'applicazione di misure restrittive della libertà personale.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro l'ordinanza di espulsione. La decisione si basa sulla corretta valutazione della sua pericolosità sociale da parte del Tribunale di Sorveglianza, fondata sulla gravità del reato commesso (favoreggiamento dell'immigrazione clandestina), l'assenza di legami con il territorio e l'elevato rischio di recidiva.
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Arresti domiciliari lavoro: quando è negato il permesso?
Un individuo sotto la misura degli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti si vede negare la possibilità di lavorare. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10752/2023, ha confermato la decisione, chiarendo che il permesso per gli arresti domiciliari lavoro non è un diritto automatico. La valutazione del giudice deve bilanciare le esigenze di vita dell'indagato con le esigenze cautelari. Nel caso specifico, la persistente pericolosità sociale del soggetto e l'assenza di una reale condizione di indigenza hanno reso il diniego legittimo.
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Pericolosità sociale: presunzione e onere della prova
Una donna è stata sottoposta a sorveglianza speciale per presunti legami con un clan mafioso. Ha impugnato la decisione, sostenendo la mancanza di una pericolosità sociale attuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il principio della presunzione di pericolosità sociale per i membri di associazioni mafiose. La Corte ha chiarito che solo una dissociazione attiva e provata, e non il semplice trascorrere del tempo o la buona condotta in carcere, può superare tale presunzione, sottolineando l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale.
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Confisca di prevenzione: il ricorso generico è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati contro un decreto di confisca di prevenzione. La Corte ha ritenuto le impugnazioni manifestamente infondate e aspecifiche, poiché i ricorrenti si sono limitati a denunciare una generica omessa motivazione da parte della Corte d'Appello, senza indicare puntualmente quali elementi decisivi sarebbero stati trascurati. La sentenza ribadisce che la Corte d'Appello aveva, invece, adeguatamente motivato la pericolosità sociale del soggetto e la correlazione con i beni confiscati.
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Pericolosità sociale e confisca: nuovi elementi
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una confisca di prevenzione basata su una rivalutazione della pericolosità sociale del proposto in appello. La sentenza stabilisce che il giudice di secondo grado può utilizzare nuovi elementi probatori, come una sentenza di condanna non definitiva, per qualificare diversamente la pericolosità, a patto di garantire il contraddittorio. Viene inoltre ribadito che i terzi intestatari dei beni possono contestare solo la titolarità fittizia e non i presupposti della misura, come la pericolosità sociale del proposto.
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Pericolosità sociale: la Cassazione sulla presunzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La sentenza chiarisce che la pericolosità sociale è presunta per chi è accusato di associazione mafiosa, anche in presenza di un'attività lavorativa, e precisa le regole procedurali per i ricorsi in materia di prevenzione.
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Confisca per sproporzione: la prova della liceità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un provvedimento di confisca per sproporzione, ribadendo un principio fondamentale: per dimostrare la provenienza lecita di un bene non è sufficiente aver acceso un mutuo bancario. È necessario provare di possedere redditi leciti adeguati a coprire le rate del finanziamento. La sentenza conferma che, in presenza di una sproporzione tra patrimonio e redditi dichiarati di un soggetto socialmente pericoloso, l'onere di provare la legittimità degli acquisti, anche quelli effettuati da familiari, ricade interamente su di loro.
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Pericolosità sociale: misura di prevenzione valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi non solo su condanne definitive, ma anche su procedimenti pendenti e gravi indizi di appartenenza a un'associazione mafiosa, ritenendo tali elementi sufficienti a dimostrare un'attuale propensione al crimine, nonostante la ricorrente svolgesse un'attività lavorativa.
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Infermità Psichica: quando si esclude il rinvio pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva il rinvio della pena per infermità psichica. La Corte ha stabilito che la patologia, seppur presente, era gestibile in carcere e che la pericolosità sociale del soggetto e il rischio di reiterazione del reato impedivano la concessione del beneficio, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Confisca per sproporzione: annullata con rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una confisca per sproporzione disposta nell'ambito di una misura di prevenzione. Sebbene la pericolosità sociale del soggetto, legato alla 'ndrangheta, sia stata confermata, la confisca dei beni (società, immobili e polizze) intestati anche a terzi è stata annullata per un grave difetto di motivazione. La Corte ha ritenuto che la decisione impugnata fosse carente nell'analisi anno per anno della sproporzione tra redditi e acquisti, rendendo la motivazione solo apparente e violando i principi di legge sull'onere della prova.
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Confisca di prevenzione: è retroattiva? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un immobile acquistato prima dell'estensione della normativa ai reati comuni. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca di prevenzione non è una sanzione penale, ma una misura di sicurezza, e pertanto può essere applicata retroattivamente. La sua applicazione si fonda sulla pericolosità sociale del soggetto al momento dell'acquisto del bene e sull'impossibilità di giustificarne la lecita provenienza, anche adducendo proventi da evasione fiscale.
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Confisca di prevenzione: la Riforma Cartabia non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un provvedimento di confisca di prevenzione, basato sulla pericolosità sociale di un soggetto dedito abitualmente a truffe. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la disciplina sull'improcedibilità per decorso dei termini introdotta dalla Riforma Cartabia (art. 344-bis c.p.p.) non si applica ai procedimenti di prevenzione, data la loro natura distinta dal processo penale ordinario.
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Confisca di prevenzione: la prova della sproporzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza conferma che la sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati è un elemento chiave, e che la pericolosità sociale può essere accertata anche in assenza di condanne penali definitive. La Corte ha inoltre chiarito le norme applicabili per il calcolo dei termini di efficacia della misura, respingendo le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa.
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Differimento pena: salute vs pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto in regime di 41-bis che chiedeva il differimento pena per gravi problemi di salute. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, ritenuta prevalente sul diritto alla salute, dato che l'istituto penitenziario era in grado di fornire le cure necessarie, seppur con modalità diverse da quelle richieste dal condannato.
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Permesso premio: Cassazione su pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per reati legati alla criminalità organizzata, a cui era stato negato un permesso premio. La Corte ha ribadito che la buona condotta carceraria è solo uno dei requisiti necessari e non è sufficiente. Per la concessione del beneficio, è indispensabile una valutazione rigorosa sull'assenza di pericolosità sociale attuale, che per questo tipo di reati implica una revisione critica del passato criminale e la prova di un reale distacco dal clan di appartenenza, elementi che il Tribunale di sorveglianza non ha riscontrato nel caso specifico.
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