LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Pericolosità Sociale

Pagina 14 di 40

Provvedimenti

Revoca misura di prevenzione: no al detenuto al carcere duro
Un detenuto al carcere duro, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, ha richiesto la revoca misura di prevenzione della sorveglianza speciale, pur sospesa, per accedere a lavori di pubblica utilità e volontariato. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza per mancanza di interesse concreto, data l'incompatibilità del regime detentivo. Il condannato ha ricorso in Cassazione adducendo la propria risocializzazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il ricorrente non ha provato la cessazione della pericolosità sociale e ha mutato le argomentazioni rispetto al primo grado. Inoltre, la recente conferma del regime di carcere duro prova la persistenza dei legami con la criminalità organizzata. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Differimento della pena per motivi di salute e pericolosità
Un condannato, affetto da gravi disturbi della personalità e sottoposto a detenzione domiciliare, si rende responsabile di nuovi reati. Il Tribunale di sorveglianza dispone il suo ritorno in carcere basandosi unicamente sulla regolarità degli esami neurologici e sulla sua pericolosità sociale. L'interessato ricorre in Cassazione per contestare l'omessa valutazione della propria condizione psichiatrica. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che la decisione sul differimento della pena per motivi di salute richiede sempre un rigoroso bilanciamento tra le esigenze di sicurezza della collettività e la tutela della salute del detenuto. L'ordinanza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Confisca di prevenzione: lecito il sequestro senza reddito
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e la confisca di prevenzione a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La misura patrimoniale ha colpit un immobile, diversi orologi di lusso e oltre un milione e mezzo di euro. Il Ricorrente contestava la riqualificazione della pericolosità e l'estensione temporale dei sequestri. I giudici hanno chiarito che il procedimento di prevenzione è autonomo dal processo penale e che il giudice può riqualificare la pericolosità se i fatti erano già noti alla difesa. Inoltre, in assenza di redditi leciti dichiarati e fronte di ingenti investimenti, scatta la presunzione di illecita provenienza dei beni se il proposto non fornisce adeguata prova contraria. Il ricorso è stato interamente rigettato.
Continua »
Revocazione della confisca di prevenzione: la Cassazione conferma
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della richiesta di revocazione della confisca di prevenzione avente ad oggetto immobili ed entrate finanziarie. L'interessato ha presentato presunte prove nuove su irregolarità fiscali del padre e su un risarcimento della madre per dimostrare la provenienza lecita delle somme usate per gli acquisti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che i documenti prodotti non provano la provenienza lecita dei redditi e non dimostrano il passaggio di denaro verso il ricorrente. Le contestazioni sulla pericolosità sociale sono state giudicate inammissibili perché già esaminate in precedenza. La confisca dei beni resta quindi definitiva con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Revoca della condanna per sorveglianza speciale: ricorso respinto
Un cittadino ha richiesto la revoca della condanna per sorveglianza speciale subita per aver violato le prescrizioni della misura di prevenzione a suo carico. Il condannato sosteneva che i fatti fossero ormai privi di rilevanza penale a causa della mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale dopo un periodo di carcere, richiamando recenti sentenze della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la pronuncia della Consulta non cancella automaticamente le condanne irrevocabili riguardanti situazioni già esaurite, specialmente quando la misura è stata applicata in conformità con le norme del periodo o quando la pericolosità è stata espressamente confermata dal giudice. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Conferma degli arresti domiciliari e stile di vita del reo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento dell'ordinanza che imponeva la conferma degli arresti domiciliari. Il soggetto era stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti e lamentava una presunta contraddittorietà della motivazione, oltre a un errato apprezzamento del proprio contratto di lavoro da parte dei giudici territoriali. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su argomentazioni generiche e valutazioni di merito non consentite in sede di legittimità. I giudici hanno sottolineato come il lavoro dichiarato non sia sufficiente ad azzerare il pericolo di reiterazione. Lo stile di vita dell'Imputato, già sottoposto a misure per furto e gravato da precedenti di polizia, dimostra infatti una capacità criminale persistente. Di conseguenza, la Corte ha convalidato la conferma degli arresti domiciliari e ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro.
Continua »
Differimento della pena tra salute e pericolosità sociale
Un condannato affetto da patologie fisiche e psichiatriche ha richiesto il differimento della pena e la detenzione domiciliare. In passato, i domiciliari gli erano stati revocati per condotte pericolose, tra cui minacce e il danneggiamento del braccialetto elettronico. Durante il ricorso in Cassazione, il Tribunale di Sorveglianza ha concesso nuovamente i domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta sui domiciliari per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il beneficio era già stato ottenuto. Ha invece rigettato la richiesta di differimento della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il differimento della pena richiede un imminente pericolo di vita o danni gravissimi non curabili in carcere, i quali devono prevalere sulle esigenze di sicurezza e tutela della collettività.
Continua »
Proroga della casa di lavoro legittima anche per l’inabile
Un uomo sottoposto al regime di carcere duro ha impugnato il provvedimento che disponeva la proroga della casa di lavoro per la durata di un anno. La difesa ha sostenuto l'incompatibilità della misura a causa di una grave patologia cerebrale e della dichiarata inabilità permanente al lavoro. Inoltre, ha contestato la sussistenza della pericolosità sociale, considerandola basata unicamente su fatti risalenti e comportamenti dei familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura di sicurezza. I giudici hanno chiarito che l'inabilità fisica non annulla la funzione rieducativa della struttura penitenziaria. L'amministrazione deve adattare le attività alle capacità residue dell'internato. Inoltre, l'aggressione a un agente di polizia penitenziaria e la mancata dissociazione dal clan mafioso dimostrano la persistenza della pericolosità sociale.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale tra progressi e rigetto
Un detenuto ha chiesto l'accesso all'affidamento in prova al servizio sociale o alla semilibertà per scontare la pena fuori dal carcere. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della notevole pericolosità sociale del soggetto, desunta da gravi procedimenti penali pendenti e da infrazioni disciplinari, nonostante i progressi registrati nella condotta intramuraria. Il detenuto ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che i giudici avessero trascurato il percorso positivo svolto in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato la piena logicità della decisione: l'alto pericolo di recidiva e le numerose pendenze penali giustificano il diniego della misura alternativa, non bastando la sola buona condotta carceraria. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Confisca di prevenzione: confermata la perdita dei beni d’impresa
La Corte di Cassazione ha confermato il decreto di confisca di prevenzione a carico di alcuni imprenditori edili collegati a consorterie mafiose locali. I giudici hanno respinto i ricorsi dei soggetti proposti e dichiarato inammissibili quelli dei familiari terzi intestatari. La decisione ribadisce la piena autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale ordinario. Gli elementi indiziari, le intercettazioni e i pregressi rapporti d'affari con le cosche giustificano il giudizio di pericolosità sociale qualificata e la retrodatazione temporale della misura patrimoniale. La mancata giustificazione lecita dei flussi finanziari e la sproporzione reddituale comportano la definitiva ablazione dei patrimoni societari e personali.
Continua »
Specificità dei motivi di appello: stop a facili inammissibilità
Il Tribunale condannava una donna per aver violato il divieto di ritorno (foglio di via obbligatorio) emesso dal Questore, motivato dal mero esercizio della prostituzione su strada. La difesa presentava impugnazione, contestando la mancanza di una reale pericolosità sociale e di elementi penalmente rilevanti. La Corte d'Appello dichiarava l'impugnazione inammissibile senza udienza per presunta genericità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputata, annullando l'ordinanza. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'atto difensivo rispettava pienamente il requisito di specificità dei motivi di appello, avendo contrapposto argomenti precisi alle valutazioni del primo giudice. La Corte d'Appello dovrà ora celebrare il processo nel merito.
Continua »
Ricovero in REMS: tra principio di residualità e pericolo sociale
Un condannato affetto da una grave patologia psichiatrica ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che confermava a suo carico la misura di sicurezza del ricovero in REMS per la durata di un anno. La difesa sosteneva che il giudice avesse disposto la misura estrema per la sola indisponibilità di strutture residenziali alternative sul territorio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno accertato la persistente pericolosità sociale attuale del soggetto, privo di adesione alle terapie e autore di condotte aggressive pregresse. Tale quadro rende impossibile la tutela della collettività e la cura del paziente mediante misure esterne non detentive.
Continua »
Permesso premio: tra buona condotta passata e nuovi illeciti
Un detenuto ha richiesto la concessione del permesso premio per motivi personali e trattamentali. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa di ripetute infrazioni disciplinari in carcere. L'uomo aveva subito sanzioni per atti di sopraffazione verso altri carcerati, presunte condotte estorsive e sottrazione di beni durante le mansioni lavorative. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver mantenuto una buona condotta generale e contestando la rilevanza degli episodi contestati. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso e ha confermato il diniego del beneficio penitenziario. I giudici hanno chiarito che il permesso premio richiede un costante senso di responsabilità e l'assenza totale di condotte scorrette durante l'intera vita carceraria.
Continua »
Affidamento terapeutico: no al rigetto fondato su presunzioni
Un uomo condannato ha richiesto la misura alternativa dell'affidamento terapeutico per seguire un percorso di disintossicazione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, giudicandola inammissibile sul presupposto che il percorso intrapreso fosse un mero espediente per evitare il carcere e ritenendo indimostrata l'attualità della dipendenza. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione denunciando il mancato esame delle recenti certificazioni del servizio pubblico per le dipendenze e l'omessa valutazione del reale stato di salute. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito hanno ignorato documenti clinici fondamentali e formulato presunzioni infondate sulla pericolosità sociale. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rimettendo gli atti per un nuovo esame.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'interessato sosteneva che la misura fosse sospesa a causa di un periodo di detenzione e che mancasse la verifica giudiziale sulla persistenza della sua pericolosità sociale, invocando una recente sentenza della Corte Costituzionale. I giudici di legittimità hanno respinto la tesi difensiva perché la questione richiedeva accertamenti di fatto mai sollevati nei precedenti gradi di giudizio, oltre a mancare di dettagli sui periodi di carcerazione. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Sorveglianza speciale: detenzione e attualità del pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale per la durata di tre anni a carico di un soggetto con una lunga scia di precedenti penali violenti. L'interessato sosteneva che il periodo trascorso in detenzione domiciliare avesse interrotto la propria pericolosità sociale e lamentava la mancata valutazione del proprio percorso recente. I giudici hanno chiarito che la fine della detenzione impone una verifica rigorosa e attuale della condotta. Il mero decorso della pena senza sanzioni disciplinari non dimostra una reale riabilitazione se mancano prove di un autentico ravvedimento. Nel caso specifico, le violazioni delle prescrizioni, la guida in stato di ebbrezza e le frequentazioni con pregiudicati hanno dimostrato la piena attualità del rischio criminale.
Continua »
Pericolosità sociale: conta la condotta attuale e non il passato
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto con cui la Corte di Appello aveva confermato la sorveglianza speciale per due anni a carico di una persona, omettendo di valutarne il percorso rieducativo. I giudici di secondo grado hanno ancorato l'attualità della pericolosità sociale al momento della richiesta della misura anziché al momento della decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve sempre verificare l'attualità del pericolo al momento del provvedimento, esaminando anche i progressi compiuti, il regolare svolgimento dell'affidamento in prova e le condotte collaborative con le autorità.
Continua »
Pericolosità sociale: illegittima la misura senza perizia
Il Tribunale di sorveglianza disponeva l'applicazione della libertà vigilata per un anno nei confronti di un soggetto assolto per vizio di mente. Il giudice confermava la pericolosità sociale valorizzando la mancata collaborazione con i servizi per le dipendenze, ma ometteva di attendere gli esiti degli accertamenti psichiatrici precedentemente disposti. La difesa presentava ricorso per cassazione deducendo il vizio di motivazione e la carenza istruttoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudizio di pericolosità sociale richiede una valutazione attuale, rigorosa e completa della personalità e delle patologie dell'interessato.
Continua »
Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: reati e attualità
La Corte d'Appello confermava l'applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni nei confronti di un uomo indiziato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il proposto contestava la decisione lamentando l'eccessivo decorso temporale tra udienza e decisione, la risalenza nel tempo delle condotte criminose e la mancata considerazione di un sopravvenuto ordine di carcerazione. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che l'attualità della pericolosità sociale poggia legittimamente sulla presunzione di stabilità del vincolo associativo, corroborata dal rinvenimento recente di droga e contante ingiustificato, e che il ricorso in materia di prevenzione è esperibile solo per violazione di legge.
Continua »
Specificità dei motivi di appello: annullata l’inammissibilità
Una cittadina riceveva una condanna in primo grado per aver violato il divieto di ritorno nel comune, emesso dal Questore a causa della sua attività di prostituzione su strada. La donna impugnava la decisione sostenendo che il semplice meretricio non integra la pericolosità sociale richiesta dalla legge sulle misure di prevenzione. La Corte di Appello dichiarava il ricorso inammissibile senza udienza per presunta genericità delle censure. La Corte di Cassazione ha invece annullato l'ordinanza impugnata. I giudici hanno chiarito che sussiste la corretta specificità dei motivi di appello quando l'atto contesta in modo chiaro le ragioni logiche e giuridiche della decisione precedente, imponendo così la celebrazione del processo di secondo grado.
Continua »