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Opposizione Di Terzo

Definizione

L'opposizione di terzo (art.404 c.p.c.) è un mezzo di impugnazione straordinario, ciò significa che può essere proposto avverso provvedimenti ormai passati in giudicato. Questo mezzo di impugnazione si articola in due tipologie distinte: Opposizione di terzo ordinaria Opposizione di terzo revocatoria

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 112 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 38% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 27%
  • Rigettato 38%
  • Inammissibile 19%
  • Estinto 2%
  • Altro 14%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 259%
  • Civile Sez. 333%
  • Civile Sez. 19%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 1441/2022in 8 provvedimenti
  • Cass. 22710/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 6271/2012in 3 provvedimenti
  • Cass. 12266/2012in 3 provvedimenti
  • Cass. 11961/2024in 4 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Intervento del terzo in appello: stop al socio della fallita
Un lavoratore cita in giudizio la società datrice e l'impresa committente per danni legati all'esecuzione di un appalto. Nel corso della causa la società datrice fallisce. Nel successivo grado di giudizio, la curatela fallimentare sceglie di non costituirsi. L'ex socio della ditta fallita decide quindi di agire in giudizio per tutelare le ragioni aziendali. La Corte d'Appello giudica inammissibile la sua iniziativa. La Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici supremi stabiliscono che l'intervento del terzo in appello è consentito soltanto a chi vanta un diritto autonomo e incompatibile con la sentenza, non a chi intende sostenere in modo adesivo una parte. Inoltre, la rappresentanza della società fallita spetta in via esclusiva al curatore fallimentare.
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Nota di trascrizione: errore catastale e perdita del bene
Un promissario acquirente ottiene il trasferimento coattivo di un immobile tramite sentenza, ma durante il processo un creditore pignora il bene. L'acquirente propone opposizione di terzo per far valere la priorità della propria domanda giudiziale. Tuttavia, nella nota di trascrizione della citazione l'indirizzo della via è corretto, ma il foglio catastale riporta il numero 59 anziché il 99. La creditrice intervenuta nell'espropriazione sostiene che l'errore renda inopponibile la domanda ai terzi, impedendo la corretta individuazione dell'immobile. I giudici di merito e la Corte di Cassazione danno ragione alla creditrice. La nota di trascrizione viziata da un macroscopico errore catastale crea incertezza oggettiva. Tale difformità non permette ai terzi consultatori dei registri immobiliari di identificare il bene conteso, privando l'acquirente della tutela della continuità delle trascrizioni.
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Nota di trascrizione: l’errore catastale vanifica la via corretta
Un promissario acquirente ottiene il trasferimento forzato di un immobile dopo l'inadempimento del venditore. Successivamente un creditore pignora lo stesso bene. L'acquirente propone opposizione di terzo per bloccare l'esecuzione immobiliare, facendo valere la precedente trascrizione della propria domanda giudiziale. Nella relativa nota di trascrizione indica correttamente l'indirizzo della via, ma riporta un foglio catastale errato (foglio cinquantanove anziché novantanove). Un creditore intervenuto nella procedura esecutiva eccepisce la nullità della formalità per assoluta incertezza del bene. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente confermando l'inefficacia della trascrizione. L'errore catastale impedisce ai terzi di individuare l'immobile durante le visure e fa prevalere il pignoramento, costringendo il ricorrente a pagare le spese legali.
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Principio dell’apparenza: conta la sostanza non l’etichetta
Una società creditrice è intervenuta nel pignoramento di una casa. L'acquirente dell'immobile, estranea al debito, ha presentato opposizione sostenendo la proprietà del bene. Il Tribunale ha accolto la domanda dell'acquirente, verificando preliminarmente il rispetto del termine decadenziale tipico dei vizi formali dell'esecuzione. La creditrice ha proposto appello. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione perché inammissibile: la decisione del Tribunale andava considerata come opposizione agli atti esecutivi e quindi impugnabile solo in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato il verdetto applicando il principio dell'apparenza. La motivazione del giudice, che richiama i termini perentori, prevale sull'etichetta formale della causa indicata nel frontespizio. La società creditrice ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Usucapione Contesa: Cassazione nega proprietà per errore catastale
Un individuo aveva ottenuto la proprietà di alcuni terreni per usucapione. Altri soggetti, proprietari di terreni confinanti, hanno proposto opposizione di terzo, sostenendo che una porzione del terreno usucapito era in realtà di loro proprietà a causa di un errore catastale. Il giudice di primo grado aveva riconosciuto l'errore ma aveva comunque accolto la domanda di usucapione del primo individuo. La Corte d'Appello ha invece negato l'usucapione, accertando la proprietà dei confinanti. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'individuo che aveva inizialmente ottenuto l'usucapione e ribadendo il rigoroso onere della prova per l'accertamento proprietà.
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Usucapione vs. Rivendicazione: la Cassazione decide sulla proprietà
Un individuo ha chiesto l'usucapione di un immobile. Una Parrocchia ha rivendicato la proprietà, sostenendo una donazione da parte dell'originaria proprietaria. La Corte d'Appello ha respinto la domanda di usucapione e ha accolto l'azione di rivendicazione della Parrocchia. La Cassazione ha confermato questa decisione. La sentenza chiarisce che l'azione di rivendicazione è ammissibile anche se un terzo ha ottenuto una sentenza di usucapione non definitiva. Questo caso evidenzia l'importanza della prova della proprietà e i limiti dell'usucapione e azione di rivendicazione.
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Opposizione di Terzo Societaria: Nuove Azioni vs. Vecchie Delibere
Il caso riguarda l'opposizione di terzo societaria promossa da due società acquirenti di azioni, Le Società Acquirenti, contro una sentenza che aveva dichiarato l'inesistenza di delibere assembleari del 1992/1993 di un club calcistico, ripristinando la partecipazione del 25% per Il Socio Originario. Le Società Acquirenti, subentrate nel 2004 dopo ulteriori azzeramenti e ricostituzioni del capitale, contestavano il pregiudizio ai loro diritti. La Corte di Cassazione ha confermato la loro legittimazione all'opposizione di terzo, ma ha corretto la motivazione della Corte d'Appello. Ha stabilito che l'acquisto delle azioni da parte delle Società Acquirenti non dipendeva dalle delibere annullate del 1992/1993, bensì da successive operazioni sul capitale. Pertanto, la questione della buona fede, invocata ai sensi dell'art. 2377 c.c., era irrilevante. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale, condannando Il Socio Originario al pagamento delle spese legali.
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Pagamento Controverso: L’Opposizione di Terzo è l’Unica Via
Un padre e un figlio avrebbero dovuto ricevere un pagamento di 43.000 euro per la cessione di quote societarie. Un precedente giudizio, però, aveva stabilito che il pagamento spettava solo al figlio, escludendo il padre. Il padre ha poi agito per ottenere la sua parte, sostenendo che l'obbligazione era parziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che il padre, essendo stato leso nei suoi diritti da una sentenza a cui era estraneo, avrebbe dovuto proporre un'opposizione di terzo contro quel giudicato. Non avendo utilizzato il rimedio corretto, la sua domanda attuale era improponibile. La Corte ha quindi cassato la sentenza senza rinvio, negando al padre il diritto al pagamento.
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Opposizione di terzo ordinaria: la banca perde contro l’usucapione
Un istituto bancario ha avviato una procedura esecutiva immobiliare contro una società debitrice, portando all'aggiudicazione del cespite a favore di un acquirente. Successivamente, un soggetto terzo ha ottenuto una sentenza che accertava l'usucapione ventennale dell'immobile, prevalendo sui diritti derivanti dall'esecuzione. La banca ha promosso opposizione di terzo ordinaria per contestare tale pronuncia, sostenendo la propria mancata partecipazione al giudizio. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente creditizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il creditore pignorante non vanta un diritto reale autonomo sul bene e non può utilizzare questo rimedio.
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Opposizione di Terzo: Comune contro privati, Cassazione rinvia per vizio
Un Comune ha proposto un'Opposizione di Terzo contro una sentenza che riconosceva l'usucapione di alcuni terreni a favore di un Cittadino. Dopo varie fasi processuali, la Corte d'Appello ha respinto l'opposizione del Comune. Il Comune ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema, prima di esaminare i motivi del ricorso, ha rilevato un vizio procedurale: il ricorso non era stato notificato a tutti gli Eredi del Cittadino, che avevano partecipato ai gradi precedenti. Poiché la loro presenza è essenziale (litisconsorzio processuale), la Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo al Comune un termine per notificare correttamente il ricorso a tutte le parti interessate.
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Opposizione di Terzo: Troppo Tardi per Contestare un Giudicato?
Un elettore ha proposto un'opposizione di terzo per contestare una vecchia sentenza che aveva assegnato un'area cortilizia a privati, sostenendo che fosse di proprietà comunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'opposizione di terzo inammissibile. Ha stabilito che un'opposizione di terzo contro una sentenza di primo grado non è valida se la sentenza di appello successiva è già diventata definitiva. In tal caso, l'interesse ad agire viene meno, poiché la contestazione avrebbe dovuto riguardare la sentenza di appello, ormai irrevocabile. La Corte ha quindi annullato le sentenze precedenti senza rinvio, ponendo le spese processuali a carico del Comune per il grado di appello.
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Mobilità Volontaria: Quando la Domanda Successiva Non Prevale
La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti della mobilità volontaria del personale sanitario. Il caso riguardava una Lavoratrice trasferita in un'Azienda Sanitaria e un'altra Lavoratrice che contestava il trasferimento, sostenendo che le sue domande di mobilità precedenti non erano state considerate. La Cassazione ha stabilito che l'amministrazione deve valutare le domande di mobilità man mano che si presentano, senza aspettare la fine dell'anno solare. Ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto tempestiva la domanda successiva, riaffermando la validità del trasferimento originario.
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Opposizione all’esecuzione: Confini Contesi, Sentenza Rinviata in Cassazione
Un proprietario aveva ottenuto una sentenza che stabiliva i confini della sua proprietà, ordinando a una cooperativa di rilasciare una porzione di terreno 'ultra fines' (oltre i confini). Anni dopo, il proprietario ha tentato l'esecuzione forzata contro gli assegnatari degli immobili costruiti dalla cooperativa. Questi ultimi hanno proposto un'opposizione all'esecuzione e un'opposizione di terzo, sostenendo di aver acquisito il terreno per usucapione e che la sentenza sui confini non era a loro opponibile. La Corte d'Appello ha respinto le loro richieste. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha rilevato la necessità di integrare il contraddittorio, chiamando in causa altri soggetti coinvolti, e ha rinviato la causa per una nuova trattazione in pubblica udienza.
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Opposizione di Terzo: La Cassazione Tutela i Diritti del Coniuge
Una Lavoratrice ha proposto un'opposizione di terzo per rivendicare la comproprietà di immobili assegnati a Terzi Acquirenti, sostenendo che i beni erano stati acquistati dal marito in regime di comunione dei beni. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta, ritenendo l'opposizione tardiva e basandosi su sentenze precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Lavoratrice, stabilendo che le sentenze precedenti riguardavano beni diversi e che la Lavoratrice non era stata parte di quei giudizi. Ha inoltre chiarito che l'opposizione di terzo ordinaria non ha limiti di tempo, cassando la decisione e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Opposizione di Terzo: L’Usucapione non accertata può bloccare una sentenza?
Un Lavoratore aveva ottenuto l'usucapione di un terreno con garage contro il Comune. Un'altra Persona ha proposto **opposizione di terzo**, sostenendo di aver sempre posseduto quel manufatto e una striscia di terreno adiacente, anch'essa per usucapione. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile questa opposizione. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso della Persona. Ha stabilito che l'opposizione di terzo è ammissibile anche se il diritto di usucapione non è stato ancora accertato giudizialmente, purché esista una situazione incompatibile con la sentenza impugnata. La causa tornerà in Appello per valutare nel merito il diritto della Persona.
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Litisconsorte necessario pretermesso: no all’appello del terzo
Una contribuente ha impugnato un avviso di addebito per contributi previdenziali ottenendo l'annullamento dell'atto in primo grado. Tuttavia, i crediti erano stati ceduti a una società di cartolarizzazione, rimasta totalmente estranea al giudizio originario. Tale società, rivestendo la qualifica di litisconsorte necessario pretermesso, ha proposto autonomamente appello. La Corte d'Appello ha annullato la prima sentenza, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha chiarito che il litisconsorte necessario pretermesso non ha la legittimazione ad impugnare direttamente in appello una sentenza resa tra altre parti. Questo soggetto terzo deve invece utilizzare l'opposizione di terzo o intervenire in un appello già pendente. Pertanto, la Cassazione ha cassato senza rinvio la pronuncia d'appello, confermando la vittoria della contribuente e condannando le controparti al pagamento delle spese processuali.
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Ordine di liberazione immobile: l’usucapione non frena lo sgombero
Una società creditrice ha avviato il pignoramento di un bene immobile nei confronti del debitore. Il giudice dell'esecuzione ha quindi disposto l'ordine di liberazione immobile sia verso il debitore sia verso una società terza occupante. La società terza ha contestato il provvedimento mediante opposizione agli atti esecutivi, affermando di aver usucapito il bene in un autonomo giudizio ancora pendente. Il Tribunale ha respinto l'opposizione e ha condannato l'opponente per lite temeraria. La Corte di Cassazione ha confermato il verdetto e respinto il ricorso dell'occupante. I giudici hanno chiarito che la semplice dichiarazione di aver promosso una causa di usucapione non dimostra alcun titolo opponibile alla procedura. L'insistenza ingiustificata nell'azione esecutiva integra un abuso dello strumento processuale.
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Pignoramento di bene altrui: il debitore non può opporsi
Una società creditrice ha avviato un pignoramento immobiliare su una quota ereditaria intestata a un debitore. Quest'ultimo ha promosso un'opposizione all'esecuzione sostenendo di non essere il vero proprietario dell'immobile staggito a causa di complesse vicende testamentarie familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato la totale inammissibilità della domanda del debitore per carenza assoluta di interesse ad agire. I giudici hanno stabilito che il debitore esecutato non subisce alcun danno patrimoniale dalla vendita forzata di un bene appartenente a terzi, traendone anzi il vantaggio economico dell'estinzione del proprio debito. Soltanto il terzo effettivo titolare della proprietà possiede la legittimazione ad agire per bloccare la procedura.
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Pignoramento di bene indiviso: auto comune e debito del singolo
Un condominio ha avviato un'esecuzione mobiliare su un'automobile per recuperare le spese non pagate da una condomina. L'autovettura apparteneva per metà alla debitrice e per l'altra metà a un comproprietario estraneo alla vicenda. Quest'ultimo ha promosso opposizione sostenendo l'illegittimità dell'azione esecutiva nei propri confronti. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione, confermando la legittimità del pignoramento di bene indiviso limitatamente alla quota del cinquanta per cento della debitrice e condannando l'opponente per lite temeraria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso del comproprietario a causa di gravi carenze nella redazione dell'atto introduttivo, che ometteva l'esposizione chiara dei fatti di causa.
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Demolizione e litisconsorzio necessario comproprietari
Una vicina agisce contro un uomo per ottenere la demolizione di una veranda e il ripristino dei luoghi. I giudici ordinano l'abbattimento dell'opera. La moglie dell'uomo, comproprietaria dell'immobile in regime di comunione legale, scopre l'esito della causa a cui non ha partecipato. La donna avvia un'opposizione di terzo per tutelare i propri diritti lesi. La Corte d'Appello respinge la domanda, ma la Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi affermano che sussiste il litisconsorzio necessario comproprietari quando si chiede la distruzione di una porzione immobiliare comune. Senza la citazione di entrambi i coniugi la pronuncia resta inutilizzabile. La Suprema Corte accoglie il ricorso della comproprietaria e rinvia la causa a un nuovo collegio per il riesame.
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