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Misura Di Prevenzione — Anno 2022

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Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: condanna annullata per doveri generici
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. L'imputazione riguardava la violazione degli obblighi generici di vivere onestamente e rispettare le leggi. I giudici hanno ribadito che l'inosservanza di prescrizioni così generiche non costituisce reato, in quanto contrasta con il principio costituzionale di tassatività della norma penale. Solo la violazione di prescrizioni specifiche e determinate può integrare la fattispecie di reato prevista dal Codice Antimafia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha stabilito che il fatto non sussiste, cancellando definitivamente la pena detentiva precedentemente inflitta.
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Mancato versamento della cauzione: la povertà tardiva non salva
Il caso riguarda un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, condannato a sei mesi di arresto per il mancato versamento della cauzione di 516 euro entro il termine di sessanta giorni. Il ricorrente ha impugnato la condanna sostenendo di trovarsi in condizioni economiche precarie, presentando una dichiarazione ISEE. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il documento fiscale si riferiva a un anno successivo rispetto al momento del reato, non provando l'effettiva impossibilità economica all'epoca dei fatti. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ha impedito la concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione: nessun sconto di pena per il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato le prescrizioni delle misure di prevenzione (art. 75, d.lgs. 159/2011). L'imputato non era stato trovato in casa durante un controllo delle Forze dell'Ordine. La difesa lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche prevalenti e l'esclusione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che le attenuanti generiche non sono una concessione benevola, ma richiedono elementi speciali. Inoltre, la recidiva e la personalità criminale del soggetto escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto, richiedendo una valutazione globale della condotta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione: confermata la condanna senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato gli obblighi legati alle misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e una carente motivazione sulla quantificazione della pena. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente, sottolineando che la determinazione della sanzione è stata effettuata nel pieno rispetto dei criteri di legge, valutando la gravità oggettiva e soggettiva della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione: no a confisca e sorveglianza senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro il provvedimento che revocava le misure di prevenzione (sorveglianza speciale e confisca) a carico di un cittadino e dei suoi familiari. La Corte d'Appello aveva escluso la pericolosità sociale qualificata del soggetto, ritenendo non provata la sua appartenenza a una cosca mafiosa. I giudici di secondo grado hanno motivato in modo approfondito l'inaffidabilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, evidenziando l'assenza di un contributo concreto all'associazione criminale. La Cassazione ha confermato che il ricorso per legittimità non può ridursi a una diversa valutazione dei fatti, ma deve contestare vizi logici o di legge, qui assenti. Vince il cittadino proposto per le misure, che evita la sorveglianza e la confisca dei beni.
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Riabilitazione dalle misure di prevenzione: come fare ricorso
Il Sottoposto alla Misura ha chiesto la riabilitazione dalle misure di prevenzione dopo aver scontato quattro anni di sorveglianza speciale. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo non provata la rottura dei legami con la criminalità organizzata. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione, evidenziando la propria assoluzione definitiva e la condotta esemplare. La Suprema Corte non ha deciso sul merito, ma ha affrontato una questione procedurale: il ricorso contro il diniego di riabilitazione deve essere trattato come opposizione davanti allo stesso giudice di appello. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso e ha restituito gli atti alla Corte di Appello di Palermo per la decisione.
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Misure di prevenzione: pericolosità sociale e limiti di ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale per tre anni con divieto di soggiorno. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità della sua pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che, in tema di misure di prevenzione, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, categoria che esclude i semplici vizi di illogicità della motivazione. Nel caso di specie, la decisione precedente era ampiamente motivata sulla base di gravi precedenti penali, tra cui un tentato omicidio e legami con la criminalità organizzata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la validità del provvedimento, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: la Cassazione tutela i beni dei figli
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il decreto della Corte d'Appello che confermava l'applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali, inclusa la confisca di beni, a carico di un nucleo familiare. I giudici di legittimità hanno accolto i ricorsi evidenziando due gravi vizi. Da un lato, la Corte d'Appello ha utilizzato nuovi documenti trasmessi dalla Procura senza garantire il diritto al contraddittorio, impedendo alla difesa di conoscerli e discuterli in udienza. Dall'altro, i giudici non hanno motivato in modo adeguato né l'attualità della pericolosità sociale della principale indagata, basata su fatti molto risalenti nel tempo, né i presupposti per la confisca dei beni intestati ai figli, i quali risultavano incensurati e residenti in nuclei familiari autonomi.
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Violazione delle misure di prevenzione: no a nuovi motivi in Cassazione
Il Cittadino è stato condannato alla pena di un anno di reclusione per la violazione delle misure di prevenzione, avendo utilizzato un telefono cellulare nonostante il divieto imposto dal Questore. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Cittadino ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'illegittimità del provvedimento del Questore. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché la questione della legittimità del divieto non era stata sollevata nel giudizio d'appello, dove la difesa si era limitata a contestare il funzionamento del telefono. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Termine per impugnare scaduto: condanna definitiva per ritardo
L'Imputato, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, violava le prescrizioni allontanandosi dal proprio comune. Condannato nei gradi precedenti, proponeva ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché presentato oltre il termine per impugnare. Nel caso di sentenza con motivazione contestuale, letta cioè direttamente in udienza, la legge stabilisce un termine tassativo di soli quindici giorni per presentare il ricorso. Avendo depositato l'atto in ritardo, l'Imputato ha perso definitivamente il diritto di contestare la condanna ed è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: collaboratore di giustizia perde ricorso
Un uomo, ritenuto socialmente pericoloso a causa di numerosi precedenti per rapina, sequestro di persona e armi, è stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per tre anni. Il destinatario ha impugnato il provvedimento, sostenendo di non essere più pericoloso, di vivere grazie alle pensioni d'invalidità dei genitori e di essere un collaboratore di giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità della sorveglianza speciale, evidenziando che l'attività criminale recente e la frequentazione di pregiudicati dimostrano l'attualità del pericolo. Inoltre, lo status di collaboratore non esclude automaticamente la pericolosità se persistono condotte illecite. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato non basta più
Il Proposto, condannato in passato per gravi reati associativi e di sangue, ha impugnato il decreto che gli applicava la misura della sorveglianza speciale con cauzione. La difesa ha evidenziato il positivo percorso di reinserimento sociale e lavorativo del Proposto, oltre al conseguimento di un diploma durante la detenzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di appello hanno omesso di valutare adeguatamente l'attualità della pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione della pericolosità deve considerare anche gli elementi positivi sopravvenuti e la distanza temporale dai fatti di reato originari. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando il caso alla Corte di appello per un nuovo esame.
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