Definizione
Rappresentazioni grafiche dei terreni conservate nei registri pubblici, usate come prova sussidiaria per i confini.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 35 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 41% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 32%
- Rigettato 41%
- Inammissibile 18%
- Altro 9%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 289%
- Civile Sez. 611%
Precedenti più richiamati
- Cass. 24171/2022in 4 provvedimenti
- Cass. 37787/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 15759/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 10062/2018in 7 provvedimenti
- Cass. 10501/2013in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società acquirente ha promosso un'azione di regolamento di confini contro il vicino per spostare il divisorio tra i terrazzi degli appartamenti, invocando le mappe catastali. Il vicino ha resistito dimostrando che una balaustra in muratura delimitava già i terrazzi da molti anni, prima ancora che l'unico originario proprietario dividesse e vendesse a corpo i singoli immobili. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta della società attrice, valorizzando la volontà espressa nei rogiti e lo stato dei luoghi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società: il giudice deve ricostruire la volontà dei contraenti attraverso i titoli di acquisto e non può dare precedenza alle risultanze catastali quando i contratti individuano il bene nello stato di fatto preesistente.
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Un proprietario terriero cita in giudizio il vicino lamentando l'occupazione abusiva di una striscia di terreno. L'attore chiede il regolamento di confini e il rilascio dell'area. In primo grado il tribunale fissa la linea divisoria usando le mappe catastali. La corte d'appello ribalta la decisione: le testimonianze e lo stato dei luoghi dimostrano che il confine reale è segnato da un albero di noce e da un palo elettrico. Il proprietario impugna la sentenza in Cassazione, contestando la valutazione dei testimoni e della perizia tecnica. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché il controllo delle prove appartiene esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorrente subisce anche la condanna per lite temeraria e una sanzione verso la cassa delle ammende.
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Un proprietario terreno ha avviato una causa per definire i confini con la proprietà adiacente e richiedere la costruzione di un muro divisorio a spese comuni. I vicini comproprietari si sono opposti indicando un confine diverso e chiedendo l'usucapione della porzione contestata. Il tribunale e la Corte d'Appello hanno fissato il confine in base alle mappe catastali. Inoltre, i giudici d'appello hanno sanzionato i comproprietari per Responsabilità processuale aggravata, ritenendo scorretto il deposito tardivo di documenti tecnici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei vicini annullando la sanzione economica. La Suprema Corte ha chiarito che il ri-deposito di documenti già presenti negli atti non costituisce condotta temeraria della parte, rilevando al massimo come violazione deontologica del difensore o per la regolamentazione delle spese generali.
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Un Proprietario ha avviato una causa di regolamento di confini contro i suoi vicini, sostenendo che questi avessero occupato parte del suo terreno. Il Proprietario aveva acquistato l'immobile "a corpo", cioè nello stato di fatto in cui si trovava. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta, stabilendo che un muro di contenimento preesistente definiva il confine. La Corte di Cassazione ha confermato, ribadendo che in una vendita "a corpo", lo stato effettivo del bene e le testimonianze prevalgono sui dati catastali per il regolamento di confini. Il ricorso è stato rigettato.
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Un proprietario ha avviato una causa per il **regolamento di confini** contro i vicini, chiedendo di stabilire il limite tra le proprietà e di recuperare una porzione di terreno occupata. I vicini si sono difesi, sostenendo che il confine fosse certo e, in via riconvenzionale, hanno chiesto l'**usucapione** della porzione contesa. Il Tribunale ha rigettato l'usucapione per mancanza di tempo e ha fissato il confine secondo le mappe catastali. La Corte d'Appello ha confermato questa decisione. I vicini hanno presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori nella valutazione delle prove e nell'esclusione dell'usucapione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che l'usucapione non era provata, in quanto l'effettivo possesso utile era iniziato troppo tardi.
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Una proprietaria ha chiesto la restituzione di una porzione di terreno occupata abusivamente dalla vicina di casa mediante una recinzione. I giudici di merito avevano accolto la richiesta della proprietaria basandosi soltanto sull'atto di compravendita e sulle risultanze delle mappe catastali. La Corte di Cassazione ha tuttavia ribaltato la decisione. Per esercitare con successo l'azione di rivendicazione, il proprietario deve fornire una prova rigorosa della titolarità del bene. Non è sufficiente mostrare una mappa catastale o il proprio titolo di acquisto recente. Occorre dimostrare la continuità dei titoli d'acquisto propri e dei precedenti proprietari per almeno vent'anni, fino a coprire il tempo necessario all'usucapione. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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I proprietari di un fondo hanno agito in giudizio contro il vicino per definire l'esatto confine e rimuovere recinzioni e strade realizzate indebitamente. Il vicino si è opposto sostenendo l'esistenza di un vecchio accordo sui confini e chiedendo l'accertamento dell'usucapione. La Corte d'Appello ha escluso la validità dell'accordo e la prova del possesso ventennale, determinando la linea divisoria sulla base delle mappe catastali e della consulenza tecnica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del vicino, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito. La decisione rende definitiva la condanna del vicino al ripristino dei luoghi, poiché l'azione di regolamento di confini consente l'uso dei dati catastali quando le testimonianze appaiono inattendibili.
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Un proprietario ha avviato una causa per definire il confine tra la sua proprietà e quella vicina, chiedendo la restituzione di una striscia di terreno occupata. Il vicino ha contestato, sostenendo di aver acquisito la striscia per usucapione o, in subordine, una servitù di passo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione era correttamente qualificata come "regolamento di confini", non "rivendicazione", poiché la disputa riguardava l'incertezza del limite, non la proprietà dei titoli. Ha ribadito che le mappe catastali sono un valido strumento sussidiario per determinare il confine quando altre prove sono insufficienti. La Corte ha respinto il ricorso del vicino, confermando la decisione dei giudici precedenti e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Un proprietario di un terreno ha avviato un giudizio contro i vicini chiedendo il regolamento di confini, contestando l'ampliamento di una stradina confinante e la conseguente occupazione della sua proprieta. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato il verdetto ritenendo il confine certo per via di una storica recinzione con filo spinato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, precisando che l'esistenza di una recinzione fisica non esclude l'incertezza soggettiva sul confine. La certezza richiede titoli di proprieta, termini apposti o un chiaro accordo di accertamento tra i vicini. La sentenza e stata cassata con rinvio.
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Alcuni proprietari hanno chiesto il riconoscimento dell'usucapione su una porzione di terreno confinante. I vicini si sono opposti e hanno proposto l'azione di regolamento di confini per determinare i limiti esatti delle proprietà. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto l'usucapione e ricostruito il confine basandosi sulle mappe catastali, a causa dell'insufficienza dei titoli di proprietà e della natura superata di una perizia informale. I proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando l'omesso esame della perizia di parte e contestando l'incertezza del confine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato che nell'azione di regolamento di confini il giudice può ricorrere alle mappe catastali in assenza di titoli chiari e che non è possibile richiedere un riesame delle prove in sede di legittimità.
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I proprietari di un'area cortilizia hanno avviato un'azione di regolamento di confini contro il vicino per far demolire un muro in cemento costruito sul loro terreno. Il vicino sosteneva che il muro rientrasse nella sua proprieta sulla base dei dati riportati nelle mappe catastali e della metratura indicata nel contratto d'acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del vicino, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che, nell'azione di regolamento di confini, la planimetria allegata all'atto d'acquisto prevale sulle mappe catastali, le quali hanno solo un valore di supporto secondario. Il vicino deve restituire l'area occupata abusivamente e pagare le spese legali.
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Due proprietari di terreni limitrofi hanno avviato una lite giudiziaria per stabilire l'esatta linea divisoria tra i rispettivi fondi e richiedere il risarcimento per rami sporgenti. I ricorrenti pretendevano l'applicazione esclusiva dei confini risultanti dalle mappe catastali. La Corte d'Appello ha invece accertato la linea reale tramite perizia tecnica e testimonianze dirette, rigettando le richieste risarcitorie poiché i proprietari avevano impedito la potatura spontanea offerta dai vicini. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. Nell'azione di regolamento di confini, il giudice può ricorrere alle risultanze catastali solo in via sussidiaria, quando mancano altre prove testimoniali o peritali certe. I ricorsi sono stati rigettati, con condanna dei ricorrenti principali al rimborso della maggior parte delle spese processuali.
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Una società proprietaria di un immobile cita in giudizio i vicini lamentando la violazione del distacco delle costruzioni dal confine. Il primo grado accoglie la domanda ordinando l'arretramento sulla scorta della perizia tecnica. La Corte d'Appello ribalta la decisione: il confine effettivo non coincide con le sole mappe catastali ma emerge da elementi storici e materiali dei luoghi, come la presenza di una soletta edilizia preesistente e una recinzione. La società impugna la sentenza in Cassazione sostenendo l'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e conferma la decisione d'appello, ribadendo che il giudice di merito può accertare il confine tramite indizi e presunzioni senza che tali valutazioni di fatto possano essere riesaminate in sede di legittimità.
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I Proprietari del Fondo Contiguo hanno citato in giudizio il Confinante Originario per ottenere il regolamento di confini del proprio terreno. Il convenuto ha sostenuto l'esistenza di un accordo verbale sul confine, materializzato da un muro divisorio, e ha chiesto l'usucapione della porzione di terreno contesa. I giudici di merito hanno accolto la domanda principale basandosi sulle mappe catastali e hanno rigettato l'usucapione, ritenendo che il muro fosse solo un'opera provvisoria e che la planimetria del 1974 non ne provasse l'esistenza a quella data. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dei Successori del Confinante. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di incertezza e mancanza di altre prove attendibili, il giudice può legittimamente utilizzare le mappe catastali per determinare il confine.
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Due proprietari confinanti si scontrano in tribunale. Il Primo Proprietario chiede l'arretramento di alberi e il risarcimento danni, mentre il Vicino propone una domanda riconvenzionale per la determinazione dei confini. Nel corso del giudizio, emerge che il Primo Proprietario ha tardivamente depositato il proprio titolo d'acquisto, spingendo i giudici a usare le mappe catastali. Tuttavia, parallelamente, un'altra sentenza definitiva accerta l'acquisto per usucapione di una porzione del terreno conteso da parte del Primo Proprietario. La Cassazione, esaminando l'azione di regolamento di confini, accoglie l'eccezione di giudicato esterno sul terreno usucapito. Di conseguenza, la Suprema Corte rigetta i motivi principali del ricorso ma cassa la sentenza d'appello limitatamente alla parte coperta dall'usucapione, rinviando la causa per rideterminare il confine reale.
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La Corte di Cassazione ha affrontato una disputa tra vicini riguardante l'esatto confine tra i loro terreni e la distanza di un fabbricato abusivo. I Proprietari Confinanti hanno promosso un'azione di regolamento di confini per accertare lo sconfinamento di un muro e di un edificio realizzati dai Proprietari del Fabbricato. La Suprema Corte ha confermato che, in mancanza di confini fisici certi e di indicazioni chiare nei contratti d'acquisto, il giudice può legittimamente utilizzare le mappe catastali. Inoltre, ha ribadito che la tutela della proprietà impone la demolizione delle opere abusive, escludendo un semplice risarcimento in denaro. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alle spese legali, stabilendo che il valore della domanda principale e di quella riconvenzionale non si sommano per determinare lo scaglione delle tariffe forensi.
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I Proprietari di un posto auto hanno citato in giudizio La Confinante per ottenere il corretto regolamento di confini del proprio spazio, ridotto arbitrariamente da quest'ultima tramite una linea di vernice sul pavimento. La Confinante sosteneva che la planimetria catastale allegata all'atto indicasse una superficie inferiore rispetto a quella di 12,5 metri quadri espressamente pattuita nel contratto di compravendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Confinante, confermando che nei giudizi di regolamento di confini l'esame dei titoli d'acquisto costituisce la fonte di prova primaria e sovrana. Le risultanze catastali hanno invece un valore meramente sussidiario e si applicano solo se i contratti non sono chiari. Di conseguenza, i confini devono rispettare la metratura indicata nel contratto scritto, garantendo ai Proprietari il pieno godimento del loro posto auto.
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I comproprietari di un fondo hanno chiesto il riconoscimento dell'usucapione di un terreno, nello specifico una striscia confinante delimitata da un muro in tufo eretto nel 1970. Il vicino si opponeva rivendicando la proprietà catastale aggiornata nel 2006. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei comproprietari basandosi su testimonianze e ispezioni dei luoghi, che provavano il possesso esclusivo e ininterrotto dal 1972, iniziato tramite i genitori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del vicino, confermando che la presenza di un muro continuo e privo di varchi esclude il possesso promiscuo e che le prove testimoniali prevalgono sulle risultanze catastali. L'usucapione di un terreno è stata quindi legittimamente dichiarata.
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Un Ente Agrario ha citato in giudizio i proprietari di un fondo confinante, lamentando lo sconfinamento e l'occupazione abusiva di una porzione del proprio terreno. La Corte d'Appello, discostandosi dalla consulenza tecnica d'ufficio ritenuta errata, ha rideterminato il confine basandosi sulle mappe catastali e sui titoli di acquisto, accertando un'occupazione indebita di oltre mille metri quadri. Di conseguenza, ha ordinato il rilascio del terreno e condannato i confinanti al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei confinanti, confermando che nell'azione di regolamento di confini il giudice può utilizzare le mappe catastali in mancanza di altri elementi certi. Inoltre, ha ribadito che l'occupazione abusiva comporta l'obbligo di rilascio e legittima il risarcimento del danno emergente, quantificabile anche in via equitativa dal giudice.
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Due vicini si scontrano in tribunale per la proprietà di un muro di confine, l'usucapione di una veduta e la posizione di una centrale termica. La Corte d'Appello respinge le richieste dei proprietari originari, ritenendo regolare la centrale termica perché distante più di tre metri dalle case vicine. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso dei proprietari. I giudici chiariscono che, per le installazioni pericolose come una centrale termica, le distanze legali vanno calcolate dal confine e non dalle costruzioni vicine. La sentenza viene annullata con rinvio per verificare la reale pericolosità dell'impianto rispetto al confine.
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