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Iscrizione nel registro degli indagati

Definizione

L'atto formale con cui il Pubblico Ministero inserisce il nome di una persona nel registro delle notizie di reato, dando ufficialmente inizio alle indagini nei suoi confronti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Imputazione coatta o nuova indagine? La Cassazione fa chiarezza
Il Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.), decidendo su una richiesta di archiviazione per un reato contro ignoti, ha ordinato al Pubblico Ministero di iscrivere due cittadini nel registro degli indagati con la formula "per procedere a carico di costoro". I due soggetti hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale ordine equivalesse a una illegittima imputazione coatta, lesiva del loro diritto di difesa in quanto non erano mai stati indagati prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la formula usata dal G.I.P. non costituisce un'imputazione coatta, ma un legittimo ordine di iscrizione nel registro delle notizie di reato, necessario per consentire l'avvio delle indagini a loro carico.
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Iscrizione nel registro indagati: ritardo non annulla la custodia
Un indagato per associazione mafiosa ed estorsione contesta una misura cautelare sostenendo che la sua efficacia sia venuta meno. La difesa lamenta la mancata trasmissione dell'atto di iscrizione nel registro degli indagati e chiede la retrodatazione dei termini di custodia, poiché le nuove accuse si baserebbero su elementi già noti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, secondo la normativa applicabile al caso, una tardiva iscrizione nel registro degli indagati non rende inutilizzabili gli atti di indagine precedenti. Inoltre, ha negato la retrodatazione perché gli elementi per le nuove accuse non erano pienamente e chiaramente 'desumibili' dagli atti del primo procedimento. L'indagato perde il ricorso e la misura cautelare è confermata.
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Abusi su minore: no all’annullamento per iscrizione tardiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un minore a lui affidato. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle prove a causa della presunta **iscrizione tardiva nel registro degli indagati**. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di iscrizione, e quindi l'inizio dei termini per le indagini, scatta solo quando emergono 'indizi' concreti che identificano un presunto colpevole, non sulla base di meri sospetti. Una semplice notizia di reato senza un autore identificato non è sufficiente. Di conseguenza, la misura della custodia cautelare in carcere per il sacerdote è stata confermata, data la gravità dei fatti e l'abuso della sua posizione di fiducia.
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