Definizione
Responsabilità civile che nasce quando si provoca un danno ingiusto a qualcuno al di fuori di un rapporto contrattuale, obbligando al risarcimento.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 55 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 40% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 40%
- Rigettato 32%
- Inammissibile 24%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 243%
- Civile Sez. 341%
- Penale Sez. 516%
Precedenti più richiamati
- Corte cost. 182/2021in 21 provvedimenti
- Cass. 30496/2022in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 22065/2021in 9 provvedimenti
- Cass. 11808/2022in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 36208/2024in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Il Tribunale assolveva un imputato dall'accusa di truffa su investimenti finanziari perché il fatto non sussiste. La pubblica accusa non impugnava la decisione, rendendo definitiva l'assoluzione. La persona offesa, costituitasi parte civile, proponeva appello per ottenere il risarcimento del danno. La Corte di Appello ribaltava l'esito e condannava l'imputato a risarcire la controparte, descrivendo condotte ingannatorie diverse da quelle contestate e affermando nuovamente la colpevolezza penale. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna civile. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di assoluzione penale e risarcimento danni, il giudice di appello investito solo dei risvolti civili non può affermare surrettiziamente la responsabilità penale né mutare a sorpresa i fatti contestati. La domanda risarcitoria deve essere esaminata esclusivamente secondo le regole dell'illecito civile, confrontandosi rigorosamente con le motivazioni della prima sentenza.
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Il Tribunale condannava l'imputato per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La Corte di appello ribaltava la decisione e assolveva l'uomo con formula piena, ritenendo plausibile il suo errore sulla volontà della donna a causa della passività della vittima e di passati rapporti intimi. La persona offesa, costituitasi parte civile, ricorreva per Cassazione ai soli fini del risarcimento civile. Gli Ermellini hanno chiarito la disciplina sul tema di violenza sessuale e consenso: l'inerzia causata dalla paura o dall'alcol non equivale a disponibilità all'atto sessuale e il giudice d'appello deve confutare rigorosamente tutte le prove. La Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili, rimettendo la causa al giudice civile competente.
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Un'azienda ha citato in giudizio un professionista per gravi difetti nella progettazione di un impianto di riscaldamento industriale, chiedendo il risarcimento dei danni. In appello, il tecnico è stato condannato a pagare l'intero importo stimato per costruire un impianto del tutto nuovo e conforme alle regole dell'arte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, precisando i corretti criteri di calcolo: il risarcimento del danno da progettazione errata non può comprendere le spese standard che il committente avrebbe comunque dovuto sostenere fin dall'inizio per avere l'opera. Il professionista risponde solo delle spese sostenute inutilmente e dei costi di demolizione dell'impianto difettoso.
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Un istituto di credito ha chiesto il risarcimento dei danni al Ministero della Giustizia per la condotta illecita di un pubblico ufficiale. Il dipendente si era appropriato indebitamente di somme e cambiali affidategli per l'incasso. Nonostante la precedente condanna penale del funzionario, la corte di merito ha respinto la domanda della banca per mancata prova dell'effettivo pregiudizio economico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, affermando che la condanna generica al risarcimento ottenuta in sede penale non prova in automatico il danno subito. Il giudice civile deve verificare autonomamente l'esistenza reale e l'ammontare della perdita economica secondo le regole probatorie civili.
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Un Ente danneggiato da una presunta truffa si costituisce parte civile nel processo penale. Il Tribunale assolve l'imputato con formula piena. Il difensore della vittima propone appello per ottenere il risarcimento del danno, ma la Corte d'Appello dichiara l'impugnazione inammissibile. I giudici di secondo grado ritengono insufficiente il mandato conferito per 'ogni stato e grado del giudizio', lamentando l'assenza di un espresso potere di impugnare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della vittima e chiarisce i poteri difensivi. La procura speciale parte civile estesa a ogni grado include la facoltà di proporre appello ai soli fini civili. L'assoluzione penale resta ormai definitiva, ma la causa risarcitoria prosegue davanti al giudice civile d'appello.
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Un agricoltore ha subito il danneggiamento delle proprie colture nel corso del 2011 a opera di cinghiali. Il danneggiato ha avviato la causa contro l'Ente Regionale soltanto nel 2019 per ottenere il ristoro economico. I giudici hanno dichiarato prescritto il diritto, applicando il termine di cinque anni previsto per la responsabilità extracontrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agricoltore: la richiesta per i danni da fauna selvatica andava promossa tempestivamente dal momento del fatto lesivo. La perizia tecnica provinciale e la procedura di liquidazione indennitaria non costituiscono riconoscimento di debito idoneo a interrompere i termini legali.
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La Suprema Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da tre imputati condannati per mafia, estorsione e riciclaggio. Uno degli imputati contestava la condanna al risarcimento dei danni verso le vittime per il reato di usura, ormai estinto per decorso del tempo. La Corte ha chiarito il principio su prescrizione del reato e statuizioni civili. Il giudice d'appello deve decidere sulla domanda risarcitoria anche quando il reato si estingue per intervenuta prescrizione. Il magistrato valuta l'esistenza del danno ingiusto e dell'illecito civile senza dichiarare la colpevolezza penale formale. Per un secondo imputato la Corte ha disposto un nuovo esame sulla richiesta di continuazione della pena, mentre ha confermato le altre condanne e le spese per le parti civili.
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La Corte d'Appello di Brescia ha respinto il ricorso di una veterinaria sospesa dall'albo professionale per il mancato rispetto dell'obbligo vaccinale sanitari. La ricorrente sosteneva che la recente guarigione dal Covid-19 dovesse estendere il differimento dell'obbligo, ma la Corte ha confermato che per i professionisti della salute prevale la normativa speciale di 90 giorni, dichiarando legittima la sospensione operata dall'Ordine professionale.
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Un cittadino viene accusato del reato di calunnia per aver denunciato falsamente un socio di aver falsificato firme e aver accusato funzionari pubblici di favoritismi. Assolto in primo grado, la Corte d'appello lo condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile. La Corte di Cassazione annulla la decisione. Per la prima accusa, rileva gravi lacune motivazionali sulla prova della falsità e rinvia al giudice civile. Per la seconda accusa, annulla senza rinvio poiché la condotta non era idonea a produrre un danno ingiusto, escludendo così la responsabilità civile.
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Una proprietaria confinante ha citato in giudizio il vicino per aver edificato un ampliamento violando le distanze legali tra costruzioni, ottenendo la condanna alla demolizione e al risarcimento dei danni. Il costruttore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la vicina non avesse più interesse ad agire, poiché non aveva trascritto la domanda giudiziale e lui aveva nel frattempo donato l'immobile ai figli. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di vendita del bene a terzi, l'interesse al risarcimento del danno contro l'autore materiale dell'abuso persiste. Inoltre, la richiesta del costruttore di applicare il principio di prevenzione è stata dichiarata inammissibile per mancanza di prove specifiche sulle strutture preesistenti sul confine. Il costruttore perde definitivamente la causa.
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Un avvocato ha citato in giudizio una collega chiedendo il risarcimento dei danni per diffamazione. La collega aveva utilizzato espressioni offensive nei suoi confronti all'interno di atti difensivi, accusandolo di aver falsificato una firma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del legale offeso. I giudici hanno stabilito che le offese in atti giudiziari non sono punibili se presentano una stretta attinenza con l'oggetto della causa e servono a sostenere le tesi difensive. Questa tutela del diritto di difesa opera anche se le espressioni colpiscono soggetti diversi dalle controparti dirette, purché non si traducano in una calunnia consapevole. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Un costruttore edile ha ricevuto da un'acquirente un assegno di oltre undicimila euro per pagare una differenza IVA all'Erario. Invece di versare la somma, l'uomo l'ha trattenuta per compensare debiti della propria società, causando all'acquirente una sanzione del fisco. Nonostante il reato di appropriazione indebita sia andato prescritto, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna del costruttore al risarcimento dei danni civili. I giudici hanno chiarito che, anche se il reato si estingue, il giudice penale deve valutare la responsabilità civile applicando le regole del diritto privato, basate sul principio della probabilità prevalente. Il ricorso del costruttore è stato dichiarato inammissibile, obbligandolo a risarcire i danni morali e materiali causati alla vittima.
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Un Finanziere, incaricato di un controllo fiscale su un Medico, ha richiesto cinquemila euro e due dispositivi elettronici per ridurre l'importo dell'evasione accertata. Il Medico ha rifiutato e ha denunciato l'accaduto. Nei gradi precedenti, il Finanziere è stato condannato per il tentativo di induzione indebita. La Corte di Cassazione ha rilevato che il reato è ormai estinto per prescrizione, annullando la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, i giudici hanno confermato le statuizioni civili: il comportamento del pubblico ufficiale costituisce un illecito civile. Di conseguenza, il Finanziere dovrà comunque risarcire i danni al Medico e pagare le spese legali, poiché la resistenza del privato esclude la sua punibilità e lo qualifica come vittima danneggiata.
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A seguito di una violenta lite stradale, l'Aggressore ferisce la Vittima. Nei gradi di giudizio, il reato di lesioni personali viene dichiarato estinto per prescrizione, ma il giudice d'appello conferma la condanna al risarcimento dei danni in favore della Vittima. L'Aggressore ricorre in Cassazione, sostenendo che la prescrizione escluda il risarcimento senza un autonomo accertamento civile. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito che, in caso di prescrizione del reato, il giudice penale deve comunque decidere sulla richiesta di risarcimento applicando le regole civili. Per l'illecito civile basta dimostrare che la responsabilità sia "più probabile che non", uno standard meno severo di quello penale. Di conseguenza, la condanna al risarcimento danni da reato prescritto viene confermata e l'Aggressore deve pagare anche le spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna condannata a risarcire i danni per una truffa, nonostante il reato fosse ormai estinto per prescrizione. L'imputata aveva convinto la vittima a versare somme di denaro promettendo rinvii in una procedura di vendita immobiliare. I giudici hanno chiarito che, quando il reato si estingue per prescrizione, il giudice penale deve comunque decidere sulla richiesta di risarcimento danni per truffa avanzata dalla vittima. In questo caso, l'accertamento non segue le rigide regole penali, ma quelle civili dell'illecito extracontrattuale, basandosi sul criterio del 'più probabile che non'. Essendo provato il raggiro e il danno economico, la condanna al risarcimento è stata pienamente confermata.
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Un collaboratore di un'associazione è stato accusato di tentata truffa per aver presentato un ricorso illeggibile al Prefetto, cercando di simulare la tempestiva impugnazione di un verbale stradale e indurre in errore il Comune per evitare il pagamento di una cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha rilevato che il reato penale è ormai estinto per prescrizione. Tuttavia, accogliendo i rilievi della difesa sulle gravi lacune motivazionali della sentenza d'appello riguardo alla reale dinamica dei fatti, la Suprema Corte ha annullato la decisione ai fini civili. Il caso è stato quindi rinviato al giudice civile, che dovrà valutare da zero l'esistenza di un illecito e l'eventuale risarcimento del danno a favore del Comune.
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La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di due professionisti accusati di falsa autenticazione della firma. I due legali avevano attestato la presenza dei propri clienti per la firma delle procure speciali necessarie a presentare ricorsi contro l'Ente Previdenziale. Tuttavia, i clienti erano deceduti diversi anni prima del deposito dei ricorsi. Nonostante la prescrizione dei reati penali in appello, la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi dei difensori, confermando la condanna al risarcimento dei danni in favore dell'Ente Previdenziale. I giudici hanno ribadito che la procura speciale per il ricorso in Cassazione deve essere rilasciata in data successiva alla sentenza impugnata, rendendo logicamente impossibile la firma da parte di soggetti già deceduti.
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Una militare, rimasta schiacciata da un cancello difettoso in caserma, ha chiesto il risarcimento dei danni costituendosi parte civile nel processo penale per falso contro i tecnici che avevano collaudato l'opera. Dopo l'annullamento della sentenza penale ai soli effetti civili, la causa è passata al giudice civile. Quest'ultimo ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso causale tra il falso e le lesioni. La Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'onere della prova nel risarcimento danni spetta interamente al danneggiato. Nel giudizio civile di rinvio si applicano infatti le regole del codice civile: chi chiede il risarcimento deve dimostrare non solo l'illecito, ma anche il danno concreto e il legame diretto con la condotta contestata.
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Un imputato, condannato in primo grado per estorsione, ottiene in appello il riconoscimento di una circostanza attenuante. Di conseguenza, la Corte d'appello accerta che la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza di primo grado e revoca le statuizioni civili a favore delle vittime. Le parti civili ricorrono in Cassazione, lamentando la violazione delle regole sul risarcimento. La Seconda Sezione Penale rileva un contrasto giurisprudenziale: se la prescrizione del reato matura prima del giudizio di primo grado ma viene riconosciuta solo in appello grazie a valutazioni discrezionali, il giudice d'appello può comunque decidere sulle richieste civili o deve revocare i risarcimenti? La questione viene rimessa alle Sezioni Unite per una decisione definitiva.
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Un cittadino straniero, titolare di un regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari, è stato trattenuto ingiustamente presso un centro di identificazione ed espulsione a seguito di una rinuncia alla protezione firmata senza interprete. Il Giudice di Pace ha successivamente annullato il decreto di espulsione. La Corte d'Appello ha condannato il Ministero dell'Interno al risarcimento del danno non patrimoniale per la privazione della libertà personale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Ministero. La Suprema Corte ha stabilito che l'illegittimità del trattenimento e la colpa della Pubblica Amministrazione determinano il diritto al risarcimento danni per trattenimento illegittimo, confermando la condanna dello Stato al pagamento delle spese processuali e del danno subito dallo straniero.
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