Definizione
Reato previsto dall'art. 356 c.p. che punisce chi, nell'eseguire un contratto di fornitura con la Pubblica Amministrazione, commette una frode, ad esempio consegnando cose o eseguendo opere diverse da quelle pattuite o con difetti.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 45 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 18%
- Rigettato 42%
- Inammissibile 37%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 656%
- Penale Sez. 235%
- Penale Sez. 19%
Precedenti più richiamati
- Cass. 28655/2025in 12 provvedimenti
- Cass. 45105/2021in 13 provvedimenti
- Cass. 29374/2020in 6 provvedimenti
- Cass. 28130/2020in 10 provvedimenti
- Cass. 14022/2024in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione dell'amministratore di una cooperativa, sottoposto a custodia cautelare per reati associativi, corruttivi e frode nelle pubbliche forniture relativi a servizi di pulizia e sanificazione ospedaliera. La difesa contestava sia i gravi indizi di colpevolezza, sia la proporzione della misura carceraria rispetto agli arresti domiciliari. I giudici di legittimità hanno confermato la gravità del quadro indiziario per l'associazione per delinquere e la corruzione, ribadendo l'esigenza della custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul reato di frode nelle pubbliche forniture. La Corte ha stabilito che la semplice fornitura carente o l'uso di strumenti inadeguati integra il meno grave inadempimento contrattuale e non la frode, mancando raggiri o artifici ingannevoli. L'ordinanza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo specifico capo.
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Un ingegnere, incaricato di supervisionare lavori pubblici, è stato accusato di frode in pubbliche forniture. L'accusa sosteneva che avesse acconsentito all'uso di una malta scadente per lavori su un viadotto, violando i suoi doveri di controllo. Per questo, gli era stata applicata una misura interdittiva. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava tale misura. Ha ritenuto che la motivazione del tribunale inferiore fosse illogica e insufficiente. Il tribunale aveva basato la sua decisione su un'espressione soggettiva di un concorrente e aveva erroneamente spostato l'onere della prova sulla difesa. La Cassazione ha quindi dichiarato la perdita di efficacia della misura cautelare, accogliendo il ricorso dell'ingegnere.
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La Cassazione ha confermato la condanna di un proprietario immobiliare per frode in pubbliche forniture. Il Proprietario aveva affittato immobili privi di acqua potabile a un subfornitore che gestiva l'accoglienza di rifugiati per un Ente Pubblico. Nonostante non avesse un contratto diretto con l'Ente, la Corte ha ritenuto che la sua consapevolezza della destinazione degli immobili e l'inadempimento contrattuale abbiano causato la mancanza di un servizio essenziale. Il ricorso del Proprietario, che contestava la valutazione delle prove e la configurabilità del reato senza rapporto diretto con la P.A., è stato rigettato. La sentenza ribadisce che il reato si configura anche per inadempimenti indiretti che pregiudicano un servizio pubblico.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura interdittiva verso la dirigente di una società di trasporto marittimo. La Procura contestava i reati di Frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata e corruzione per la gestione dei collegamenti navali con presunte avarie omesse. I giudici hanno escluso la Frode nelle pubbliche forniture poiché il servizio era rivolto direttamente agli utenti privati e non alla Pubblica Amministrazione. Inoltre, la mancata segnalazione dei guasti era diretta a evitare penali contrattuali e non a truffare l'ente pubblico. Infine, la Corte ha escluso il pericolo di reiterazione per il reato di corruzione, poiché l'indagata aveva interrotto ogni incarico aziendale. Il ricorso della Procura è stato rigettato.
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La Procura contestava al dirigente di una compagnia di navigazione marittima i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per presunte avarie taciute sui traghetti di linea. Il Tribunale del Riesame revocava il divieto di dimora applicato all'indagato per insussistenza dei gravi indizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando l'assenza della frode nelle pubbliche forniture nelle concessioni in cui il servizio è rivolto all'utenza finale e non direttamente all'ente pubblico. Il dirigente ottiene quindi la conferma della revoca della misura cautelare per carenza dei presupposti indiziari.
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La Procura ha contestato a un dirigente d'azienda i reati di frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata per la gestione del servizio di trasporto marittimo convenzionato. L'accusa lamentava l'uso di navi con avarie non dichiarate e il conseguente incasso di contributi pubblici. Il Tribunale del Riesame ha revocato l'interdizione lavorativa del dirigente per insussistenza di gravi indizi. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura. I giudici hanno chiarito che la frode nelle pubbliche forniture non sussiste se il servizio pubblico è erogato a beneficio diretto dell'utenza finale e non della Pubblica Amministrazione.
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La Procura ha contestato al dirigente di una compagnia di navigazione i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per la presunta mancata segnalazione di alcune avarie navali durante il servizio di trasporto passeggeri in convenzione. Il Tribunale del Riesame ha annullato la misura cautelare del divieto di dimora, escludendo i gravi indizi di reato. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento e ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che il delitto di frode nelle pubbliche forniture non scatta nelle concessioni di pubblico servizio, poiché la prestazione è destinata all'utenza finale e non direttamente all'ente pubblico appaltante. Inoltre, l'accusa non ha dimostrato la reale gravità delle avarie tramite perizia tecnica, rendendo insussistente anche l'ipotesi di truffa.
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L'amministratrice di una società di analisi cliniche convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale affronta accuse per gravi reati di frode e inadempimento in pubbliche forniture. Gli inquirenti contestano l'impiego di reagenti scaduti e gravi carenze igienico-sanitarie nei locali aziendali. Il giudice dispone quindi il sequestro preventivo impeditivo dell'intero laboratorio per scongiurare la prosecuzione delle condotte illecite. La società presenta istanza di restituzione dell'immobile, respinta in sede di appello cautelare. L'ente propone successivamente ricorso per Cassazione deducendo vizi processuali, ma in seguito deposita formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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La vicenda nasce dalle indagini su presunti patti corruttivi e irregolarità nell'ammodernamento di un importante tratto autostradale. L'Imprenditore, privo dei requisiti per partecipare a gare pubbliche, gestiva società fornitrici di bitume e calcestruzzo. Secondo l'accusa, il Direttore dei Lavori ometteva i controlli di qualità e favoriva subappalti non autorizzati, ricevendo denaro e veicoli. A fronte delle imputazioni per corruzione e frode nelle pubbliche forniture, il Tribunale applicava all'imprenditore il divieto temporaneo di esercitare attività di impresa. L'indagato contestava la validità delle perizie dell'accusa e l'interpretazione delle relazioni tecniche difensive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore. I giudici hanno confermato la misura interdittiva, rilevando la solidità del quadro indiziario complessivo.
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Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per il titolare di un'impresa edile, accusato di frode in pubbliche forniture e partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. Secondo l'accusa, l'indagato gestiva subappalti pubblici sotto la direzione del padre, esponente di spicco di un clan. La difesa contestava la mancanza di prove sulla reale partecipazione al sodalizio criminale e sul dolo della frode. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulla frode, ritenendo provata la malafede nell'uso di tubature difettose. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul reato associativo: il semplice rapporto di parentela e l'esecuzione di soli due subappalti non bastano a dimostrare l'inserimento stabile nella cosca. L'ordinanza è stata annullata con rinvio su questo specifico punto.
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Il rappresentante di una cooperativa ha impugnato l'ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari, rigettando la richiesta di archiviazione per il reato di frode in pubbliche forniture, ha disposto l'imputazione coatta per il diverso reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Il ricorrente sosteneva l'abnormità del provvedimento per violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il giudice può legittimamente operare una diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto storico. Non si configura quindi un atto abnorme se il giudice modifica il titolo del reato mantenendo inalterato il nucleo della condotta contestata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'annullamento della misura interdittiva applicata al Comandante di una società di navigazione. L'indagato era accusato di aver nascosto gravi guasti alle navi adibite al trasporto passeggeri, integrando l'ipotesi di frode nelle pubbliche forniture. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura. I giudici hanno confermato che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nel caso di concessione di un servizio pubblico, come il trasporto marittimo di linea. In questa fattispecie, infatti, i destinatari diretti delle prestazioni sono i cittadini e non la Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, eventuali inadempimenti contrattuali o carenze manutentive rilevano esclusivamente in sede civile.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro l'annullamento delle misure cautelari a carico del Dirigente di una società di trasporti marittimi. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture, sostenendo che la società avesse nascosto avarie alle navi per continuare a percepire contributi pubblici. La Cassazione ha confermato che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nelle concessioni di servizio pubblico, poiché il servizio è diretto agli utenti e non alla pubblica amministrazione. Inoltre, ha escluso la truffa poiché le avarie erano minime (0,21% delle corse) e non vi era un obbligo di comunicazione spontanea, escludendo così i gravi indizi di colpevolezza.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura contro l'annullamento delle misure cautelari per i vertici di una società di trasporti marittimi. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per aver nascosto alcune avarie dei traghetti al fine di incassare i contributi pubblici. I giudici hanno chiarito che il reato di frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nel caso di concessione di servizi pubblici, poiché i beneficiari diretti del trasporto sono i cittadini e non l'amministrazione. Inoltre, la mancata comunicazione spontanea di guasti minori, che non hanno compromesso la sicurezza né la regolarità delle corse, non costituisce truffa, mancando la prova di un effettivo inganno o danno per l'ente pubblico.
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Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'annullamento delle misure cautelari contro il Direttore Generale di una compagnia di navigazione. L'accusa ipotizzava i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture per aver nascosto avarie su navi veloci continuando a percepire contributi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la frode nelle pubbliche forniture non è configurabile nelle concessioni di trasporto pubblico, poiché i passeggeri, e non l'ente pubblico, sono i destinatari diretti del servizio. Inoltre, l'omessa comunicazione di lievi guasti (pari allo 0,21% delle corse complessive) non costituisce truffa in assenza di un obbligo specifico di segnalazione spontanea e di un reale pericolo per la sicurezza della navigazione. Vince l'indagato, le cui misure cautelari restano annullate.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la revoca parziale di una misura interdittiva nei confronti di un professionista. Il professionista, Direttore dei Lavori per la ristrutturazione di un palazzetto dello sport, era accusato di falsità ideologica e frode nelle pubbliche forniture. La Cassazione ha confermato che non sussistono i presupposti per il reato di frode nelle pubbliche forniture. Infatti, le modifiche peggiorative del progetto (come la sostituzione del parquet con il PVC) erano note fin dall'inizio alla pubblica amministrazione. Le varianti non servivano a ingannare l'ente pubblico sulla consegna di un bene diverso, ma a coprire errori di progettazione già conosciuti da tutti i soggetti coinvolti. Di conseguenza, viene meno l'elemento dell'inganno tipico della frode nell'esecuzione del contratto.
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Il Tribunale di Catanzaro ha ridotto da sei a quattro mesi la misura interdittiva del divieto di esercitare attivita professionali applicata a un Direttore dei Lavori. Il Tribunale ha escluso il reato di frode in pubbliche forniture per mancanza di gravi indizi, confermando pero il reato di falso. La riduzione della durata e stata motivata dalla collaborazione dell'indagato e dalla sua incensuratezza. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione contestando solo l'esclusione dei gravi indizi del reato di frode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. La Corte ha chiarito che, per contestare la riduzione della durata della misura, il ricorrente avrebbe dovuto impugnare specificamente anche le esigenze cautelari e le motivazioni relative alla personalita dell'indagato, e non solo la sussistenza dei reati.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura cautelare nei confronti di un Comandante di navi accusato di frode in pubbliche forniture. L'accusa sosteneva che la società di navigazione avesse utilizzato navi con avarie non dichiarate per il trasporto pubblico. La Suprema Corte ha stabilito che il reato di frode in pubbliche forniture non si applica alle concessioni di servizi pubblici in cui i beneficiari diretti sono i cittadini e non l'amministrazione, anche in presenza di forti finanziamenti pubblici. Di conseguenza, il Comandante vince definitivamente il ricorso e la misura cautelare resta annullata.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura cautelare nei confronti dell'Amministratore di una società di navigazione, accusato di truffa e frode nelle pubbliche forniture. L'accusa sosteneva che l'indagato avesse nascosto avarie sulle navi per continuare a percepire sovvenzioni pubbliche regionali per il trasporto marittimo. I giudici hanno stabilito che non è configurabile il reato di frode nelle pubbliche forniture se il servizio è gestito tramite concessione e i beneficiari diretti sono i cittadini e non la pubblica amministrazione. Inoltre, non è stata provata la gravità delle avarie né l'intenzione di truffare l'ente pubblico, escludendo così i gravi indizi di colpevolezza.
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Un avvocato, indagato per frode in pubbliche forniture come amministratore di fatto di una società immobiliare, ha subito una perquisizione e il sequestro di materiale informatico nel proprio studio. Il professionista ha impugnato il provvedimento lamentando la violazione delle tutele speciali previste dalla legge. Il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che tali tutele non spettino all'avvocato indagato in proprio. La sesta sezione penale della Cassazione ha rilevato un profondo contrasto interpretativo sul punto. Di conseguenza, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per stabilire se le garanzie del difensore si applichino anche quando il legale è personalmente sottoposto a indagini, oppure se siano limitate alla tutela dei soli clienti assistiti.
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