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Fatto Di Lieve Entità

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Provvedimenti

Utilizzo intercettazioni: la validità in reati connessi
La Cassazione ha confermato la validità dell'utilizzo intercettazioni disposte per un reato associativo anche per un reato connesso di spaccio. La Corte ha ritenuto che la connessione sostanziale tra i reati rende il procedimento unico, legittimando l'uso delle prove. Rigettata anche la richiesta di qualificare il fatto come di lieve entità, data l'inserimento del soggetto in un più ampio circuito criminale.
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Fatto di lieve entità: quando la droga è troppa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la detenzione di quasi 50 grammi di cocaina ad alta purezza, da cui si potevano ricavare 260 dosi, non può essere considerata un fatto di lieve entità. Questa valutazione negativa, basata sulla quantità e qualità della sostanza, prevale sulla mancanza di strumenti per il confezionamento o di denaro, confermando la necessità di un'analisi globale di tutti gli indici previsti dalla legge.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ribadisce che per tale qualificazione è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi (quantità e qualità della sostanza, mezzi, modalità dell'azione). In questo caso, la quantità significativa (17,93g per 345 dosi) e gli strumenti per il confezionamento sono stati ritenuti sufficienti a escludere la minima offensività del fatto, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Fatto di lieve entità: la valutazione globale del giudice
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, T.U. Stupefacenti), sostenendo che i giudici avessero considerato solo la quantità di droga. La Corte ha ribadito che la valutazione per il fatto di lieve entità deve essere globale, considerando mezzi, modalità, circostanze dell'azione, quantità e qualità della sostanza. Nel caso specifico, la quantità notevole (oltre 150g per 376 dosi), le modalità organizzate (due luoghi di stoccaggio, strumenti per confezionare, ordini via cellulare) escludevano la minima offensività, giustificando il diniego del beneficio.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio è grave?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, negando la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La decisione si basa sulla cessione di 50 grammi di cocaina, avvenuta in un contesto organizzato con l'uso di più veicoli e il coinvolgimento di diverse persone. Secondo la Corte, tali elementi dimostrano una capacità logistica e un inserimento nella filiera dello spaccio che superano la soglia della lieve entità, rendendo irrilevante la mancanza di analisi specifiche sul principio attivo della sostanza.
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Identificazione vocale: valida anche senza perizia?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza conferma che l'identificazione vocale basata sul riconoscimento degli agenti di polizia giudiziaria è valida anche senza una perizia fonica, se non contestata con elementi concreti. Inoltre, nega la qualifica di 'fatto di lieve entità' basandosi su una valutazione complessiva che include modalità, profitti e continuità dell'attività, non solo sulla quantità della sostanza.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di dosi (217 di cocaina e 190 di crack) esclude la minima offensività, rendendo irrilevante la richiesta.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
Un soggetto condannato per detenzione di quasi 50 grammi di marijuana e oltre 70 di hashish ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La valutazione complessiva, basata sull'ingente numero di dosi ricavabili (1.183) e sul rinvenimento di una cospicua somma di denaro, è stata ritenuta incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: non solo la quantità conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità basandosi solo sulla quantità dello stupefacente. La Corte ha ribadito che per questa attenuante contano anche la condotta dell'imputato e il contesto generale, non solo il dato ponderale della sostanza, che nel caso specifico avrebbe permesso di ricavare 227 dosi.
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Fatto di lieve entità: No al ricorso con precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali specifici del soggetto e della quantità non trascurabile di sostanza stupefacente.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? (Cassazione)
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in 'fatto di lieve entità'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la pluralità e la reiterazione delle cessioni, unite a un inserimento stabile in una vera e propria piazza di spaccio, sono elementi ostativi al riconoscimento dell'ipotesi attenuata.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per spaccio di stupefacenti. Gli imputati chiedevano il riconoscimento del fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione sulla lieve entità del fatto deve essere complessiva e non può basarsi su un singolo elemento. Nel caso specifico, l'elevato numero di dosi cedute e la continuità dell'attività di spaccio, tale da generare un profitto certo, escludono la configurabilità del reato minore. Anche le attenuanti generiche sono state negate a causa della gravità oggettiva dei fatti.
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Ricorso generico: Cassazione dichiara inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso era un ricorso generico, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza criticare specificamente la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato che la natura organizzata del traffico internazionale escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: no con 1000 dosi di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha ritenuto che l'ingente quantitativo di stupefacente (95 gr di hashish, pari a 1.056 dosi), la somma di denaro trovata (€ 1.090) e un recente precedente specifico fossero elementi incompatibili con la minima offensività richiesta per tale qualificazione giuridica.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Viene esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa della notevole quantità di droga, della diversità delle sostanze e della presenza di strumenti professionali come un bilancino di precisione e sostanza da taglio, elementi che indicano un'attività non occasionale.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 84 grammi di cocaina. Viene esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità, poiché la quantità della sostanza e le modalità dell'attività illecita indicavano una notevole capacità di diffusione e professionalità, incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'applicabilità dell'ipotesi di reato di fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione di merito che l'ha esclusa a causa di elementi indicativi di professionalità, come il possesso di un'ingente somma di denaro, che rendono la condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su professionalità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti. La Corte ha negato l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, co. 5, D.P.R. 309/90) perché la detenzione di diverse qualità di droga e la quantità rilevante indicavano professionalità e una significativa capacità di diffusione sul mercato, incompatibili con una minima offensività.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in un fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il rilevante quantitativo di sostanza, le modalità di detenzione e la professionalità dell'attività illecita sono incompatibili con la nozione di minima offensività richiesta per la fattispecie meno grave.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), sottolineando che la natura sistematica, professionale e continuativa dell'attività di spaccio, rivolta a una clientela fidelizzata e con l'uso di cautele per eludere i controlli, prevale sulla modesta quantità delle singole cessioni. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato in tutti i suoi punti.
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