La Corte di Cassazione affronta un caso di omicidio in cui gli aggressori, dopo aver accoltellato la vittima, le hanno dato fuoco credendola già morta. L'autopsia ha però rivelato che la morte è sopraggiunta per carbonizzazione. La difesa sosteneva la tesi del tentato omicidio seguito da omicidio colposo, basandosi sul cosiddetto 'Dolo d'omicidio e errore sul fatto'. La Corte ha respinto questa ricostruzione, stabilendo che la volontà omicida è rimasta costante per tutta la durata dell'azione. L'intenzione di uccidere non è venuta meno e l'aver dato fuoco a una persona ancora viva, seppur incosciente, configura un unico reato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. La condanna è stata quindi confermata.
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