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Discrezionalità del datore di lavoro

Definizione

Il potere del datore di lavoro di prendere determinate decisioni in autonomia, come istituire un premio e fissarne le condizioni, pur nel rispetto dei limiti imposti dalla legge e dai contratti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Premio di rendimento: budget non basta, la Banca vince in Cassazione
Una lavoratrice di un istituto di credito chiedeva il pagamento del premio di rendimento aziendale per due annualità, sostenendo che fosse un suo diritto dato che la spesa era prevista nel bilancio aziendale. La Banca si opponeva, affermando che il pagamento era subordinato al raggiungimento di un obiettivo di utile netto, cosa non avvenuta. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Banca, stabilendo un principio fondamentale: il premio di rendimento aziendale non è automatico. La sua erogazione dipende dal raggiungimento di obiettivi specifici fissati dall'azienda in modo discrezionale, seppur trasparente. La semplice previsione di spesa a bilancio non è sufficiente a creare un diritto per il lavoratore. La sentenza d'appello favorevole alla dipendente è stata quindi annullata.
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Premio di rendimento: budget non basta, servono i risultati
Una lavoratrice del settore bancario aveva ottenuto il pagamento del premio di rendimento per gli anni 2011 e 2012, poiché i giudici di merito avevano ritenuto sufficiente la previsione della spesa nel bilancio aziendale. La Banca ha però fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il premio di rendimento non è un diritto automatico. La sua erogazione è legata al raggiungimento effettivo di obiettivi specifici e predeterminati dall'azienda, come un utile netto minimo. La sola iscrizione a bilancio non basta a creare un obbligo di pagamento se i risultati non vengono conseguiti. La Corte ha quindi dato ragione alla Banca.
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Premio di rendimento: budget stanziato ma negato al manager
Un quadro direttivo di una banca ha richiesto il pagamento del premio di rendimento aziendale per due annualità, ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che il premio di rendimento aziendale non è un diritto automatico legato solo alla presenza di un budget o al ruolo strategico del dipendente. L'erogazione è facoltà discrezionale dell'azienda ed è strettamente condizionata al raggiungimento di obiettivi specifici e prefissati, come un determinato utile di esercizio. Poiché l'obiettivo di profitto non era stato raggiunto, la banca ha legittimamente negato il premio. La vittoria è andata all'azienda.
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