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Disapplicazione

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Provvedimenti

Scatti di anzianità: Cassazione dà ragione ai docenti precari
Tre docenti assunte con ripetuti contratti a termine hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per ottenere gli scatti di anzianità previsti per il personale di ruolo. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che la clausola di salvaguardia del contratto collettivo del 2011 spettasse solo ai dipendenti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso delle lavoratrici. I giudici hanno stabilito che escludere il personale precario dai benefici economici riservati ai colleghi di ruolo viola il principio europeo di non discriminazione. Di conseguenza, la norma del contratto collettivo nazionale deve essere disapplicata. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame del caso.
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Reingresso illegale dello straniero: lavoro non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per un cittadino straniero responsabile di reingresso illegale dello straniero. L'imputato era rientrato in Italia senza autorizzazione dopo essere stato legittimamente espulso. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, l'illegittimita della pena detentiva secondo il diritto europeo e chiedeva l'applicazione della particolare tenuita del fatto per motivi lavorativi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il dolo consiste nella semplice consapevolezza di violare il divieto e che le finalita lavorative non escludono il reato.
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Compenso del commissario giudiziale: tagliato se l’accordo salta
Un'azienda in liquidazione propone un concordato preventivo, ma vi rinuncia prima dell'omologazione. Il Tribunale liquida ai commissari giudiziali un importo di 1,35 milioni di euro, calcolandolo sull'attivo inventariato anziché su quello realizzato, disapplicando la norma ministeriale ritenuta irragionevole. L'azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte conferma che per determinare il compenso del commissario giudiziale si deve fare riferimento all'attivo inventariato per evitare disparità di trattamento. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'azienda stabilendo che, in caso di interruzione anticipata della procedura, il compenso deve essere ridotto proporzionalmente all'opera effettivamente prestata. La causa viene rinviata al Tribunale per il ricalcolo della cifra.
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Giurisdizione società in house: decide il giudice ordinario
Un professionista ha impugnato davanti al TAR la graduatoria di una selezione indetta da una società a controllo pubblico per un incarico di esperto senior, sostenendo che il vincitore non avesse i requisiti richiesti. La società ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il conflitto, hanno stabilito che la giurisdizione società in house spetta al giudice ordinario. Anche se interamente partecipata dallo Stato, la società in house è un soggetto di diritto privato. Le sue procedure di selezione non costituiscono esercizio di un pubblico potere, ma rientrano nell'agire privato dell'ente. Di conseguenza, le controversie sulle assunzioni e sui contratti di collaborazione devono essere decise dal giudice ordinario.
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Multa a Linate: il principio di territorialità divide i giudici
Una automobilista ha impugnato una multa stradale ricevuta dalla Polizia Locale di Milano nella corsia partenze dell'aeroporto di Linate, situata geograficamente nel territorio del Comune di Segrate. Il Giudice di Pace ha annullato il verbale per violazione del principio di territorialità, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione ritenendo legittimo il potere sanzionatorio milanese in base a ordinanze ENAC. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e la novità della questione riguardante i limiti del principio di territorialità nelle aree aeroportuali intercomunali, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Raccolta abusiva di scommesse: no alla tutela UE senza sanatoria
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro la revoca della misura interdittiva nei confronti di un gestore di scommesse affiliato a un operatore estero. Il Tribunale aveva escluso il reato ritenendo l'operatore discriminato dalle gare statali. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la mancata adesione alla procedura di regolarizzazione prevista dalla Legge di Stabilità del 2015 rende irrilevante qualsiasi precedente discriminazione. Chi sceglie di non regolarizzarsi non può invocare la tutela europea per evitare la condanna per raccolta abusiva di scommesse. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Foglio di via obbligatorio incompleto: condanna annullata
Un cittadino e stato condannato per aver violato un foglio di via obbligatorio, essendo stato trovato nel territorio di un Comune da cui era stato allontanati. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che il provvedimento del Questore non conteneva l'ordine di fare rientro nel proprio luogo di residenza, ma solo il divieto di tornare nel Comune in questione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancanza di una delle due prescrizioni rende il provvedimento illegittimo. Di conseguenza, il giudice penale deve disapplicare l'atto amministrativo viziato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna perche il fatto non sussiste.
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Misure di prevenzione: coprifuoco violato e condanna confermata
Il Ricorrente è stato condannato a dieci mesi di reclusione per aver violato l'obbligo di soggiorno e il coprifuoco notturno imposti dalla sorveglianza speciale. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo che le misure di prevenzione applicate fossero prive di base giuridica, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato parzialmente illegittima la norma di riferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che, nonostante la parziale incostituzionalità, le misure di prevenzione restano valide se il giudice di merito accerta che il soggetto vive abitualmente con i proventi di attività delittuose, non ha un lavoro lecito ed è dedito a gravi reati contro il patrimonio. Di conseguenza, la condanna del ricorrente è stata confermata.
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Imposta regionale sulla benzina: il Fisco perde contro l’Europa
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento di sanzioni a una società per l'omessa dichiarazione e il mancato versamento dell'imposta regionale sulla benzina per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno stabilito che l'imposta regionale sulla benzina è incompatibile con il diritto dell'Unione Europea, poiché priva di una finalità specifica diversa dal semplice incremento delle entrate pubbliche. Di conseguenza, i giudici nazionali devono disapplicare le norme interne che cercano di mantenere in vita il tributo per il passato. La società contribuente non deve quindi pagare né l'imposta né le relative sanzioni, poiché il tributo è illegittimo anche per le annualità precedenti alla sua formale abrogazione avvenuta nel 2021.
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Indennità di pronta disponibilità: persi i vecchi aumenti locali
Una dirigente medica ha chiesto all'Azienda Sanitaria il pagamento di differenze retributive per l'indennità di pronta disponibilità, basandosi su un vecchio accordo decentrato del 1999 che prevedeva tariffe maggiorate. L'Azienda Sanitaria si è opposta, evidenziando che i successivi contratti collettivi nazionali avevano superato quell'accordo e che mancavano nuove intese locali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda della lavoratrice. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel pubblico impiego, gli incrementi economici devono trovare fondamento nella contrattazione collettiva vigente e sono subordinati alla reale disponibilità dei fondi di bilancio aziendali. Di conseguenza, senza un nuovo accordo integrativo che confermi le maggiorazioni, si applicano solo le tariffe minime nazionali.
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Diritto alla detrazione IVA: l’azienda batte il fisco sui tartufi
L'Azienda ha richiesto il rimborso di oltre 1,7 milioni di euro per l'IVA versata nel 2015 e 2016 sull'acquisto di tartufi da raccoglitori occasionali privi di partita IVA. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso applicando una vecchia norma nazionale che imponeva l'autofatturazione senza possibilità di detrarre l'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che tale divieto contrasta con il diritto europeo. I giudici hanno stabilito che il Diritto alla detrazione IVA è un principio fondamentale e neutrale che non può essere limitato dagli Stati membri senza autorizzazione dell'Unione Europea. Di conseguenza, la legge nazionale incompatibile va disapplicata e l'Azienda ha diritto al rimborso delle somme indebitamente versate.
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Foglio di via obbligatorio incompleto: cancellata la condanna
Il caso riguarda un cittadino condannato per aver violato un provvedimento del Questore che gli vietava di tornare nel Comune di Torino. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo perché privo dell'ordine di rientro nel comune di residenza (Milano). La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il foglio di via obbligatorio deve contenere necessariamente sia l'ordine di allontanamento sia l'ordine di rientro. La mancanza di uno di questi elementi determina la nullità dell'atto amministrativo, che il giudice penale deve disapplicare. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste, sancendo la piena assoluzione del cittadino.
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Foglio di via obbligatorio: vietato il ritorno ma l’atto è nullo
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un cittadino per la violazione del foglio di via obbligatorio. Il provvedimento del Questore conteneva solo il divieto di ritorno nel Comune di San Severino Marche, ma non l'ordine di rientro nel Comune di residenza (Grosseto). I giudici hanno stabilito che il foglio di via obbligatorio deve contenere necessariamente entrambe le prescrizioni. La mancanza di una di esse determina la nullità strutturale dell'atto amministrativo, che il giudice penale deve disapplicare. Di conseguenza, il fatto non sussiste e il cittadino viene assolto.
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Giurisdizione tributaria: Comune ko su tariffe TARI
Un'azienda attiva nella raffinazione ha impugnato davanti al giudice amministrativo la delibera comunale di approvazione delle tariffe TARI, ritenendole illegittime. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la competenza spettasse al giudice tributario. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso del Comune, confermando che l'impugnazione di atti amministrativi generali, come le delibere tariffarie, spetta al giudice amministrativo. La giurisdizione tributaria riguarda infatti solo i singoli atti impositivi rivolti al contribuente. La Corte ha chiarito che l'azienda conserva l'interesse ad agire anche se i singoli avvisi di pagamento sono ormai definitivi, poiché l'annullamento della delibera generale consente di richiedere l'annullamento in autotutela degli atti successivi. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Cumulo tra pensione e reddito da lavoro: vince il giornalista
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sul suo trattamento pensionistico dall'ente previdenziale di categoria, applicate in base a un regolamento interno che vietava il cumulo tra pensione e reddito da lavoro. Il Tribunale ha dato ragione al pensionato, mentre la Corte d'appello ha ribaltato la decisione valorizzando l'autonomia dell'ente. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che l'autonomia regolamentare dell'istituto privatizzato non è illimitata. Di conseguenza, in materia di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, si applica la stessa disciplina di favore prevista per la generalità dei lavoratori iscritti all'INPS. La Suprema Corte ha quindi disposto la disapplicazione della norma regolamentare restrittiva e ha rinviato la causa alla Corte d'appello per ricalcolare le somme spettanti al pensionato.
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Cumulo pensione e reddito da lavoro: stop ai divieti dell’ente
Il Pensionato, un giornalista professionista, ha contestato le trattenute effettuate dall'Ente Previdenziale sulla sua pensione a partire dal 2016. L'ente applicava un divieto assoluto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, previsto dal proprio regolamento interno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che all'ente previdenziale dei giornalisti, in quanto gestore di una previdenza sostitutiva dell'assicurazione generale obbligatoria, si applica la stessa disciplina di totale cumulabilità prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti (INPS). Di conseguenza, il divieto regolamentare interno deve essere disapplicato.
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Cumulo tra pensione e reddito da lavoro: vince il giornalista
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sul suo trattamento pensionistico dall'ente previdenziale di categoria, che applicava un divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che all'ente previdenziale dei giornalisti si applica la stessa disciplina di liberalizzazione prevista per l'assicurazione generale obbligatoria. Di conseguenza, l'ente non può imporre limiti più severi rispetto a quelli statali. La Suprema Corte ha quindi sancito la disapplicazione del regolamento interno dell'ente che vietava il cumulo tra pensione e reddito da lavoro, rinviando la causa alla Corte d'appello per ricalcolare le somme spettanti al lavoratore.
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Rimborso accise energia elettrica: illegittima ma negata
Una società consumatrice ha richiesto il rimborso accise energia elettrica, contestando il pagamento delle addizionali provinciali per gli anni 2010 e 2011. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene le addizionali provinciali siano illegittime perché contrarie al diritto dell'Unione Europea, il consumatore finale non può richiederne il rimborso direttamente allo Stato. L'unico soggetto legittimato a chiedere il rimborso al fisco è il fornitore di energia. Il consumatore finale può solo agire contro il fornitore per recuperare le somme pagate in più, a meno che non dimostri l'assoluta impossibilità di farlo. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, rigettando definitivamente la richiesta di rimborso della società.
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Esenzione accise prodotti energetici: azienda perde col fisco
L'Azienda Petrolifera ha richiesto il rimborso delle accise versate nel 2006 per i combustibili destinati alla produzione di energia elettrica, invocando l'esenzione accise prodotti energetici prevista dalla Direttiva 2003/96/CE. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che la tassa fosse legittima per finalità ambientali in base alla legge nazionale del 1998. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che la normativa italiana preesistente (Legge n. 448/1998) già prevedeva una tassazione con finalità di tutela ambientale conforme alla deroga comunitaria. Di conseguenza, la Corte ha rigettato la domanda di rimborso dell'Azienda Petrolifera, che è stata condannata a pagare le spese del giudizio di legittimità.
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Scuola contro docente: sì all’equiparazione retributiva
Una docente ha lavorato presso un istituto scolastico a ordinamento speciale, ricevendo uno stipendio inferiore rispetto a quanto previsto dalle tabelle ministeriali per le Scuole Europee. La lavoratrice ha chiesto il pagamento delle differenze retributive, contestando i tagli decisi dal consiglio di amministrazione della scuola. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto scolastico, confermando il diritto della docente. I giudici hanno stabilito che l'istituto non poteva ridurre lo stipendio in modo autonomo, poiché la legge impone una precisa equiparazione retributiva con il personale delle Scuole Europee. Inoltre, spettava all'amministrazione scolastica dimostrare che i tagli fossero coerenti con quelli applicati a livello europeo, prova che non è stata fornita. La scuola è stata quindi condannata a pagare le differenze e le spese legali.
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