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Definizione Agevolata

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Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alle sanzioni per la casa all’estero
Una contribuente ha impugnato le sanzioni ricevute per non aver dichiarato nel modulo RW la nuda proprietà di un immobile in Svizzera. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali) pagando l'importo ridotto richiesto dall'agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il pagamento ha estinto il debito fiscale e chiuso la lite. I giudici hanno inoltre deciso di compensare interamente le spese di giudizio tra le parti, coerentemente con la natura premiale della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e cancella la lite
Una contribuente impugnava un avviso di liquidazione per imposte di successione. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 193 del 2016, pagando integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno chiarito che l'adesione alla definizione agevolata comporta la rinuncia ai giudizi pendenti. Inoltre, la Corte ha stabilito che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione è un evento sopravvenuto e non un rigetto del ricorso. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: mutuo alto ma il fisco si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha ricalcolato le imposte di una società per la vendita di un immobile, basandosi sul mutuo del compratore, superiore al prezzo dichiarato. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la causa, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (il cosiddetto condono fiscale), pagando interamente le somme dovute in dieci rate. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: se il calcolo è errato la lite non si chiude
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento basato su indagini bancarie nei confronti di un professionista. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Tuttavia, l'ufficio tributario ha riscontrato una forte discrepanza tra la somma versata dal contribuente (circa 869 euro) e l'importo effettivamente dovuto per sanare la lite (oltre 2.600 euro). La Corte di Cassazione, rilevando l'incongruenza dei dati relativi al pagamento, non ha chiuso il processo ma ha ordinato al contribuente di integrare la documentazione entro sessanta giorni per dimostrare eventuali altri versamenti, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole alla Società Contribuente riguardante accertamenti IRAP e IVA per presunte operazioni inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la Società Contribuente ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, ai sensi della Legge di Bilancio 2023. Verificata la sussistenza dei presupposti di legge, in particolare la soccombenza dell'Amministrazione finanziaria nei precedenti gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto l'istanza. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la sospensione del processo e il rinvio a nuovo ruolo, in attesa del completamento della procedura di sanatoria.
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Definizione agevolata delle controversie: conti errati e stop
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il reddito di un professionista tramite accertamento bancario. Il contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha chiesto l'estinzione del processo tramite la definizione agevolata delle controversie. Tuttavia, è emersa una forte discrepanza tra la somma versata dal contribuente (circa tremila euro) e l'importo calcolato dall'ufficio (oltre novemila euro). Per risolvere l'incongruenza, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione e ha ordinato al contribuente di presentare entro sessanta giorni i documenti che provano gli effettivi pagamenti eseguiti.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende il giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai suoi soci una plusvalenza sulla vendita di un immobile, calcolando un maggior reddito di partecipazione. Il Contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti ai sensi del D.L. n. 119/2018. Avendo optato per un pagamento dilazionato in venti rate con scadenza finale nel febbraio 2024, il ricorrente ha chiesto la sospensione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare l'effettivo pagamento di tutte le rate necessarie al perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane e due società, l'importatrice e lo spedizioniere, erano in causa per il recupero di maggiori dazi doganali e IVA non versati su merci importate. Durante il giudizio di Cassazione, le società hanno richiesto di accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: sì al condono per la cartella
Una società beneficiaria di una scissione riceveva cartelle di pagamento per debiti della società scissa, senza aver mai ricevuto i precedenti avvisi di accertamento. La società presentava domanda di definizione agevolata per chiudere la lite, ma l'Agenzia delle Entrate rifiutava il condono, ritenendo le cartelle semplici atti di riscossione non definibili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società beneficiaria, stabilendo che la cartella di pagamento, se costituisce il primo atto con cui il coobbligato solidale viene a conoscenza della pretesa fiscale, ha natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata, determinando l'estinzione del giudizio e la fine della contesa con il Fisco.
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Fisco battuto: stop con definizione agevolata delle liti pendenti
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro La Contribuente per contestare una sentenza favorevole a quest'ultima riguardante tasse non pagate (Ires, Iva, Irap) per l'anno 2007. La Contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per poter accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo fino al 10 ottobre 2023. Entro tale data, La Contribuente dovrà depositare la domanda di sanatoria e la prova del pagamento della prima rata o dell'intero importo dovuto per chiudere definitivamente la controversia.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop ai dazi doganali
Lo Spedizioniere Doganale impugna due avvisi di accertamento per dazi antidumping non versati su merci cinesi falsamente dichiarate come provenienti da Taiwan. L'Agenzia delle Dogane lo ritiene responsabile in solido con l'importatore. Nelle more del giudizio di Cassazione, lo Spedizioniere presenta istanza per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta, dispone la sospensione del processo e rinvia la causa a nuovo ruolo, consentendo al contribuente di perfezionare la sanatoria fiscale.
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Cessioni intracomunitarie: la mancata verifica dell’IVA costa cara
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una Società Contribuente per il recupero dell'IVA su presunte cessioni intracomunitarie effettuate nel 2006 verso due imprese estere che avevano già cessato l'attività. La società non aveva verificato la validità del numero di identificazione IVA delle acquirenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata per le somme iscritte a ruolo, estinguendo parzialmente il debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per la parte definita agevolatamente e ha rigettato il ricorso per la restante parte. I giudici hanno confermato che l'onere di provare i requisiti delle cessioni intracomunitarie spetta al venditore, il quale deve verificare con diligenza l'affidabilità fiscale dei clienti esteri.
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Società a ristretta base sociale: soci contro fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di capitali e ai suoi soci per operazioni soggettivamente inesistenti. Trattandosi di una società a ristretta base sociale, l'ufficio ha esteso l'accertamento del maggior reddito anche ai soci. Questi ultimi hanno impugnato la decisione in Cassazione, chiedendo anche la cessazione della materia del contendere per aver richiesto la definizione agevolata. La Suprema Corte ha rilevato che la società, pur avendo partecipato ai gradi precedenti, non è stata coinvolta nel giudizio di legittimità. Trattandosi di un caso di litisconsorzio necessario, la Corte ha ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti della società e ha richiesto chiarimenti sui pagamenti della sanatoria.
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Diniego di condono: il pagamento parziale fa perdere i benefici
Un'azienda siciliana colpita dal sisma del 2002 ha richiesto la definizione agevolata per i tributi degli anni 2002-2005, pagando però solo parzialmente le rate previste. L'Agenzia delle Entrate ha quindi notificato il diniego di condono per decadenza dal beneficio. I giudici di merito avevano dato ragione all'azienda, ritenendo che il mancato pagamento integrale non comportasse la perdita dell'agevolazione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che il pagamento parziale determina la decadenza dal beneficio, in forza dei principi generali sul corretto adempimento fiscale. L'omesso completamento dei versamenti rende legittimo il diniego di condono, non avendo l'azienda utilizzato il ravvedimento operoso per sanare il ritardo. La Suprema Corte ha così rigettato definitivamente il ricorso del contribuente.
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Cancellazione della società: il Fisco vince sul ricorso nullo
L'Agenzia delle Entrate ha emesso accertamenti fiscali contro una società e un suo socio per ricavi non dichiarati. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Cassazione ha affrontato due questioni. Per il socio, il processo si è estinto grazie all'adesione alla definizione agevolata. Per la società, la Corte ha rilevato che la cancellazione della società dal registro delle imprese, avvenuta prima della presentazione dell'appello, ne ha determinato l'estinzione e la perdita della capacità processuale. Di conseguenza, l'appello proposto dall'ex amministratore era inammissibile. La Cassazione ha quindi cassato senza rinvio la sentenza impugnata, confermando che la cancellazione della società impedisce qualsiasi successiva azione legale in suo nome.
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Definizione agevolata: stop alla causa tra Fisco e contribuente
Una società impugnava un avviso di accertamento per imposte non dichiarate su plusvalenze immobiliari. I giudici di merito annullavano l'atto per decadenza dei termini da parte dell'amministrazione finanziaria. L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente presentava istanza per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della tregua fiscale.
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Definizione agevolata: stop alle cartelle in Cassazione
Una contribuente impugna due intimazioni di pagamento contestando la regolare notifica delle cartelle esattoriali. La Commissione Tributaria Regionale le dà ragione, ritenendo insufficienti le prove fornite dall'agente della riscossione. Quest'ultimo ricorre in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente chiede la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, introdotta dalla legge n. 130 del 2022. La Suprema Corte, rilevata la regolarità della richiesta, dispone la sospensione del giudizio e il rinvio a nuovo ruolo della causa, consentendo così il perfezionamento della pace fiscale.
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Definizione agevolata: sì al condono sulla cartella del Fisco
Un contribuente ha impugnato il diniego opposto dall'Amministrazione Finanziaria alla sua richiesta di definizione agevolata per due cartelle di pagamento. Tali cartelle erano state emesse a seguito di controllo automatizzato per imposte dichiarate ma non versate. L'ufficio sosteneva che le cartelle non fossero atti impositivi e quindi non condonabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la cartella di pagamento, quando rappresenta il primo e unico atto con cui viene comunicata la pretesa fiscale, costituisce a tutti gli effetti un atto impositivo. Di conseguenza, la lite ad essa relativa rientra pienamente tra quelle definibili tramite definizione agevolata.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende la causa del professionista
Il contribuente, un avvocato, riceveva un avviso di accertamento basato su indagini bancarie per l'anno 1999. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il caso giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente richiedeva l'applicazione della definizione agevolata prevista dalla legge n. 130 del 2022 per chiudere la lite fiscale. La Corte di Cassazione, rilevata la regolarità della richiesta e l'assenza di cause di inammissibilità, ha disposto la sospensione del giudizio e il rinvio a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della procedura.
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Definizione agevolata delle controversie fiscali: stop alla lite IVA
Una società di forniture mediche impugna l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo al recupero dell'IVA su operazioni ritenute inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società chiede la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie fiscali introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione accoglie l'istanza, rilevando la sussistenza dei presupposti di legge. Di conseguenza, i giudici sospendono il processo e rinviano la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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