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Daspo

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Provvedimenti

Violazione del DASPO e vizio di mente: la condanna resta valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per la violazione del DASPO. L'Imputato si era difeso sostenendo di soffrire di un ritardo cognitivo tale da escludere la propria capacità di intendere e di volere, citando un precedente proscioglimento. La Suprema Corte ha stabilito che il reato richiede soltanto il dolo generico e che il provvedimento questorile, notificato tre anni prima, conteneva prescrizioni chiare sull'obbligo di presentazione alla polizia. L'Imputato non ha mai chiesto chiarimenti né dimostrato validamente il vizio mentale in questo processo. La condanna è stata confermata con pagamento delle spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revoca del DASPO e canapa legale: la Cassazione conferma il no
Un imprenditore del settore della canapa industriale riceve la misura del DASPO a seguito di un sequestro aziendale. L'interessato presenta istanza per la revoca del DASPO, sostenendo la totale assenza di efficacia drogante della sostanza e contestando la propria pericolosità sociale. Il Giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta. L'imprenditore propone quindi ricorso in Cassazione per difetto di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la revoca del DASPO richiede fatti nuovi rispetto alla convalida iniziale. Inoltre, per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi, la legge presume la pericolosità sociale senza necessità di ulteriore dimostrazione. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Violazione del DASPO: la firma a metà partita costa la condanna
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione sportiva ha omesso di presentarsi presso il commissariato di polizia all'inizio del secondo tempo di una partita di calcio, adempiendo solo alla firma prescritta per il primo tempo. I giudici di merito lo hanno condannato a un anno di reclusione e a diecimila euro di multa per violazione del DASPO, applicando l'aggravante della recidiva specifica a causa dei suoi precedenti per resistenza a pubblico ufficiale e porto di armi. L'interessato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza del reato e contestando il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha respinto le doglianze, giudicando l'impugnazione inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione del DASPO: condanna e ricorso inammissibile
Un cittadino ha subito una condanna penale per la reiterata violazione del DASPO. L'imputato non si è presentato presso l'ufficio di Polizia di Stato durante le manifestazioni sportive per oltre due mesi consecutivi. L'uomo ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha evidenziato che la condotta omissiva è stata sistematica e l'imputato presentava già un precedente specifico. La Corte ha quindi confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Armi allo stadio: confermata la convalida del DASPO
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida del DASPO emesso dal Questore per due anni con obbligo di firma. La vicenda riguarda un tifoso fermato vicino allo stadio prima di un incontro internazionale mentre impugnava, insieme ad altri individui, oggetti atti a offendere come martelli, un mattarello e una cintura. Il destinatario della misura contestava la mancanza di urgenza, il mancato avviso di inizio procedimento e l'omessa motivazione sulla durata biennale del divieto. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'urgenza deriva dal calendario calcistico in corso e che la durata fissata sotto la media edittale non necessita di una motivazione analitica particolare.
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Convalida del DASPO: nullo il modulo prestampato
La Questura impone a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per un anno e sei mesi. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura usando un modulo prestampato e ignora del tutto la memoria depositata dalla difesa, la quale conteneva un recente decreto di archiviazione penale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino e annulla l'ordinanza per violazione del diritto di difesa. Il controllo giudiziale non può ridursi a una firma automatica su formule stereotipate. La mancata analisi delle ragioni difensive rende nulla la convalida del DASPO e determina la sospensione temporanea dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
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Nuova società ma vecchio divieto: niente violazione del DASPO
Un tifoso riceveva un provvedimento di divieto con obbligo di firma per le partite di una determinata società calcistica. Successivamente, a causa del fallimento del club originario, nasceva una nuova società sportiva cittadina. La Questura comunicava una semplice estensione dell'obbligo alla nuova squadra, senza richiedere la necessaria convalida dell'autorità giudiziaria. I giudici territoriali condannavano l'interessato per la violazione del DASPO a causa della mancata presentazione alla polizia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. Il principio di tassatività impedisce l'estensione automatica del divieto a una diversa associazione sportiva senza un nuovo provvedimento ritualmente convalidato dal giudice.
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Convalida del DASPO: il giudice ignora la memoria difensiva
La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il difensore trasmetteva una memoria difensiva via PEC entro le quarantotto ore previste dalla legge. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento prima della scadenza del termine temporale e ometteva qualsiasi valutazione delle deduzioni difensive scritte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida del DASPO è viziata quando il giudice ignora una memoria difensiva tempestiva contenente elementi decisivi per ricostruire i fatti. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale e hanno sospeso l'obbligo di presentazione imposto al destinatario.
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Violazione del DASPO: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione e diecimila euro di multa per un tifoso colpevole di violazione del DASPO. L'imputato ha presentato impugnazione senza però indicare specifici elementi di fatto o ragioni giuridiche per contestare la sentenza precedente. I giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'uomo deve quindi scontare la pena inflitta e versare ulteriori tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Convalida del DASPO: firma cancellata per mancata difesa
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. L'autorità giudiziaria ha emesso il provvedimento di convalida del DASPO prima della scadenza delle quarantotto ore dalla notifica dell'atto originario. Il destinatario ha inviato tempestivamente una memoria difensiva tramite posta elettronica certificata entro il termine di legge. La memoria contestava formalmente i presupposti della misura. Il giudice ha ignorato tali argomentazioni a causa della decisione anticipata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino per violazione del diritto di difesa. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio ed eliminato l'obbligo di presentazione.
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Violazione del DASPO: il ricorso inutile costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un tifoso per aver trasgredito il divieto di accesso agli stadi. Il ricorrente contestava l'aumento di pena legato alla recidiva specifica, lamentando un difetto di motivazione da parte dei giudici di merito. I magistrati di secondo grado avevano valorizzato sia i precedenti penali del soggetto sia le plurime infrazioni del provvedimento restrittivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione, ribadendo che la valutazione sulla gravità della condotta spetta ai giudici di merito se supportata da una motivazione logica. La violazione del DASPO reiterata giustifica pienamente il rigetto del ricorso e comporta la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Convalida del DASPO: nulla l’ordinanza prima delle 48 ore
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, con relativo obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. La notifica del provvedimento è avvenuta in una specifica data pomeridiana. Il Giudice per le indagini preliminari ha emesso l'ordinanza di convalida il giorno immediatamente successivo, senza attendere il decorso delle quarantotto ore previste dalla legge. Il destinatario della misura ha presentato ricorso lamentando la violazione dei termini a difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il motivo del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO prima del termine dilatorio di quarantotto ore lede il diritto di difesa. I giudici supremi hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: obbligo di firma nullo senza le 48 ore a difesa
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, aggiungendo l'obbligo di firma durante le partite. L'autorità giudiziaria ha convalidato la misura prima che decorressero le quarantotto ore dalla notifica dell'atto al destinatario. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo la violazione dei diritti difensivi a causa della mancata attesa del termine di legge. I giudici supremi hanno accolto il ricorso e annullato la misura restrittiva della libertà personale. La convalida del DASPO avvenuta senza rispettare le quarantotto ore per il deposito delle memorie difensive determina l'illegittimità e la totale inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: il giudice ha fretta e la firma decade
Il Questore impone a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, unendo l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria durante le partite. Il Giudice per le Indagini Preliminari convalida la misura prima dello scadere delle quarantotto ore dalla notifica dell'atto al destinatario. La persona sanzionata impugna la decisione per lesione del proprio diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata. La convalida del DASPO con obbligo di firma intervenuta prima del decorso del termine di quarantotto ore è affetta da nullità generale. Di conseguenza, il provvedimento del Questore perde efficacia nella parte relativa all'obbligo di presentazione.
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Revoca del DASPO: il cambio del club non salva il tifoso recidivo
Due tifosi hanno richiesto la revoca del DASPO quinquennale convalidato dal giudice, sostenendo l'illegittimità del provvedimento a causa dell'errata denominazione societaria della squadra di calcio locale e lamentando una carenza di motivazione sulla pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice imprecisione nel nome della società sportiva non inficia la validità del divieto quando lo stadio e la squadra cittadina risultano chiaramente identificabili. Inoltre, la sussistenza di precedenti penali e la recidiva specifica confermano la persistente pericolosità sociale dei destinatari, rendendo pienamente legittimo il mantenimento del divieto di accesso alle manifestazioni sportive.
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Convalida del DASPO troppo rapida: obbligo di firma nullo
Il Questore emette un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di presentazione per cinque anni nei confronti di un cittadino. L'atto viene notificato all'interessato, ma il giudice per le indagini preliminari dispone la convalida del DASPO prima dello scadere delle quarantotto ore dalla notifica, rendendo inutile la successiva memoria difensiva. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'interessato e annulla l'ordinanza senza rinvio: la mancata concessione del termine minimo di quarantotto ore per preparare la difesa lede i diritti costituzionali. Di conseguenza, l'obbligo di presentazione decade definitivamente, restando valida solo la misura del divieto di ingresso agli stadi.
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Termine a difesa DASPO non rispettato: annullato l’obbligo
Un tifoso ha ricevuto dal Questore un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentarsi alla polizia durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura prima che fossero trascorse 48 ore dalla notifica all'interessato. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la compressione dei propri diritti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il rispetto del termine a difesa DASPO di almeno 48 ore è indispensabile per permettere la presentazione di memorie difensive. La violazione di questo termine comporta la nullità dell'ordinanza. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento senza rinvio, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice cancella l’obbligo
Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accesso agli stadi con l'obbligo di firma in questura. Il provvedimento è stato notificato all'interessato, ma il Giudice per le indagini preliminari ha emesso l'ordinanza di convalida prima che decorressero le quarantottore previste dalla legge per consentire alla difesa di presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che il mancato rispetto del termine a difesa determina una nullità di ordine generale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma. Resta invece valido il divieto di accesso agli impianti sportivi. La decisione chiarisce che la tempestiva convalida del DASPO non può sacrificare il diritto fondamentale al contraddittorio, anche quando questo si esercita in forma esclusivamente scritta.
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Obbligo di comparizione: il lavoro a 700 km non cancella la firma
Il GIP di Latina ha respinto la richiesta di revoca della misura che imponeva l'obbligo di comparizione a un tifoso durante le partite di calcio, nonostante quest'ultimo lavorasse a 700 km di distanza con contratto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del tifoso. I giudici hanno chiarito che l'attività lavorativa stabile fuori regione e la distanza geografica non cancellano automaticamente la pericolosità sociale del soggetto, né garantiscono che egli non partecipi agli incontri sportivi. Di conseguenza, l'obbligo di comparizione resta valido, poiché la difesa non ha dimostrato il venir meno dei presupposti di pericolosità che avevano giustificato la misura originaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione del DASPO: il sonno da metadone non evita la condanna
Il Destinatario del provvedimento è stato condannato a un anno di reclusione e diecimila euro di multa per la violazione del DASPO, non essendosi presentato alla polizia quindici minuti prima del termine di una partita di calcio. L'uomo ha giustificato l'assenza sostenendo di essersi addormentato a causa dell'assunzione di metadone. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che addormentarsi in prossimità dell'orario di presentazione, senza una prescrizione medica che provi la necessità terapeutica del farmaco, configura il dolo eventuale. Il soggetto ha infatti accettato il rischio di violare l'obbligo. La Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.
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