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Daspo

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Provvedimenti

Convalida del DASPO: orario mancante annulla l’obbligo di firma
Il Questore ha imposto a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il provvedimento è stato notificato il 12 gennaio alle 15:20, fissando la scadenza per la decisione del giudice entro 96 ore, ossia il 16 gennaio alle 15:20. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura il 16 gennaio, ma ha omesso di indicare l'orario del deposito sull'ordinanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'assenza dell'orario genera un'incertezza insanabile sul rispetto del termine perentorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma per vizio di forma nella convalida del DASPO.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice cancella l’obbligo
Il Questore di Foggia imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'ulteriore obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava l'obbligo di firma prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO con obbligo di firma effettuata prima del decorso del termine di 48 ore viola il diritto di difesa e determina la nullità generale del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando l'inefficacia del solo obbligo di presentazione.
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DASPO con obbligo di firma: scontro violento costa otto anni di stop
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida del DASPO con obbligo di firma per la durata di otto anni. Il provvedimento era stato emesso dal Questore a seguito di un violento scontro fortuito tra tifoserie opposte, nel quale il ricorrente aveva svolto un ruolo di primo piano. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di recidiva, l'applicazione dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è obbligatoria per legge e la durata deve essere compresa tra cinque e dieci anni. Inoltre, i requisiti di urgenza non richiedono una specifica motivazione se non vi sono state partite tra la notifica e la convalida. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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DASPO fuori contesto: legittimo per scontri ma nullo sulla durata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due manifestanti contro la convalida del DASPO con obbligo di firma, emesso dopo scontri in una manifestazione non autorizzata. La difesa contestava l'applicazione del cosiddetto DASPO fuori contesto, ritenendolo illegittimo per fatti estranei allo sport. La Corte ha confermato che la legge consente tale misura per reati gravi di disordine pubblico, anche fuori dagli stadi. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso del Primo Manifestante: la durata di cinque anni era stata calcolata considerandolo recidivo per un precedente provvedimento, che però era stato revocato a seguito di assoluzione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza limitatamente alla durata della misura per il Primo Manifestante, rinviando al Giudice per le Indagini Preliminari, mentre ha rigettato integralmente il ricorso del Secondo Manifestante.
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Violazione del DASPO: condanna anche per la partita amichevole
Un tifoso colpito da DASPO non si presenta in questura per l'obbligo di firma durante una partita amichevole. La Corte di Cassazione conferma la condanna per violazione del DASPO, respingendo la tesi difensiva secondo cui il divieto non si applicasse agli incontri non ufficiali. I giudici evidenziano che il provvedimento del Questore includeva espressamente tali eventi. Inoltre, la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto viene rigettata a causa della gravità della condotta del tifoso, che aveva aggredito gli steward e minacciato le forze dell'ordine. Il ricorso è dichiarato inammissibile.
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DASPO e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva la revoca della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il ricorrente sosteneva che la misura fosse superflua poiché era già sottoposto a DASPO con obbligo di firma per otto anni. I giudici hanno chiarito che le due misure sono del tutto autonome e non sovrapponibili. L'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria persegue una finalità preventiva generale contro la reiterazione di qualsiasi reato. Al contrario, l'obbligo di firma legato al DASPO serve unicamente a impedire l'accesso agli eventi sportivi durante il loro svolgimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Convalida del DASPO: la difesa vince contro l’errore del Questore
Il Questore di Sassari ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per sei anni, unito all'obbligo di firma in questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Tuttavia, il provvedimento originario del Questore non conteneva l'avviso formale che informava il destinatario della possibilità di presentare memorie o deduzioni scritte al giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che l'assenza di tale avviso viola il diritto di difesa e rende nulla la successiva convalida del DASPO. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma.
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Reato continuato: la Cassazione taglia la pena calcolata male
Il caso riguarda un cittadino accusato di aver violato più volte l'obbligo di firma imposto dal Questore. Nei primi gradi di giudizio, l'imputato viene assolto per due dei sei episodi contestati. Tuttavia, la Corte d'Appello, nel rideterminare la sanzione, commette un errore di calcolo applicando la disciplina del reato continuato: calcola l'aumento di pena su cinque violazioni anziché sulle quattro effettive. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e corregge direttamente l'errore senza disporre un nuovo processo. I giudici rideterminano la pena finale in un anno e dieci mesi di reclusione e 24.200 euro di multa, eliminando la quota di sanzione ingiustamente applicata per il reato inesistente.
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Torcia allo stadio e DASPO con obbligo di firma: confermati 6 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro il provvedimento di DASPO con obbligo di firma per la durata di sei anni. Il provvedimento era stato emesso dopo che il soggetto aveva acceso una torcia illuminante durante una partita di calcio. Il tifoso lamentava la violazione del diritto di difesa per non aver ottenuto copia degli atti e l'eccessiva durata della misura. La Suprema Corte ha chiarito che l'accensione di artifizi pirotecnici integra la pericolosità sociale e che il diritto di difesa è garantito dal contraddittorio cartolare, anche senza rilascio immediato di copie. La durata di sei anni è stata ritenuta congrua e motivata, considerando i precedenti penali del soggetto e la recidiva. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Convalida del DASPO: difesa del tifoso e tempi di notifica
Il Tifoso ha proposto ricorso in Cassazione contro la convalida del DASPO con obbligo di firma, emesso dal Questore e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto di difesa, sostenendo che il giudice avesse convalidato la misura poche ore dopo la richiesta del Pubblico Ministero, impedendogli di presentare memorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di 48 ore per presentare deduzioni difensive decorre dalla notifica del provvedimento del Questore al destinatario, e non dalla successiva richiesta di convalida del Pubblico Ministero. Di conseguenza, non essendovi stata alcuna violazione dei termini di difesa, la convalida del DASPO è legittima e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Convalida del DASPO: se il giudice ha fretta la misura salta
Il Questore di Macerata ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentarsi in commissariato. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura prima della scadenza del termine di quarantotto ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO effettuata prima delle quarantotto ore viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Questo vizio determina una nullità di ordine generale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale per un nuovo esame, sospendendo temporaneamente l'obbligo di presentazione del tifoso.
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DASPO e obbligo di firma: l’errore descrittivo non aggrava la misura
Un Lavoratore ha ricevuto un DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) di cinque anni, con obbligo di firma. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha convalidato la misura. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'ordinanza del GIP aveva aggravato l'obbligo di firma, modificando gli orari di presentazione rispetto al provvedimento originale del Questore, senza motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che l'ordinanza del GIP convalidava integralmente il provvedimento del Questore. L'indicazione di orari diversi nella motivazione del GIP era un mero errore descrittivo (lapsus calami) e non ha avuto alcun effetto giuridico sull'obbligo di firma, che è rimasto quello originale.
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Misure alternative alla detenzione: recidiva e cattiva condotta
Un uomo, condannato per evasione e resistenza a pubblico ufficiale, ha richiesto le misure alternative alla detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, ritenendo alto il rischio di nuovi reati. La decisione si basa sulla condotta dell'uomo successiva alla condanna: ha commesso altri crimini, ha ricevuto un DASPO, non ha mostrato intenzione di lavorare e ha continuato a frequentare persone pregiudicate. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto la valutazione del Tribunale logica e corretta, poiché le misure alternative non possono essere concesse a chi non dimostra un reale cambiamento.
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Obbligo di presentazione in Questura: il ricorso del tifoso è nullo
Un tifoso, identificato come autore di un'aggressione durante una partita, riceve un DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'uomo si oppone alla convalida del giudice, sostenendo di non aver avuto tempo per difendersi e che la misura fosse immotivata. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che spetta al destinatario del provvedimento dimostrare di non aver potuto esercitare il proprio diritto di difesa. La pericolosità del soggetto, già destinatario di altri DASPO, è stata ritenuta sufficiente a giustificare la misura. Il tifoso ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali.
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Mancato esame memoria difensiva: DASPO annullato per errore d’ufficio
Un tifoso, destinatario di un DASPO, si è visto convalidare la misura nonostante il suo avvocato avesse inviato un atto scritto a sua difesa. A causa di un ritardo della cancelleria del tribunale, il giudice non ha potuto visionare il documento. La Corte di Cassazione ha stabilito che il mancato esame memoria difensiva costituisce una grave violazione del diritto di difesa, che rende nullo il provvedimento. Di conseguenza, la convalida del DASPO è stata annullata e il caso dovrà essere nuovamente giudicato, questa volta tenendo conto delle ragioni del tifoso.
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Rissa al bar dopo la partita? Legittimo il DASPO fuori stadio
Un tifoso, coinvolto in una rissa tra opposte tifoserie in un chiosco vicino al palaghiaccio dopo una partita di hockey, riceve un DASPO. L'uomo si oppone, sostenendo che l'episodio fosse un semplice litigio slegato dall'evento sportivo. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio importante: il DASPO per rissa fuori dallo stadio è legittimo se esiste un legame causale diretto e immediato con la manifestazione sportiva. La vicinanza temporale e spaziale e il coinvolgimento di tifoserie rivali sono sufficienti a dimostrare tale legame. Di conseguenza, il provvedimento del Questore è stato confermato.
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Daspo fuori contesto: coltello in auto, tifoso recidivo perde
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo fuori contesto di cinque anni a un tifoso già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, durante un controllo di polizia scaturito da un suo atteggiamento minaccioso, è stato trovato in possesso di un coltello nella sua auto. Nonostante il fatto non fosse avvenuto allo stadio, i giudici hanno ritenuto la misura necessaria per prevenire l'infiltrazione di soggetti pericolosi nelle tifoserie. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale concreta e attuale del soggetto, unita alla sua condizione di recidivo, giustifica pienamente il provvedimento restrittivo, respingendo il ricorso del tifoso.
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DASPO nullo per omesso avviso facoltà di difesa: Tifoso vince
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione. Il motivo è che il provvedimento del Questore non informava il destinatario della sua facoltà di presentare memorie difensive al giudice. Questo vizio procedurale, definito come 'omesso avviso facoltà di difesa DASPO', lede il diritto di difesa e determina la nullità dell'atto di convalida. Di conseguenza, la misura dell'obbligo di presentazione è stata dichiarata inefficace, sancendo una vittoria per il ricorrente basata su un principio di garanzia procedurale.
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Convalida DASPO troppo rapida: la Cassazione annulla l’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un giudice che aveva convalidato un DASPO con obbligo di presentazione in meno di 24 ore dalla notifica. La legge, infatti, prevede un termine dilatorio per la convalida del DASPO di 48 ore, pensato per consentire alla persona di preparare una difesa adeguata. Il mancato rispetto di questo intervallo di tempo viola il diritto di difesa e rende nulla la convalida. Di conseguenza, l'obbligo di presentazione è stato cancellato, mentre è rimasto valido il semplice divieto di accedere allo stadio, che non necessita della stessa procedura di convalida urgente.
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Nullità convalida DASPO: Giudice troppo veloce, difesa violata
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della convalida di un DASPO con obbligo di firma perché il giudice ha deciso in meno di 24 ore dalla notifica del provvedimento. Questa fretta ha violato il diritto di difesa dei destinatari, i quali devono avere a disposizione un termine di almeno 48 ore per presentare le proprie memorie difensive. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza del giudice, facendo cessare l'obbligo di presentazione alla polizia. Resta invece valido il semplice divieto di accedere agli stadi, poiché considerato una misura amministrativa non soggetta a convalida.
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