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D.A.S.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sottrazione all’accisa: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti del legale rappresentante di una società fornitrice per il reato di sottrazione all'accisa. L'uomo trasportava a bordo di un autoarticolato ben 36.000 litri di olio combustibile evadendo i tributi dovuti. L'imputato ha tentato di disconoscere la propria responsabilità proponendo ricorso in sede di legittimità per sollecitare una nuova valutazione delle prove raccolte. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le prove a carico dell'amministratore risultano logiche e incontestabili, mancando qualsiasi prova di interferenze esterne. L'imputato sconterà la pena confermata e pagherà le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: buona fede contro diligenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso tre avvisi di accertamento contro un autotrasportatore, contestando l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti relative all'acquisto di carburante. Le fatture provenivano da un soggetto non autorizzato alla vendita, mentre i documenti di trasporto (D.A.S.) indicavano un fornitore diverso. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva annullato gli atti ritenendo il contribuente in buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, a fronte degli indizi di fittizietà forniti dall'Amministrazione, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale. La discrepanza tra i documenti di trasporto e le fatture esclude la semplice buona fede senza verifiche approfondite. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sequestro probatorio: autocisterne ferme per fideiussione falsa
Un indagato ha subito il sequestro probatorio di alcune autocisterne di carburante. L'accusa ipotizzava il reato di falso per l'utilizzo di una polizza fideiussoria fittizia nei documenti di trasporto (DAS), finalizzata a evadere l'IVA. L'indagato ha impugnato il provvedimento, lamentando che il Pubblico Ministero non avesse motivato adeguatamente le finalità della misura e che il Tribunale del Riesame avesse illegittimamente integrato tale mancanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, se esiste un nucleo motivazionale minimo nel decreto del PM, il giudice del riesame può legittimamente specificare e integrare le esigenze probatorie. Il sequestro è stato quindi confermato e il ricorrente condannato alle spese.
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