Definizione
La contumacia, nel diritto e specialmente nel diritto processuale penale e civile, indica la condizione di chi - pur avendo l'onere di costituirsi dinanzi al giudice che esamina un processo che lo riguardi - omette di farlo. Seppure il significato di più diffusa accezione vi includa l'intenzione dell'interessato di non presentarsi, la contumacia in realtà non descrive in sé il grado di volontarietà della mancata comparizione in aula, ma si limita a constatare la mancata costituzione del soggetto, potendosi avere contumacia anche in difetto di notifica ed essendosi verificati numerosi casi nei quali il convenuto/imputato non fosse presente perché non al corrente dell'apertura del procedimento a suo carico, situazione che vizia di fatto la regolarità del contraddittorio.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 1.271 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 43% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 43%
- Rigettato 32%
- Inammissibile 20%
- Estinto 0%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 242%
- Civile Sez. 332%
- Civile Sez. 526%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21083/2015in 28 provvedimenti
- Cass. S.U. 14916/2016in 30 provvedimenti
- Corte cost. 77/2018in 29 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un committente ha affidato i lavori di ristrutturazione della propria casa a un'impresa edile, versando acconti per 17.800,00 euro. L'impresa ha interrotto le lavorazioni lasciando l'opera incompiuta e con DURC irregolare, evento che ha causato la sospensione comunale dei lavori. Il proprietario ha completato l'opera incaricando un'altra ditta a un costo maggiorato e ha citato in giudizio l'appaltatore contumace. Il Tribunale ha accertato il grave inadempimento e ha disposto la risoluzione del contratto di appalto. Il giudice ha condannato l'impresa a risarcire 15.647,00 euro complessivi: 9.397,00 euro per la differenza tra i pagamenti versati e il reale valore dei manufatti realizzati, oltre a 6.250,00 euro a titolo di maggior esborso sostenuto per far finire le opere dalla nuova ditta.
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Un fornitore cita in giudizio un esercente commerciale per la violazione di due accordi di somministrazione che imponevano minimi garantiti di acquisto per alimenti e birra in fusto. A fronte di investimenti economici versati dal fornitore, l'esercente ha ordinato quantitativi irrisori e non ha saldato alcune fatture di merce ricevuta, rimanendo poi contumace in giudizio. Il Tribunale di Milano accoglie integralmente le domande del fornitore: calcola il danno in via proporzionale alla quota di investimento non ammortizzata per il mancato raggiungimento della soglia pattuita e riconosce il credito per le forniture insolute, valorizzando anche la mancata presentazione della convenuta all'interrogatorio formale. L'esercente inadempiente deve quindi rimborsare sia i danni contrattuali sia le fatture scoperte.
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Un avvocato ha assistito un cliente in una causa di appello milionaria, redigendo l'atto introduttivo, iscrivendo la causa a ruolo e partecipando alla prima udienza, per poi rinunciare al mandato. Di fronte al mancato saldo delle competenze residue, il legale ha promosso un ricorso giudiziale per ottenere il compenso professionale dell'avvocato. Il cliente è rimasto contumace nel procedimento. Il Tribunale ha accertato il conferimento dell'incarico e l'attività svolta, quantificando l'onorario secondo le tabelle ministeriali. Poiché il difensore ha abbandonato la difesa alla prima udienza senza compiere attività istruttorie orali, il giudice ha ridotto ai valori minimi la liquidazione della fase di trattazione. Dedotto l'acconto versato, il Tribunale ha condannato il cliente a pagare 43.813,21 euro oltre a interessi moratori e spese legali.
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Due società creditrici promuovono una causa contro una società debitrice e altri soggetti per simulazione e revocatoria della vendita di un appartamento a Milano, trascrivendo l'azione nei registri immobiliari. In seguito le parti creditrici depositano la rinuncia agli atti del giudizio e all'azione. La convenuta costituita accetta la rinuncia, concordando la compensazione delle spese di lite, mentre gli altri convenuti restano contumaci. Il Tribunale di Milano dichiara estinto il processo per intervenuta rinuncia ritualmente accettata. Contestualmente il giudice ordina l'immediata cancellazione trascrizione domanda giudiziale al Conservatore dei Registri Immobiliari, liberando l'immobile da ogni vincolo processuale senza imporre nuovi e gravosi contenziosi di mero accertamento.
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Una motociclista ha subito gravi lesioni fisiche in seguito a un incidente con un'auto che compiva un'inversione a U. Il Tribunale ha accertato il concorso di colpa al 50% tra le parti: l'automobilista ha svoltato improvvisamente senza dare precedenza, ma la motociclista viaggiava al centro della carreggiata senza tenere la destra e senza moderare la velocità nel traffico intenso. La danneggiata ha proposto appello per ottenere l'attribuzione esclusiva della responsabilità all'automobilista. La Corte d'Appello ha respinto il gravame confermando la divisione paritaria di colpa. La dinamica dell'impatto e i danni ai mezzi dimostrano infatti che il rispetto della destra avrebbe permesso di schivare l'ostacolo. La motociclista deve pagare le spese di lite del secondo grado.
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Un acquirente stipula nel 2005 un prestito per comprare un'auto, mai consegnata. Il venditore firma una scrittura privata con cui dichiara di accollarsi il debito e manlevare il compratore. Nel 2017 la società cessionaria del credito ingiunge all'acquirente oltre 19.000 euro. L'acquirente propone opposizione e chiama in causa il venditore per rivalersi. Il Tribunale respinge la domanda ritenendo prescritto l'impegno del venditore dal 2005. La Corte d'Appello riforma la pronuncia sulla manleva: la prescrizione dell'azione di manleva non decorre dalla firma dell'accordo, ma dalla scadenza dell'ultima rata del finanziamento principale (60 mesi). L'acquirente deve pagare la finanziaria, ma il venditore deve rimborsargli per intero ogni somma versata.
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Una paziente ha citato in giudizio una clinica privata e un chirurgo per i danni fisici subiti durante un intervento di artrodesi vertebrale. Il Tribunale ha accertato la responsabilità sanitaria solidale della struttura e del sanitario, condannandoli insieme a risarcire 47.883 euro. La compagnia assicuratrice del medico ha impugnato la decisione, sostenendo che la legge Gelli-Bianco imponeva di condannare soltanto la clinica in assenza di colpa grave del medico. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che i limiti previsti dalla legge riguardano esclusivamente l'azione di rivalsa interna della clinica verso il sanitario. Il paziente conserva il pieno diritto di agire direttamente contro entrambi i soggetti quali corresponsabili del danno, determinando la loro condanna congiunta.
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Una società venditrice ottiene dal Tribunale la risoluzione della vendita di quattro automezzi per mancato pagamento del prezzo. Il compratore resta contumace. La società notifica la sentenza via PEC al compratore insieme al precetto. Il compratore impugna la decisione tre mesi dopo la scadenza dei trenta giorni e invoca la rimessione in termini, sostenendo di non aver ricevuto ritualmente l'atto introduttivo del primo grado. La Corte di Appello dichiara inammissibile l'impugnazione. La conoscenza effettiva della sentenza notificata fa decorrere il termine per proporre appello in modo perentorio. L'eventuale vizio della notifica iniziale non incide sulla tardività del gravame se la sentenza è giunta regolarmente nella casella telematica. Il compratore deve rifondere le spese di lite e pagare il doppio contributo unificato.
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Una società ha richiesto e ottenuto dal Ministero un indennizzo economico per l'eccessiva lentezza di un fallimento. Il Ministero ha impugnato il provvedimento, dimostrando che l'impresa aveva già ottenuto un rimborso per lo stesso identico ritardo in un altro procedimento. L'avvocato dell'impresa ha provato a rinunciare alla richiesta, ma la Corte d'Appello ha respinto l'atto perché mancava la delega specifica della parte. Esaminata la questione, i giudici hanno revocato l'indennizzo: nessuno può ottenere un doppio risarcimento per lo stesso danno. Per aver insistito con una pretesa palesemente ingiustificata in tema di equa riparazione per irragionevole durata, l'impresa ha subito anche una sanzione di mille euro.
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L'ente comunale infliggeva pesanti sanzioni a due coniugi per l'occupazione senza titolo di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. La coppia sosteneva di trovarsi nell'immobile per pura ospitalità temporanea concessa dalla legittima assegnataria e di aver riconsegnato spontaneamente le chiavi prima di qualsiasi intimazione, chiedendo la riduzione dell'ottanta per cento della sanzione prevista dalla legge regionale. Il Tribunale riduceva parzialmente l'importo e la Corte d'Appello confermava la sanzione senza esaminare la richiesta di riduzione per rilascio spontaneo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei coniugi: la norma premiale che riduce la sanzione si applica a maggior ragione a chi restituisce l'alloggio di propria iniziativa prima della diffida dell'ente. Inoltre, il giudice d'appello ha ignorato la documentazione comprovante il rilascio a causa di un grave errore sulla regolare costituzione in giudizio dell'ente.
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Un cittadino ha impugnato una cartella esattoriale di 261,59 euro emessa per spese legali dovute all'ente comunale. L'opponente ha chiesto di compensare tale debito con un credito superiore di 900 euro vantato verso lo stesso ente locale. Il Giudice di Pace e il Tribunale hanno respinto la richiesta. Il debitore ha quindi proposto ricorso per cassazione contro il solo ente locale, omettendo di notificare l'atto all'agente della riscossione, rimasto contumace nei gradi precedenti. La Corte di Cassazione ha bloccato la decisione ordinando l'integrazione del contraddittorio. La partecipazione iniziale dell'agente della riscossione rende la lite unitaria e inscindibile, imponendo la notifica del ricorso a tutte le parti già coinvolte.
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Un fornitore ha citato un imprenditore per il pagamento di forniture relative a un cantiere all'estero. L'imprenditore ha chiamato in causa un istituto di credito estero garante delle operazioni. La banca estera, rimasta a lungo contumace, si è costituita nel giudizio contestando prescrizione e merito, ma ha sollevato il difetto di giurisdizione solo con la comparsa conclusionale finale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca estera. La Suprema Corte ha affermato che la parte straniera accetta tacitamente la giurisdizione italiana se non solleva la relativa eccezione nel suo primissimo atto di difesa. La banca estera dovrà quindi rispondere delle pretese di garanzia davanti al tribunale italiano.
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Un venditore ha stipulato un'intesa volta a definire le condizioni d'acquisto di un compendio immobiliare, rinviando a un momento successivo la firma del vero compromesso notarile. La promissaria acquirente ha disertato i rogiti e non ha versato gli acconti promessi. Il proprietario ha chiesto la risoluzione per inadempimento del preliminare di preliminare e il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha qualificato l'accordo come valido preliminare di preliminare, dichiarando lo scioglimento del vincolo per colpa dell'acquirente rimasta contumace. Il giudice ha limitato il risarcimento al solo interesse negativo, riconoscendo venticinquemilacinquecento euro per la perdita della caparra versata per un altro immobile e per i canoni di locazione temporanea. Ha invece respinto le voci di danno ipotetiche e la provvigione del mediatore.
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Un cittadino ha vissuto fin dalla nascita in un alloggio popolare, originariamente assegnato alla madre. Nel 1979 l'ente proprietario ha stipulato la vendita a riscatto. Gli eredi hanno saldato il prezzo nel 1991 e i fratelli hanno rinunciato ai propri diritti a favore dell'interessato. A causa della morte del notaio incaricato, le parti non hanno formalizzato il rogito né eseguito l'intavolazione tavolare. L'occupante ha continuato ad abitare l'immobile per oltre cinquant'anni, sostenendo ogni spesa ordinaria, straordinaria e condominiale come effettivo proprietario. L'ente convenuto non si è opposto alla domanda, confermando l'avvenuto pagamento. Il Tribunale di Trento ha accertato l'intervenuta usucapione immobiliare a favore del ricorrente, dichiarandolo proprietario esclusivo del bene.
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Due comproprietari hanno ristrutturato il proprio alloggio inglobando una porzione di terrazza comune per realizzare una veranda chiusa a bovindo. I vicini non hanno mai sollevato obiezioni né hanno reclamato la superficie per oltre trent'anni. I proprietari dell'appartamento hanno promosso una causa per accertare l'avvenuta usucapione di bene immobile sulla frazione occupata. I vicini convenuti non si sono costituiti in giudizio e il giudice ne ha accertato la contumacia. Grazie alle testimonianze raccolte e alle perizie fotografiche depositate, il Tribunale ha dimostrato il possesso pacifico, continuo ed esclusivo della veranda. Il giudice ha quindi accolto interamente la domanda, dichiarando i due richiedenti pieni ed esclusivi proprietari dell'area contesa per usucapione e compensando integralmente le spese legali tra tutte le parti coinvolte.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte per costi non deducibili. La commissione di primo grado ha accolto il ricorso del contribuente, annullando la pretesa fiscale. L'ente impositore ha proposto impugnazione e i giudici regionali hanno ribaltato l'esito, condannando il cittadino rimasto contumace. Il contribuente si è rivolto alla Corte di Cassazione, contestando la validità della notifica dell'atto di appello, spedito tramite plico postale privo di timbri di partenza e di avviso di ricevimento rituale. La Suprema Corte ha disposto un rinvio a nuovo ruolo, ordinando l'acquisizione dei fascicoli dei gradi di merito per verificare l'effettiva regolarità della notificazione postale.
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Un condomino ha citato in giudizio la proprietaria vicina e le sue inquiline per vietare il parcheggio di biciclette nel cortile e imporre la rimozione di scarichi fognari collegati a una colonna discendente. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, rigettando le pretese del vicino. I giudici hanno stabilito che lasciare biciclette in una zona riservata e allacciare gli scarichi a una condotta che confluisce nella fognatura rientrano nel legittimo uso della cosa comune previsto dall'art. 1102 c.c. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questo orientamento e ha respinto il ricorso del vicino.
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Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'agente della riscossione per oltre settemila euro, contestando difetti di notifica e vizi di rappresentanza processuale del difensore dell'agente. I giudici di primo e secondo grado hanno rigettato il ricorso: la tempestiva opposizione all'atto ha sanato ogni eventuale difetto della raccomandata informativa, mentre le censure sulla mancata produzione della procura difensiva erano tardive e generiche. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione impugnata e respinto il ricorso del cittadino. La Corte ha chiarito che l'omessa contestazione di una delle autonome ragioni della sentenza d'appello preclude la revisione della lite. Inoltre, gli eventuali difetti di costituzione dell'agente condurrebbero unicamente alla contumacia e non all'annullamento automatico del debito.
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Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento contestando la mancata notifica delle cartelle esattoriali e la prescrizione dei crediti. Il primo giudice dichiara il ricorso inammissibile mentre l'agente della riscossione rimane contumace. In appello, l'ente riscossore si costituisce depositando le prove di notifica. I giudici di secondo grado respingono il gravame affermando che tali documenti risultavano già attentamente vagliati dal primo giudice. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino: la decisione impugnata è viziata da motivazione apparente. I giudici d'appello hanno richiamato un esame in realtà mai avvenuto in primo grado, omettendo di verificare in concreto le singole prove notificate. La sentenza viene quindi cassata con rinvio per una nuova e reale valutazione dei documenti.
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Un creditore ha avviato un pignoramento verso un ente terzo per recuperare somme dovute da un debitore defunto. Il creditore ha citato in giudizio i familiari del debitore, qualificandoli direttamente come successori. I familiari hanno eccepito di essere soltanto chiamati all'eredità e di non aver mai accettato il patrimonio, perdendo ogni diritto per il decorso del termine decennale. La Corte di Cassazione ha confermato che la qualità di erede non si presume e non deriva dalla semplice contumacia o mancata contestazione iniziale. Il creditore deve dimostrare con prove precise l'avvenuta accettazione espressa o tacita dell'eredità. La Corte ha rigettato il ricorso del creditore, rimettendo gli atti al tribunale per integrare il contraddittorio con il curatore dell'eredità giacente e condannando il creditore a pagare le spese legali al terzo pignorato.
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