Definizione
Il condono, in diritto, è un provvedimento emanato dal legislatore o dal governo, tramite il quale i cittadini che vi aderiscono possono ottenere l'annullamento, totale o parziale, di una pena o di una sanzione.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 259 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 46% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 25%
- Rigettato 24%
- Inammissibile 46%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 377%
- Penale Sez. 413%
- Civile Sez. 210%
Precedenti più richiamati
- Cass. 44596/2016in 26 provvedimenti
- Cass. 10017/2021in 18 provvedimenti
- Cass. 43933/2021in 18 provvedimenti
- Cass. 20420/2015in 15 provvedimenti
- Cass. 27977/2019in 16 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Il proprietario di un immobile ha chiesto al giudice la sospensione dell'ordine di demolizione, pendente una richiesta di condono edilizio con pareri favorevoli sopravvenuti. In precedenza, l'interessato aveva rinunciato a una simile istanza, dichiarata inammissibile. Il Tribunale ha respinto la nuova domanda ritenendola una semplice riproposizione e ha svolto l'udienza senza verificare la corretta notifica all'interessato. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può liquidare la richiesta senza contraddittorio se la precedente istanza non era stata rigettata nel merito, ma solo rinunciata. Inoltre, l'omessa notifica dell'avviso di udienza produce una nullità assoluta. Il giudice dell'esecuzione dovrà riesaminare la domanda e verificare se i progressi del condono giustificano il blocco delle ruspe.
Continua »
I proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto di bloccare l'ordine di demolizione a causa di tre domande di condono edilizio presentate nel 2004 dalla precedente proprietaria. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta rilevando l'assenza di elementi per prevedere un esito favorevole rapido. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il frazionamento fittizio di un'unica costruzione in più istanze non consente di aggirare le soglie volumetriche di legge. Il superamento della cubatura complessiva rende il manufatto insanabile ed esclude la sospensione della demolizione.
Continua »
L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per richiedere le imposte sulla plusvalenza su terreni edificabili. L'operazione riguardava la vendita di due terreni su cui sorgevano capannoni costruiti abusivamente e poi regolarizzati tramite condono edilizio. I giudici tributari regionali avevano confermato la pretesa fiscale, ipotizzando una successiva demolizione degli edifici per sfruttare la volumetria dell'area. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del venditore. I giudici hanno chiarito che la legge distingue nettamente tra suolo non edificato e immobile edificato. La presenza di costruzioni sul lotto impedisce all'Ufficio di considerare la cessione come una vendita di terreno nudo edificabile.
Continua »
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino per ottenere l'arretramento di una tettoia trasformata abusivamente in un fabbricato chiuso a meno di cinque metri dalla sua proprietà. Il vicino difendeva la struttura sostenendo di aver usucapito il diritto, di aver ottenuto due condoni edilizi e di rientrare nelle agevolazioni sulle distanze dal confine per le ristrutturazioni. La Corte d'Appello di Venezia, decidendo quale giudice di rinvio dopo l'intervento della Cassazione, ha accertato che la tettoia originaria del 1977 violava già le regole urbanistiche dell'epoca e che la successiva chiusura perimetrale costituiva una nuova costruzione. I condoni non sanano i rapporti tra confinanti. Di conseguenza, il tribunale ha condannato il proprietario ad arretrare l'intero edificio ad almeno cinque metri dalla proprietà limitrofa, oltre al pagamento integrale delle spese processuali.
Continua »
La proprietaria di un immobile abusivo di quattro livelli tenta di bloccare l'ordine di demolizione facendo valere le concessioni in sanatoria rilasciate ai propri figli per i singoli piani. I giudici respingono l'istanza. L'edificio costituisce un complesso unitario di oltre 2.600 metri cubi che supera ampiamente la soglia di 750 metri cubi prevista per il condono straordinario. La frammentazione artificiosa dell'opera tra i familiari rappresenta una manovra elusiva, poiché i richiedenti non vantavano alcun titolo reale o formale sull'immobile. La Corte di Cassazione conferma la demolizione, giudicando il ricorso inammissibile e condannando la ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
I proprietari di un immobile hanno chiesto la revoca di un ordine di demolizione presentando un condono edilizio per una sopraelevazione abusiva di circa 348 metri cubi. La Corte d'appello ha respinto la richiesta ritenendo illegittima la sanatoria. L'opera superava infatti il limite massimo del 30% della volumetria del fabbricato originario. Gli interessati hanno proposto ricorso sostenendo che l'intervento costituisse una nuova costruzione autonoma o che il tetto del 30% e quello dei 750 metri cubi fossero alternativi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso confermando che la sopraelevazione rappresenta un mero ampliamento. I due limiti volumetrici operano in modo congiunto e cumulativo. Il mancato rispetto del parametro percentuale rende invalido il condono e pienamente efficace l'ordine di demolizione.
Continua »
Un ente pubblico ha espropriato terreni per un'opera ferroviaria. I proprietari hanno contestato l'indennità di esproprio provvisoria. La Corte d'Appello ha stabilito l'indennizzo. La Cassazione ha esaminato la corretta valutazione degli edifici situati in fascia di rispetto ferroviario e soggetti a condono edilizio non ancora definito. Ha anche valutato la liquidazione delle spese legali. La Suprema Corte ha accolto parzialmente i ricorsi, rilevando errori nella stima dell'indennità per costruzioni abusive in attesa di condono e nella ripartizione delle spese. Ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova decisione sull'indennità di esproprio.
Continua »
Una proprietaria ha incaricato un ingegnere per la ricostruzione di un immobile precedentemente condonato. Il professionista ha suggerito la totale demolizione della struttura senza verificare i vincoli urbanistici comunali. A causa della destinazione a viabilità pubblica di una parte del terreno, il Comune ha revocato la concessione edilizia. L'intervento ha causato la perdita definitiva della maggiore cubatura originaria. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del progettista per grave negligenza. I giudici supremi hanno stabilito che il risarcimento deve quantificare il valore dei volumi edilizi andati perduti, censurando la corte territoriale che aveva azzerato il danno compensando la perdita con superfici non residenziali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Cittadino che chiedeva la sospensione dell'ordine di demolizione di un manufatto abusivo. Il Cittadino era stato condannato per aver realizzato una costruzione senza permessi. Ha tentato di bloccare la demolizione richiamando una vecchia istanza di condono edilizio presentata dalla madre. La Corte ha chiarito che l'istanza di condono riguardava un immobile diverso e preesistente rispetto a quello oggetto della condanna. Non è possibile ottenere la sospensione dell'ordine di demolizione basandosi su un condono che non si riferisce all'opera abusiva attuale.
Continua »
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che aveva parzialmente revocato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Un individuo era stato condannato per aver costruito un edificio senza permessi. Successivamente, aveva ottenuto una parziale sanatoria per condono edilizio, basata su tre distinte domande presentate per diverse porzioni di un unico immobile. Il Procuratore Generale ha contestato questa decisione, sostenendo che il frazionamento condono edilizio era fittizio e mirava a eludere il limite di 750 metri cubi previsto per le nuove costruzioni. La Cassazione ha stabilito che il limite di volumetria si applica all'intero complesso unitario, non alle singole parti artificiosamente divise. Ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame, che dovrà verificare l'unità dell'immobile e la legittimità delle domande di sanatoria.
Continua »
Il Tribunale respingeva la richiesta avanzata da alcuni cittadini per ottenere la revoca ordine di demolizione di un immobile abusivo. I privati avevano presentato permessi di costruire in sanatoria già rilasciati e istanze di condono pendenti. Il giudice dell'esecuzione rigettava l'istanza sostenendo che i richiedenti non avessero fornito la prova completa dei pagamenti e dei requisiti urbanistici. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza. La Suprema Corte ha stabilito che il cittadino ha soltanto l'onere di allegare gli elementi di fatto e i titoli di base. Spetta poi al giudice svolgere l'attività istruttoria d'ufficio per verificare la validità dei permessi e lo stato delle pratiche di condono.
Continua »
Un Cittadino ha cercato di annullare un ordine di demolizione per abusi edilizi, sostenendo che si fosse formato un "silenzio-assenso condono edilizio" sulla sua vecchia domanda. Il Tribunale locale ha rigettato la sua richiesta, evidenziando la mancanza di adempimenti essenziali per il condono. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il silenzio-assenso non poteva formarsi. Mancavano infatti l'accatastamento e la corrispondenza tra quanto dichiarato e lo stato reale dell'immobile. Inoltre, i lavori erano stati completati oltre i termini di legge. Il ricorso del Cittadino è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni eredi che chiedevano la revoca di un ordine di demolizione per opere abusive. Gli eredi avevano tentato di ottenere un condono edilizio, ma la Corte ha confermato che l'immobile era già stato acquisito automaticamente al patrimonio comunale per la mancata ottemperanza all'ordine di demolizione. Questo rendeva i ricorrenti non più proprietari e quindi non legittimati a richiedere la sanatoria. Inoltre, le opere non risultavano ultimate entro il termine del 31 dicembre 1993, requisito essenziale per il condono. La Corte ha anche ribadito l'illiceità del frazionamento artificioso delle domande di condono per eludere i limiti volumetrici imposti dalla legge. La decisione conferma la validità dell'ordine di demolizione.
Continua »
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta di Detenzione Domiciliare a una condannata, motivando il rifiuto con l'irregolarità urbanistica della sua abitazione, oggetto di una richiesta di condono pendente da anni. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha ritenuto illogico dare valore ostativo assoluto all'irregolarità urbanistica, soprattutto considerando la breve durata della pena e la lunga pendenza della domanda di condono. La Cassazione ha stabilito che la permanenza nell'abitazione era legittima in attesa della pronuncia sul condono, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
Continua »
Una cittadina ha richiesto la revoca di un ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna penale per abusivismo edilizio, sostenendo di aver ottenuto un condono comunale. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando che l'immobile aveva subito vistosi incrementi di volume abusivi dopo i termini di legge e in violazione dei sigilli. Inoltre, la costruzione sorgeva nella fascia di rispetto ferroviario senza il necessario nulla osta dell'ente preposto. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'ordine di demolizione, respingendo anche le doglianze relative al principio di proporzionalità e allo stato di salute della famiglia, poiché la gravità e la consapevolezza dell'abuso prevalgono sull'interesse abitativo. La proprietaria perde la causa e deve procedere all'abbattimento a sue spese.
Continua »
Due cittadini hanno costruito abusivamente. Sono stati condannati e hanno ricevuto un ordine di demolizione. Hanno ottenuto un condono edilizio dal Comune. Il giudice dell'esecuzione ha però rifiutato di revocare l'ordine di demolizione, dubitando che l'opera fosse completa entro la data limite del 31.12.1993. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice aveva basato il suo rifiuto su semplici presunzioni, senza un'adeguata verifica dei fatti e ignorando prove che indicavano il completamento del manufatto entro i termini per il condono edilizio. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame.
Continua »
Un Cittadino è stato condannato per abusi edilizi e gli è stata ordinata la demolizione delle opere. Ha tentato di ottenere il condono edilizio presentando istanze di sanatoria. Il Comune ha inizialmente rilasciato i permessi, ma questi sono stati annullati dalla Corte di Cassazione per illegittimità. Successivamente, il Comune ha annullato i condoni. La Corte d'Appello ha rigettato l'incidente di esecuzione, ritenendo i permessi non conformi alla legge. La Cassazione ha confermato che il condono non è ammissibile se la richiesta fraziona un unico manufatto per aggirare i limiti volumetrici di 750 mc, come accertato nel caso specifico dove la volumetria reale superava quella dichiarata. Il ricorso del Cittadino è stato rigettato.
Continua »
Un acquirente compra una mansarda colpita da ordine di demolizione e presenta tempestiva richiesta di condono edilizio straordinario. Il Comune rilascia il permesso di costruire in sanatoria. Successivamente l'acquirente chiede al giudice dell'esecuzione la revoca dell'ordine di demolizione penale. Il Pubblico Ministero impugna la decisione favorevole sostenendo che il decorso dei novanta giorni aveva trasferito la proprietà al Comune, azzerando l'interesse del privato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero: la disciplina del condono annulla l'acquisizione pubblica e rende pienamente valida la revoca dell'ordine di demolizione.
Continua »
I proprietari di una villetta bifamiliare abusiva hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione. I ricorrenti hanno sostenuto la validità della domanda di condono edilizio e l'assenza di vincoli ambientali insormontabili. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta rilevando il superamento della cubatura massima consentita per legge e la presenza di vincoli ostativi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto dell'istanza. I giudici hanno chiarito che il frazionamento della volumetria tra più richiedenti per lo stesso immobile rappresenta un espediente illegittimo per aggirare i limiti legali di 750 metri cubi. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed esecutivo a carico dei proprietari dell'immobile abusivo.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due Proprietari che chiedevano la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il Tribunale aveva respinto la loro richiesta, ritenendo illegittima la sanatoria ottenuta. La Cassazione ha confermato questa decisione. La sanatoria era parziale e non rispettava il requisito della "doppia conformità", essenziale per il condono edilizio ordinario. Inoltre, l'istanza di condono edilizio era stata presentata tardivamente, oltre il termine di decadenza stabilito dalla legge. I ricorsi dei Proprietari sono stati dichiarati inammissibili, confermando l'ordine di demolizione e le relative conseguenze.
Continua »