Definizione
Un archivio informativo gestito dalla Banca d'Italia che raccoglie dati sui debiti di famiglie e imprese verso il sistema bancario e finanziario.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 42 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 35% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 35%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 25%
- Estinto 3%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 154%
- Civile Sez. 336%
- Civile Sez. 210%
Precedenti più richiamati
- Cass. 3133/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 26361/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 31921/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 7594/2018in 7 provvedimenti
- Cass. 6589/2023in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un correntista cita in giudizio un istituto bancario chiedendo il risarcimento dei danni per una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia a sofferenza. Il cliente lamentava l'assenza di uno stato di insolvenza irreversibile. La banca dimostrava il costante superamento del fido concesso, bonifici irrisori, raccomandate di diffida ignorate e revoca formale dell'affidamento. Sebbene il tribunale avesse inizialmente riconosciuto un risarcimento, la corte d'appello ribaltava la pronuncia accogliendo l'appello incidentale dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità dell'operato della banca e della revoca risarcitoria. La Suprema Corte chiarisce che la nozione di insolvenza per registrare un credito a sofferenza non coincide con il fallimento, ma consiste in una situazione deficitaria o di grave difficoltà economica oggettiva del debitore.
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La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado che aveva inizialmente annullato un debito bancario. Attraverso una nuova consulenza tecnica basata sugli estratti conto scalari, è stato accertato che il cliente era effettivamente debitore verso l'istituto di credito. La Corte ha chiarito che la mancanza di alcuni estratti conto periodici può essere supplita da altri documenti contabili, confermando la condanna al pagamento per la società e i suoi garanti.
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Un'Azienda ha ottenuto un finanziamento regionale per un impianto fotovoltaico, garantito da una fideiussione a prima richiesta emessa da una Banca. La Regione ha revocato il finanziamento per rendicontazione insufficiente. La Banca ha pagato la Regione e ha chiesto il rimborso all'Azienda. L'Azienda ha contestato, sostenendo che la fideiussione non era "a prima richiesta" e che la Banca avrebbe dovuto verificare l'inadempimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Azienda inammissibile. Ha rilevato che le questioni sulla natura della fideiussione a prima richiesta e sull'obbligo di pagamento erano già state decise in precedenti giudizi definitivi (giudicato esterno), precludendo nuove discussioni.
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Un'Azienda è stata segnalata alla Centrale Rischi per un importo superiore al dovuto da un Ente Finanziario, impedendole l'accesso a nuovi finanziamenti. L'Azienda ha chiesto il risarcimento dei danni, sostenendo che la segnalazione fosse illegittima e che il danno fosse "in re ipsa". Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, ritenendo che l'Azienda non avesse provato il danno subito. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il danno da segnalazione illegittima Centrale Rischi non è automatico e deve essere sempre dimostrato concretamente.
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Una Società ha citato in giudizio una Banca per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate e il risarcimento danni, a causa di interessi ultralegali, anatocismo e segnalazioni illegittime alla Centrale Rischi. La Banca ha eccepito la *prescrizione del diritto bancario*. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il diritto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della Società, ribadendo che l'interruzione della prescrizione decorre dalla ricezione dell'atto e che le domande erano state correttamente rigettate per difetto di prova e allegazione. La Società ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Una Società ha chiesto il risarcimento dei danni contestando la Segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una Banca. La Società sosteneva che l'iscrizione a sofferenza dipendesse da contratti derivati rivelatisi inesistenti. I giudici hanno accertato che l'esposizione debitoria derivava da un saldo negativo di conto corrente del tutto autonomo rispetto ai derivati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società. L'impresa non ha infatti contestato la vera ragione della decisione, cioè l'esistenza del debito bancario da conto corrente che da solo giustificava la misura. La Società è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Una Debitore ha citato in giudizio diverse banche per ottenere il risarcimento dei danni, sostenendo che avevano avviato procedure di esecuzione forzata illegittime e che avevano effettuato segnalazioni errate alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di risarcimento per danno da esecuzione illegittima deve essere presentata nell'ambito del giudizio di opposizione all'esecuzione, non in un processo autonomo. Ha inoltre confermato l'inammissibilità dell'appello della Debitore riguardo alla segnalazione alla Centrale Rischi, poiché non aveva specificamente contestato le motivazioni del giudice precedente né provato il danno effettivo. La Debitore ha perso su quasi tutti i fronti.
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Il Fallimento di una società ha proposto un'azione di revocatoria fallimentare contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di circa 55.000 euro versati dall'impresa prima del fallimento. Il Curatore sosteneva che la banca fosse a conoscenza dello stato di insolvenza al momento del versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno accertato che la segnalazione alla Centrale Rischi e i protesti erano avvenuti solo dopo il pagamento conteso. Mancano quindi le prove presuntive gravi, precise e concordanti idonee a dimostrare la consapevolezza dello stato di crisi da parte dell'istituto bancario. Di conseguenza, la banca trattiene legittimamente le somme ricevute e la procedura fallimentare viene condannata alle spese di giudizio.
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Un istituto di credito ha richiesto un decreto ingiuntivo contro alcuni presunti garanti per un debito societario. I garanti si sono opposti dimostrando la falsità delle proprie sottoscrizioni sui contratti. Nonostante la successiva rinuncia della banca al decreto, i garanti hanno preteso il risarcimento per i pregiudizi sofferti a causa delle azioni esecutive e della segnalazione illegittima alla Centrale Rischi. I giudici di primo e secondo grado hanno negato il risarcimento ritenendo non provato il danno economico o d'immagine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che il danno da segnalazione illegittima alla Centrale Rischi, pur non essendo automatico, si può dimostrare tramite presunzioni semplici, come la vicinanza temporale tra la segnalazione e il rifiuto di nuovi finanziamenti da parte di altri istituti.
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Un'impresa subisce una segnalazione illegittima alla Centrale Rischi da parte di una società finanziaria a seguito della distruzione di un autocarro in un incidente. L'errata iscrizione pregiudica l'immagine commerciale dell'azienda, impedendole di ottenere un nuovo veicolo in leasing per proseguire le proprie attività. Sebbene la presenza del danno sia stata accertata, i giudici di appello negano il risarcimento adducendo l'impossibilità di quantificarne la cifra precisa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa e afferma un principio fondamentale: quando l'esistenza del pregiudizio è certa, il giudice non può negare la tutela risarcitoria, ma deve determinarne l'ammontare ricorrendo alla liquidazione equitativa. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per la corretta quantificazione economica.
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Un consumatore acquista un'auto tramite un finanziamento proposto direttamente dal concessionario. A causa della mancata consegna del veicolo, l'acquirente smette di pagare le rate. La banca lo segnala alla Centrale Rischi come cattivo pagatore. Il consumatore si rivolge al giudice chiedendo la cancellazione della segnalazione e il risarcimento dei danni, sostenendo l'esistenza di un contratto di credito collegato. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della banca, confermando che esiste un collegamento legale tra acquisto e finanziamento se il venditore promuove attivamente il prestito per conto dell'istituto di credito. Di conseguenza, l'inadempimento del venditore legittima la sospensione dei pagamenti del prestito. Vince il consumatore.
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Una società concessionaria ha citato in giudizio una banca e una casa automobilistica dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria, contestando una segnalazione a sofferenza e la revoca del contratto di concessione. Le controparti hanno eccepito l'incompetenza del giudice adito, invocando la clausola contrattuale che stabiliva il foro convenzionale esclusivo di Milano. La società ha impugnato la decisione sostenendo che la clausola fosse una clausola vessatoria non validamente approvata per iscritto, poiché inserita in un blocco cumulativo di firme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del Tribunale di Milano. I giudici hanno stabilito che la specifica approvazione per iscritto è valida se le clausole sono chiaramente elencate con numero e sintesi dell'oggetto, rendendo consapevole il firmatario.
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Una società si accolla i mutui di un'altra impresa poi fallita. Nonostante i pagamenti regolari, la banca rifiuta le rate successive per evitare di violare la parità tra i creditori e segnala la società come cattivo pagatore. La società chiede il risarcimento per l'illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi. Il Tribunale rigetta la domanda per mancanza di prove e la Corte d'appello dichiara il ricorso inammissibile per genericità, ignorando i documenti prodotti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società: i giudici d'appello hanno errato nel non esaminare i tabulati della Centrale dei rischi, documento decisivo presente agli atti che provava la segnalazione. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Un correntista e una società hanno citato in giudizio un istituto di credito per contestare l'illegittimità di una segnalazione alla Centrale Rischi e chiedere il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha accolto la domanda, dichiarando illegittima la segnalazione e condannando la banca al risarcimento. La banca ha proposto ricorso per cassazione ma, prima dell'udienza, ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dalle controparti con compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, escludendo la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Una società immobiliare avvia trattative con una banca per ottenere un finanziamento. Su rassicurazione dei funzionari, la società acquista cinque appartamenti accogliendosi un mutuo in sofferenza. Tuttavia, concluso l'acquisto, la banca nega il finanziamento e segnala erroneamente la società alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte riconosce la responsabilità precontrattuale dell'istituto di credito: le trattative erano giunte a uno stadio avanzato e l'affidamento della società era legittimo. Inoltre, la banca risponde dell'operato dei propri dipendenti e l'errata segnalazione alla Centrale Rischi, prolungata nel tempo, consente di presumere il danno alla reputazione commerciale della società. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Un'azienda ha citato in giudizio una banca contestando il recesso dai conti e l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. Il Tribunale ha condannato la banca a pagare trentamila euro per la segnalazione. In appello, la banca ha contestato solo la mancanza di prove sul danno, senza criticare la dichiarazione di illegittimità della segnalazione. Ciononostante, la Corte d'Appello ha annullato l'intera condanna ritenendo corretta la segnalazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda: poiché la banca non aveva contestato l'illegittimità della segnalazione, su questo punto si era formato il giudicato interno. La Corte d'Appello non poteva riesaminare questo aspetto, commettendo un errore di ultrapetizione. La causa torna in appello per quantificare il danno da segnalazione alla Centrale Rischi.
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Una banca ha impugnato la sentenza che la condannava a restituire oltre 120.000 euro alla curatela fallimentare di una società di persone. La banca sosteneva di non poter conoscere il dissesto finanziario della cliente, poiché i bilanci della società non erano pubblicati nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scientia decoctionis (conoscenza dello stato di insolvenza) può essere provata tramite presunzioni. Gli elementi chiave sono il monitoraggio costante imposto dalle regole internazionali di Basilea 2, le anomalie registrate nella Centrale Rischi (come utilizzi di credito oltre i limiti concordati) e la qualità di operatore professionale qualificato della banca. Di conseguenza, la banca perde la causa e deve restituire le somme riscosse prima del fallimento.
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Un'azienda agricola ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di una illegittima segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una banca. L'azienda sosteneva che tale errore avesse causato la revoca dei finanziamenti e il successivo dissesto aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul nesso di causalità e sull'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi non è automatico (in re ipsa), ma costituisce un danno-conseguenza. Pertanto, chi richiede il risarcimento deve allegare e dimostrare concretamente sia il pregiudizio subito alla reputazione o al patrimonio, sia il legame diretto tra la segnalazione errata e la perdita economica subita.
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L'Impresa subisce il furto di un macchinario acquistato in leasing e assicurato. La Compagnia di Assicurazione ritarda il pagamento dell'indennizzo alla Banca Finanziatrice. L'Impresa chiede il risarcimento dei danni, lamentando una segnalazione alla Centrale Rischi e la conseguente revoca dei crediti. Il Tribunale liquida il danno in via equitativa, ma la Corte d'Appello riforma la decisione per mancanza di prove sul danno effettivo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Impresa. La Suprema Corte ribadisce che la liquidazione equitativa del danno richiede prima la prova certa della sua reale esistenza e non può colmare la totale mancanza di prove da parte del danneggiato. L'Impresa perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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I Mutuatari e la Cooperativa Agricola hanno citato in giudizio la Banca contestando l'illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi e chiedendo il risarcimento dei danni, oltre alla restituzione di interessi asseritamente usurari. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento per i singoli a 5.000 euro e ha rigettato la domanda della Cooperativa per mancanza di prove sul danno patrimoniale. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale dei clienti sia quello incidentale della banca. La Suprema Corte ha chiarito che la segnalazione alla Centrale dei Rischi non costituisce un danno in re ipsa alla reputazione commerciale, ma richiede la prova concreta del peggioramento dell'affidabilità creditizia. Inoltre, i contributi regionali versati direttamente alla banca escludono l'usura soggettiva per somme mai sborsate dai mutuatari.
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