LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Base Imponibile — Anno 2026

Pagina 4 di 9

Altri anni per Base Imponibile

Provvedimenti

Imposta regionale sulle concessioni: canone ridotto, meno tasse
La Regione Toscana ha impugnato la decisione che riduceva l'imposta regionale sulle concessioni dovuta da una società per l'anno 2016. La società aveva aderito alla definizione agevolata dei canoni demaniali marittimi, pagando una somma ridotta. La Regione sosteneva che la base imponibile dovesse rimanere ancorata al canone originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riduzione del canone statale ridetermina a tutti gli effetti la base imponibile per l'imposta regionale sulle concessioni. L'imposta deve quindi essere calcolata sull'importo effettivamente versato in misura ridotta. La Regione perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Imposta regionale sulle concessioni statali: canone ridotto, tassa ridotta
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi dalla Regione per il pagamento dell'imposta regionale sulle concessioni statali relativa agli anni 2013 e 2014. La controversia riguarda la base imponibile di tale imposta: la Società riteneva che dovesse essere calcolata sul canone ridotto a seguito dell'adesione alla definizione agevolata, mentre la Regione pretendeva il calcolo sul canone originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, stabilendo che la riduzione del canone demaniale ottenuta tramite la sanatoria ridetermina a tutti gli effetti la somma dovuta. Di conseguenza, anche la base imponibile dell'imposta regionale sulle concessioni statali deve essere proporzionalmente ridotta, garantendo l'allineamento tra il canone effettivamente versato e il tributo regionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Imposta regionale sulle concessioni statali ridotta se il canone scende
Un'azienda che gestisce concessioni demaniali ha aderito alla definizione agevolata per ridurre il canone dovuto allo Stato. L'Ente Pubblico Regionale ha emesso un avviso di accertamento pretendendo il pagamento dell'imposta regionale calcolata sul canone originario e non su quello ridotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico Regionale, confermando che l'imposta regionale sulle concessioni statali deve essere calcolata sul canone effettivamente versato a seguito della rottamazione. La riduzione del canone riduce proporzionalmente anche la base imponibile del tributo regionale, poiché esiste un legame necessario di allineamento tra il canone e l'imposta stessa. Di conseguenza, l'Ente Pubblico Regionale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Definizione agevolata canone demaniale: giù la tassa regionale
Una società che gestisce una concessione demaniale marittima ha aderito alla definizione agevolata canone demaniale per sanare i debiti pregressi, ottenendo una riduzione del canone al 30%. La Regione ha comunque preteso il pagamento dell'imposta regionale calcolata sul canone originario intero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che l'imposta regionale deve essere calcolata sul canone effettivamente ridotto e versato. La riduzione del canone incide direttamente sulla base imponibile dell'imposta regionale, poiché esiste un necessario allineamento tra le due somme. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Imposta regionale sulle concessioni: si paga sul canone ridotto
Un Ente Pubblico ha emesso un avviso di accertamento contro una Società Concessionaria per il pagamento dell'imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio. La Società aveva precedentemente ridotto il canone di concessione aderendo alla definizione agevolata prevista dalla legge. L'Ente Pubblico pretendeva che l'imposta venisse calcolata sul canone originario e non su quello ridotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico, stabilendo che l'imposta regionale sulle concessioni deve essere calcolata sul canone effettivamente versato, anche se ridotto grazie alla sanatoria. Di conseguenza, la Società Concessionaria vince la causa e l'Ente Pubblico viene condannato a pagare le spese legali.
Continua »
Aliquota IRAP Confidi: la Cassazione cancella la tassa del fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un consorzio di garanzia collettiva dei fidi il pagamento di oltre 90.000 euro. L'ufficio contestava il mancato versamento di una maggiorazione dell'imposta regionale per l'anno 2014. Secondo il fisco, l'ente doveva applicare l'aliquota maggiorata del 5,25% prevista dalla legge della Regione Toscana. Il consorzio ha impugnato la cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che l'aliquota IRAP Confidi non subisce l'aumento dello 0,85% introdotto dalla legge regionale del 2006. Questa maggiorazione si applica solo alle banche e alle assicurazioni che già pagavano un'aliquota più alta. I consorzi mantengono quindi l'aliquota ordinaria senza aumenti, poiché svolgono una funzione mutualistica di sostegno alle piccole imprese.
Continua »
Base imponibile IVA: i contributi per le perdite non si tassano
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di trasporti l'esclusione dall'IVA dei contributi pubblici ricevuti da una Provincia per la gestione del trasporto pubblico locale. Secondo il fisco, tali somme costituivano un corrispettivo imponibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio finanziario, confermando che i contributi destinati a ripianare le perdite di bilancio e calcolati sui costi complessivi non rientrano nella base imponibile IVA. La Corte ha chiarito che manca un legame diretto tra il contributo e il prezzo pagato dai singoli passeggeri, poiché il servizio è rivolto alla generalità dei cittadini e non a utenti specifici identificabili. Di conseguenza, l'aiuto pubblico non ha la funzione di integrare il prezzo del biglietto, escludendo così qualsiasi obbligo di tassazione ai fini IVA per la società di trasporti.
Continua »
Fisco battuto: no a imponibilità IVA contributi pubblici
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di trasporto pubblico locale il mancato assoggettamento a tassazione dei contributi ricevuti dalla Provincia per la gestione del servizio, ritenendoli corrispettivi imponibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che tali somme non sono soggette a imposta. La Suprema Corte ha chiarito che l'imponibilità IVA contributi pubblici richiede un nesso diretto tra il finanziamento e il prezzo del servizio pagato dagli utenti. Nel caso di specie, i contributi erano destinati a ripianare le perdite di bilancio e a garantire il pareggio, senza alcuna riduzione proporzionale delle tariffe per i singoli passeggeri. Inoltre, il servizio era rivolto alla generalità indistinta dei cittadini e non a utenti identificati, escludendo così la natura di integrazione del prezzo. Vince quindi la società di trasporti.
Continua »
Imponibilità IVA contributi pubblici: fisco battuto in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva l'imponibilità IVA sui contributi erogati dalla Provincia autonoma di Trento a una società di trasporti per la gestione del servizio pubblico locale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tali somme non costituiscono corrispettivo imponibile. La Corte ha chiarito che la questione dell'imponibilità IVA contributi pubblici dipende dalla sussistenza di un nesso diretto tra il finanziamento e il prezzo pagato dagli utenti. Nel caso di specie, i contributi erano destinati a ripianare le perdite d'esercizio per garantire il pareggio di bilancio e il servizio era rivolto alla generalità dei cittadini, senza alcuna personalizzazione o riduzione proporzionale del prezzo per singolo utente. Di conseguenza, viene confermata la non imponibilità dei contributi ricevuti.
Continua »
Imposta di registro su cessione d’azienda: Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la tassazione applicata al trasferimento di due rami d'azienda effettuato in esecuzione di un concordato preventivo con assuntore. L'ufficio pretendeva di tassare autonomamente l'accollo dei debiti aziendali, ritenendolo una disposizione separata e più onerosa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che l'imposta di registro su cessione d'azienda deve essere calcolata sul valore netto del compendio trasferito, ossia sulla differenza tra attivo e passivo. L'assunzione dei debiti da parte dell'assuntore non costituisce un atto autonomo, bensì un effetto naturale e necessario del concordato, escluso da tassazione separata ai sensi dell'articolo 21, comma 3, del Testo Unico dell'Imposta di Registro. Vince il contribuente.
Continua »
Soggettività passiva IRES: s.r.l. pubblica perde il rimborso
Una società di ricerca scientifica nel settore conciario, nata dalla trasformazione di un ente pubblico in società a responsabilità limitata (S.r.l.), ha chiesto il rimborso dell'IRES versata sui contributi obbligatori ricevuti dalle imprese del settore. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la sua trasformazione in S.r.l. determina la piena soggettività passiva IRES sull'intero reddito, compresi i contributi obbligatori. La forma societaria prevale infatti sulla natura pubblica dell'attività e sulla natura di imposta dei contributi percepiti. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Imposta unica sulle scommesse: stop al calcolo retroattivo
Un bookmaker estero e il titolare di una ricevitoria affiliata hanno impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2015 per il pagamento dell'Imposta unica sulle scommesse. L'Amministrazione finanziaria aveva quantificato l'imposta applicando un criterio forfettario basato sul triplo della raccolta media provinciale, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti limitatamente a questo punto: ha stabilito che il nuovo e più gravoso criterio di calcolo induttivo si applica solo a partire dal 1° gennaio 2016, e non per l'annualità 2015. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sardegna per una nuova valutazione della base imponibile.
Continua »
Usufrutto e riduzione IMU per comodato: lo sconto salta
Una contribuente ha richiesto la riduzione IMU per comodato al 50% per un appartamento concesso in uso gratuito alla figlia. L'Ente Comunale ha negato l'agevolazione poiché la donna risultava titolare di un diritto di usufrutto al 50% su un'altra abitazione in un diverso comune. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune. I giudici hanno chiarito che il termine "possesso" rilevante ai fini dell'imposta comprende non solo la piena proprietà, ma anche altri diritti reali come l'usufrutto. Di conseguenza, la titolarità di una quota di usufrutto su un secondo immobile residenziale costituisce un ostacolo insuperabile, escludendo il diritto allo sconto fiscale. La contribuente perde la causa e deve pagare l'imposta intera oltre alle spese legali.
Continua »
Rimborso IRAP sui dividendi: la Cassazione batte il Fisco
Una Compagnia di Assicurazione ha richiesto il rimborso IRAP sui dividendi percepiti nel 2014, sostenendo che la tassazione del 50% di tali utili violasse la Direttiva Madre-Figlia dell'Unione Europea, la quale vieta prelievi fiscali superiori al 5%. I giudici di secondo grado avevano rigettato la domanda con una motivazione sbrigativa, affermando che la direttiva non si applicasse all'IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, dichiarando nulla la sentenza per motivazione apparente. La Suprema Corte ha evidenziato che, secondo la recente giurisprudenza europea, la Direttiva vieta qualsiasi imposta nazionale, inclusa l'IRAP, che superi la soglia del 5% sui dividendi distribuiti da società figlie europee. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame della vicenda.
Continua »
Esenzione IMU enti religiosi: sì alle case dei sacerdoti
Un Ente Religioso ha impugnato gli avvisi di accertamento del Comune per il mancato pagamento di IMU e TASI su un immobile adibito a residenza dei propri sacerdoti. I giudici di merito avevano negato l'agevolazione, ritenendo non provato l'uso concreto per attività di culto o catechesi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'esenzione IMU enti religiosi spetta anche per gli immobili destinati a ospitare i membri della comunità religiosa. Tale destinazione rientra infatti tra le attività non commerciali di religione o di culto, specificamente dirette alla formazione del clero. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio, ribadendo che spetta al Comune dimostrare l'eventuale svolgimento di attività commerciali.
Continua »
Divieto di domande nuove in appello: il Comune vince sulla TARSU
Il Comune ha emesso cinque avvisi di accertamento TARSU contro un contribuente, avendo rilevato una superficie dell'immobile superiore rispetto a quella dichiarata. L'Erede del Contribuente ha impugnato gli atti contestando solo la mancanza di motivazione. In primo grado il ricorso è stato respinto. In appello, l'Erede ha introdotto una contestazione del tutto nuova riguardante il metodo di calcolo della superficie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, confermando il divieto di domande nuove in appello nel processo tributario. I giudici non possono esaminare contestazioni sostanziali mai sollevate in primo grado. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata e gli accertamenti del Comune sono diventati definitivi, con condanna dell'Erede al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Cessione di azienda e imposta di registro: vince il valore netto
Una società alberghiera ha venduto la propria azienda dichiarando un prezzo di 4,1 milioni di euro, comprensivo di debiti aziendali per circa 1,2 milioni. I contribuenti hanno calcolato l'imposta sul valore netto di circa 2,8 milioni. L'Agenzia delle Entrate ha invece preteso il pagamento delle tasse sull'intero valore lordo, ritenendo non deducibili i debiti in assenza di una rettifica d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che per la **cessione di azienda e imposta di registro** la base imponibile deve sempre essere calcolata al netto dei debiti aziendali inerenti e regolarmente registrati nelle scritture contabili. Questo principio si applica sia in caso di tassazione sul valore dichiarato sia in caso di accertamento dell'ufficio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato definitivamente l'avviso di liquidazione del fisco.
Continua »
Imposta di registro cessione azienda: TFR deducibile dal valore
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la base imponibile per l'applicazione dell'imposta di registro cessione azienda tra una società fallita e un'impresa acquirente. Il Fisco pretendeva di includere nel valore tassabile anche i debiti per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei dipendenti, pari a oltre due milioni di euro, considerandoli come parte del prezzo di vendita. L'Acquirente e il Notaio hanno impugnato l'atto, sostenendo che i debiti inerenti all'azienda vadano sempre dedotti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno stabilito che la base imponibile per il trasferimento d'azienda si calcola sempre al netto delle passività inerenti, come il TFR, indipendentemente dal fatto che l'ufficio accetti il valore dichiarato o proceda a una rettifica d'ufficio.
Continua »
Definizione agevolata della lite fiscale: l’INPS non si cancella
Il Contribuente ha ricevuto un avviso di addebito dall'INPS per il pagamento di contributi previdenziali calcolati su un maggior reddito accertato dall'Agenzia delle Entrate. Il Contribuente riteneva che la definizione agevolata della lite fiscale, attivata per chiudere il contenzioso con il fisco, annullasse anche la pretesa dell'INPS. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'accordo con il fisco ha una funzione solo deflattiva (riduce le liti) e non cancella l'accertamento sul reddito reale. Per evitare il pagamento dei contributi, il cittadino deve contestare l'accertamento fiscale con prove concrete e specifiche, non con semplici obiezioni generiche. Di conseguenza, l'INPS ha vinto la causa e il Contribuente deve pagare i contributi e le spese legali.
Continua »
Imposta Sostitutiva: Prova vince, Fisco paga per il ricorso
Una banca aveva aderito al regime di imposta sostitutiva per il riallineamento valori di alcuni beni. Successivamente, ha venduto due di questi beni durante il 'periodo di sorveglianza', riducendo proporzionalmente le rate dell'imposta. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la banca non avesse provato in modo analitico il collegamento tra i beni venduti e la base imponibile totale. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla banca, ritenendo la prova fornita sufficiente e dettagliata. Ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, confermando il diritto della banca a versare l'imposta ridotta e condannando l'amministrazione finanziaria al pagamento delle spese legali.
Continua »