LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Affidamento Terapeutico

Definizione

Misura alternativa alla detenzione prevista per persone tossicodipendenti o alcooldipendenti che intendono sottoporsi a un programma di recupero.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 76 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 51% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 26%
  • Rigettato 23%
  • Inammissibile 51%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 155%
  • Penale Sez. 743%
  • Penale Sez. 53%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 16905/2018in 5 provvedimenti
  • Cass. 15963/2013in 3 provvedimenti
  • Cass. 13651/2019in 3 provvedimenti
  • Cass. 11575/2013in 8 provvedimenti
  • Cass. 48041/2018in 8 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca dell’affidamento terapeutico: illegittima la retrodatazione
Il Tribunale di sorveglianza revocava l'affidamento in prova terapeutico concesso a un condannato, facendo decorrere la revoca fin dal primo giorno di ingresso nella struttura comunitaria. Nei primi due mesi, tuttavia, la persona aveva rispettato scrupolosamente le prescrizioni terapeutiche, mentre le violazioni erano iniziate solo successivamente. Il condannato ha presentato ricorso denunciando l'illegittima retrodatazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la revoca dell'affidamento terapeutico non opera automaticamente dal principio con effetto retroattivo. Il giudice deve esaminare la condotta complessiva e motivare con precisione la data di inizio della revoca, senza cancellare arbitrariamente il periodo trascorso con esito positivo.
Continua »
Sopravvenuta carenza di interesse: stop a spese e sanzioni
Il Tribunale di sorveglianza revocava la semilibertà a una persona condannata e respingeva la sua richiesta di affidamento terapeutico. Il difensore proponeva quindi ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare tale diniego. Durante il giudizio di legittimità, il condannato otteneva però la detenzione domiciliare presso una comunità terapeutica per proseguire le cure. L'interessato presentava formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiarava l'inammissibilità dell'atto per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici escludevano qualsiasi addebito economico a carico del ricorrente. Chi rinuncia a un ricorso per un evento esterno favorevole non è soccombente. Per questo motivo, la Corte non applicava la condanna alle spese processuali e negava la sanzione in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento terapeutico: la cattiva condotta nega la misura
Un detenuto ha richiesto l'affidamento terapeutico per seguire un programma di recupero dalle dipendenze fuori dal carcere. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la domanda a causa dei suoi gravi comportamenti scorretti: una precedente evasione dai domiciliari, il fallimento di un percorso di cura passato e il possesso illecito di telefoni cellulari all'interno dell'istituto penitenziario, oltre a precedenti per reati contro la persona e il patrimonio. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata considerazione del suo stato di salute. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la salute e la presenza di un piano terapeutico non bastano: il magistrato deve sempre accertare l'effettiva affidabilità del condannato e l'assenza del rischio di recidiva.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso con sanzione
Un condannato aveva impugnato il diniego del Tribunale di Sorveglianza relativo a una misura alternativa alla detenzione, chiedendo l'affidamento al servizio sociale o terapeutico. Successivamente, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto del ritiro dell'impugnazione, dichiarando il procedimento inammissibile a norma di legge. La chiusura anticipata dell'azione legale non ha tuttavia azzerato le spese processuali a carico dell'interessato. I giudici hanno infatti condannato la parte rinunciante al pagamento dei costi della procedura e a una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, parametrando la somma proprio alla tempestività del recesso processuale.
Continua »
Affidamento terapeutico: no al rigetto immediato senza udienza
Un condannato richiede l'affidamento terapeutico per seguire un percorso di disintossicazione e recupero. Il Tribunale di Sorveglianza dichiara la richiesta inammissibile senza fissare udienza, affermando l'assenza di un programma terapeutico idoneo. Il condannato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando i documenti sanitari prodotti che certificano la dipendenza e la disponibilità della struttura pubblica a proseguire le cure. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla il provvedimento senza rinvio. I giudici chiariscono che il rigetto immediato senza contraddittorio è legittimo solo se manca la prova certa dei requisiti di base. Di fronte a certificazioni sanitarie dettagliate, il tribunale deve necessariamente fissare l'udienza camerale per esaminare il caso nel merito.
Continua »
Affidamento Terapeutico Negato: Ricorso Inammissibile e Condanna alle Spese
Un Condannato ha chiesto l'affidamento terapeutico per tossicodipendenza, ma il Tribunale di Sorveglianza ha rifiutato la richiesta. Il Tribunale ha motivato il rifiuto con la mancata adesione del Condannato a un progetto di riabilitazione, la sua condotta irregolare durante una precedente detenzione domiciliare, altre pendenze e la natura strumentale della sua richiesta. Il Condannato ha presentato ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso non contestasse in modo specifico le ragioni del rifiuto. Il Condannato deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
Continua »
Affidamento in prova negato: tra speranza e realtà carceraria
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di `affidamento in prova` (sia terapeutico che ordinario) presentata da un condannato. La decisione si basava sulla gravità del reato, la condotta in carcere (con un test antidroga positivo) e la mancanza di una chiara proposta lavorativa o risocializzante, ritenendo prematura una prognosi favorevole di reinserimento sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del condannato inammissibile, confermando la logicità della valutazione del Tribunale di Sorveglianza.
Continua »
Revoca Affidamento Terapeutico: Notifica Contesa, Ricorso Inammissibile
Un detenuto, già ammesso all'affidamento terapeutico, è stato trovato in stato di incoscienza con una siringa e successivamente arrestato. Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato la misura. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la nullità del provvedimento di revoca per omessa notifica al suo difensore di fiducia e chiedendo la restituzione nei termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che, a seconda che la notifica fosse avvenuta o meno, non sussistevano i presupposti per la restituzione nei termini o il termine per ricorrere era ancora aperto. La sentenza ha quindi confermato la revoca affidamento terapeutico e condannato il ricorrente al pagamento delle spese.
Continua »
Affidamento terapeutico negato: condotta irregolare blocca il recupero
Un Condannato ha richiesto l'applicazione dell'affidamento terapeutico, una misura alternativa al carcere per il recupero dalla tossicodipendenza. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la sua domanda, evidenziando una condotta irregolare durante una precedente detenzione domiciliare e la strumentalità della sua richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Condannato inammissibile. Ha confermato la decisione del Tribunale, ritenendo la motivazione valida e ha condannato il Condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Revoca affidamento terapeutico: furti fatali per il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la **revoca dell'affidamento terapeutico** a un condannato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva sospeso e poi revocato la misura a causa di due denunce per furto ricevute dal beneficiario durante il periodo di affidamento. La Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso del condannato fosse inammissibile, poiché non contestava efficacemente la valutazione del Tribunale sulla sua condotta incompatibile con il percorso riabilitativo. Il comportamento del condannato, infatti, dimostrava una mancata adesione al trattamento e il mancato rispetto delle limitazioni. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
Continua »
Revoca affidamento terapeutico: ricorso inammissibile per nuovi reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato a cui era stata revocata la misura dell'affidamento terapeutico. L'uomo, mentre beneficiava di questa misura alternativa, aveva commesso nuovi gravi reati, tra cui tentato omicidio aggravato e porto abusivo di armi. Il Tribunale di Sorveglianza aveva quindi revocato l'affidamento. Il ricorso in Cassazione è stato ritenuto inammissibile perché i motivi addotti non permettevano una corretta analisi delle argomentazioni della decisione impugnata, non rientrando tra quelli consentiti dalla legge per un ricorso di legittimità.
Continua »
Revoca affidamento terapeutico: illegittimo l’azzeramento retroattivo
Un condannato in regime alternativo ha subito la revoca affidamento terapeutico con efficacia retroattiva a causa di diverse infrazioni, tra cui la guida senza patente. Il Tribunale di Sorveglianza ha fatto decorrere la revoca dalla primissima violazione di due anni prima, ignorando che nei controlli intermedi l'uomo era stato comunque riammesso al percorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il tribunale non può cancellare arbitrariamente l'intero periodo di prova svolto senza un'adeguata motivazione. L'autorità deve valutare le concrete restrizioni subite dal condannato e spiegare puntualmente perché il beneficio sia fallito fin dall'origine.
Continua »
Misure Alternative: Rigetto per Mancanza di Consapevolezza Critica
Un Condannato ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Brescia di accedere a misure alternative alla detenzione, come l'affidamento terapeutico, l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare. Il Tribunale ha respinto le richieste, ritenendo inammissibili l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare per il fine pena e rigettando l'affidamento terapeutico per la mancanza di consapevolezza critica sui reati commessi (usura ed estorsione) e l'insufficienza del programma di recupero. Il Condannato ha presentato ricorso, contestando il calcolo della pena e la valutazione del suo percorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, rigettando il ricorso e condannando il Condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: no a rigetti generici
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le richieste di affidamento in prova al servizio sociale, affidamento terapeutico e detenzione domiciliare avanzate da un condannato. Il giudice territoriale ha motivato il rigetto richiamando la vicinanza temporale dei reati, la presunta precarietà lavorativa e l'insufficiente prova del servizio civile svolto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle misure alternative non può poggiare su formule stereotipate o sulla sola gravità dei fatti passati. Il magistrato deve esaminare concretamente la condotta attuale, l'attività lavorativa, l'impegno nel volontariato e l'avvio di un percorso di recupero sociale.
Continua »
Affidamento terapeutico: no al rigetto fondato su presunzioni
Un uomo condannato ha richiesto la misura alternativa dell'affidamento terapeutico per seguire un percorso di disintossicazione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, giudicandola inammissibile sul presupposto che il percorso intrapreso fosse un mero espediente per evitare il carcere e ritenendo indimostrata l'attualità della dipendenza. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione denunciando il mancato esame delle recenti certificazioni del servizio pubblico per le dipendenze e l'omessa valutazione del reale stato di salute. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito hanno ignorato documenti clinici fondamentali e formulato presunzioni infondate sulla pericolosità sociale. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rimettendo gli atti per un nuovo esame.
Continua »
Reati gravi e carcere evitato con l’affidamento terapeutico
Un condannato per gravi delitti, tra cui rapina ed estorsione, ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza l'affidamento terapeutico ex art. 94 D.P.R. 309/90 per curare la dipendenza da sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza lamentando la gravità dei precedenti, recenti controlli positivi e la presunta strumentalità del percorso di cura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la misura alternativa. I giudici hanno rilevato che i reati scaturivano dallo stato di tossicodipendenza e che il programma concordato con il SERD, unito a un'attività lavorativa a tempo indeterminato e a rigorose prescrizioni limitative, garantisce il recupero sociale e previene la recidiva, rendendo non necessario il carcere.
Continua »
Revoca affidamento terapeutico tra violenza e carcere
Un condannato ammesso all'affidamento in prova terapeutico presso una comunità ha commesso gravi violazioni disciplinari. L'uomo ha aggredito verbalmente un operatore, si è allontanato senza permesso e ha colpito con una testata al volto un altro ospite della struttura. A seguito di tali comportamenti e della perdita del posto in comunità, il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca della misura alternativa. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una mancata valutazione globale del suo percorso riabilitativo precedente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la revoca affidamento terapeutico. I giudici hanno chiarito che le violazioni concrete e gli atti di violenza rendono impossibile proseguire la misura extramuraria.
Continua »
Affidamento terapeutico: stop con reati ostativi e pena oltre i 4 anni
Un condannato ha richiesto l'affidamento terapeutico per seguire un programma di recupero fuori dal carcere. Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'istanza perché la pena residua superava i quattro anni e includeva reati ostativi. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione chiedendo lo scioglimento virtuale del cumulo di pene. Secondo la difesa, il giudice avrebbe dovuto considerare già espiata la parte di condanna relativa ai delitti ostativi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di reati gravi e con un residuo superiore a quattro anni, la legge vieta la separazione contabile delle condanne. Il detenuto deve quindi continuare a scontare la pena in carcere e versare una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento terapeutico: i fallimenti passati non bloccano la cura
Un condannato con problemi di dipendenza richiede la concessione della misura alternativa dell'affidamento terapeutico al fine di scontare la pena residua seguendo un programma riabilitativo presso il servizio pubblico. Il Tribunale di Sorveglianza rigetta la domanda basandosi esclusivamente sui fallimenti di precedenti percorsi e su una revoca risalente a diversi anni prima, omettendo inoltre di valutare le richieste subordinate di detenzione domiciliare e semilibertà. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che il magistrato non può limitarsi al passato, ma deve compiere una valutazione attuale sulla personalità del condannato, sull'idoneità del trattamento a favorire il reinserimento sociale e motivare espressamente su tutte le istanze presentate.
Continua »
Cocaina e domiciliari negati: legittimo il carcere
L'Indagato è stato fermato con oltre un chilogrammo di cocaina mentre scontava l'affidamento terapeutico per precedenti condanne. Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso inizialmente gli arresti domiciliari. Su ricorso del Pubblico Ministero, il Tribunale del Riesame ha aggravato la misura disponendo la custodia cautelare in carcere, evidenziando la spiccata pericolosità del soggetto, le frequentazioni con pregiudicati e la totale inefficacia dei domiciliari nell'impedire nuovi crimini. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la sufficienza della misura domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del carcere e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
Continua »