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Valore in dogana: quando le royalties sono incluse

La Cassazione ha chiarito quando le royalties per l’uso di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate. Se il licenziante esercita un controllo, anche indiretto, sul produttore, il pagamento delle royalties è considerato una ‘condizione di vendita’ e deve essere aggiunto al valore di transazione per il calcolo dei dazi. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva escluso tale inclusione, non avendo valutato correttamente gli indizi del controllo esercitato dal titolare del marchio.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Valore in dogana: la Cassazione chiarisce l’inclusione delle royalties

L’ordinanza in esame affronta una questione cruciale per le aziende che importano beni prodotti su licenza: il pagamento delle royalties per l’uso di un marchio deve essere incluso nel valore in dogana della merce? La risposta, secondo la Corte di Cassazione, dipende dal livello di controllo che il titolare del marchio (licenziante) esercita sul produttore. Se tale controllo esiste, anche in forma indiretta, le royalties diventano una ‘condizione di vendita’ e concorrono a formare la base imponibile per i dazi.

I Fatti di Causa: L’Importazione e la Controversia sul Valore

Una nota azienda italiana operante nel settore dei giocattoli importava merce prodotta in Cina da una sua partecipata. Per la commercializzazione di tali prodotti, l’azienda pagava delle royalties a un’altra società del gruppo, titolare dei relativi marchi. A seguito di una verifica, l’Agenzia delle Dogane contestava all’importatore di aver dichiarato un valore in dogana inferiore a quello reale, omettendo di includervi il costo delle royalties.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, il pagamento di tali corrispettivi era una condizione essenziale per poter acquistare e importare i beni, e pertanto doveva essere aggiunto al prezzo di transazione. L’azienda importatrice, di contro, sosteneva che non vi fosse un legame tale da giustificare l’inclusione, in quanto il titolare del marchio si limitava a un controllo sulla qualità dei prodotti, senza incidere sull’autonomia del produttore.

La Decisione nei Precedenti Gradi di Giudizio

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano dato ragione alla società importatrice. I giudici di merito avevano ritenuto che l’Agenzia delle Dogane non avesse fornito la prova di un potere di controllo, diretto o indiretto, del titolare del marchio sul produttore della merce. La tutela del marchio, secondo i giudici, si esauriva in un controllo qualitativo che non limitava l’autonomia del fabbricante o dell’importatore. Di conseguenza, le royalties non potevano essere considerate una ‘condizione di vendita’ e il loro valore era stato correttamente escluso dalla base imponibile.

L’Importanza del Controllo per il Valore in Dogana

L’Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la violazione delle normative comunitarie (in particolare l’art. 32 del Reg. CEE n. 2913/92 e gli artt. 157-160 del Reg. CEE n. 2454/93). Il punto centrale del ricorso era dimostrare che i giudici di merito avevano interpretato in modo eccessivamente restrittivo il concetto di ‘controllo’ e, di conseguenza, quello di ‘condizione di vendita’.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribaltando la prospettiva e fornendo un’interpretazione estensiva, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Il pagamento delle royalties costituisce una ‘condizione di vendita’ quando, senza di esso, il venditore non sarebbe disposto a vendere la merce. Questo avviene quando il titolare del marchio (licenziante), direttamente o tramite una società collegata, esercita un controllo sul produttore tale da poter ‘orientare’ le sue decisioni e garantire che l’importazione sia subordinata al versamento delle royalties.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha sottolineato che il concetto di ‘controllo’ deve essere inteso in senso ampio, non solo giuridico ma anche di fatto. Esistono numerosi indicatori che, anche presi singolarmente, possono dimostrare la presenza di un simile controllo. Tra questi, il documento menziona:

* La scelta del produttore imposta all’acquirente.
* Il controllo di fatto sulla produzione (metodi, centri produttivi).
* Il controllo sulla logistica e la consegna.
* L’imposizione di restrizioni sui potenziali acquirenti.
* La definizione delle condizioni di prezzo.
* La limitazione delle quantità producibili.
* Il divieto per il produttore di fabbricare prodotti concorrenti senza autorizzazione.

I giudici di legittimità hanno rimproverato alla Commissione Tributaria Regionale di non aver minimamente considerato gli elementi probatori forniti dall’Agenzia delle Dogane, che evidenziavano proprio l’esistenza di un potere di controllo del licenziante (approvazione dei campioni, degli imballaggi, poteri ispettivi, divieti di produzione per conto terzi). Limitarsi a un’affermazione generica sulla mancanza di prove, senza analizzare questi elementi, costituisce una violazione delle regole interpretative della normativa doganale.

Le Conclusioni

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di II grado della Lombardia, in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà riesaminare il caso attenendosi ai principi enunciati: il concetto di ‘controllo’ va inteso in senso ampio e fattuale, e la presenza anche di uno solo degli indicatori di controllo può essere sufficiente a qualificare il pagamento delle royalties come una ‘condizione di vendita’. Questa decisione rafforza la posizione dell’Amministrazione finanziaria e impone alle aziende importatrici una maggiore attenzione nella determinazione del valore in dogana, specialmente in contesti di gruppi societari e contratti di licenza complessi. L’omessa inclusione delle royalties, se dovuta, può portare a rettifiche dei dazi e all’applicazione di sanzioni.

Quando le royalties pagate per un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci?
Le royalties devono essere incluse nel valore in dogana quando il loro pagamento costituisce una ‘condizione di vendita’. Ciò accade se il titolare del marchio (licenziante) esercita un controllo, anche di fatto, sul produttore o sull’importatore, tale da subordinare la vendita della merce al versamento delle royalties stesse.

Cosa si intende per ‘controllo’ del licenziante sul produttore ai fini doganali?
Per ‘controllo’ si intende un potere di costrizione o di orientamento, esercitato di diritto o di fatto. Può manifestarsi in vari modi, come la scelta del produttore, l’approvazione dei campioni, il controllo sulla produzione e sulla logistica, l’imposizione di restrizioni sulle vendite, o la definizione delle caratteristiche del prodotto.

Qual è la conseguenza pratica di includere le royalties nel valore di transazione?
L’inclusione delle royalties aumenta il valore in dogana della merce importata. Poiché i dazi doganali e l’IVA all’importazione sono calcolati in percentuale su tale valore, la conseguenza pratica è un aumento dell’onere fiscale complessivo a carico dell’importatore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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