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Valore in dogana delle royalties: quando il marchio pesa sui dazi

L’Agenzia delle Dogane ha contestato a una nota società di giocattoli la mancata inclusione dei diritti di licenza nel valore delle merci importate dalla Cina. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, escludendo che il pagamento delle royalties fosse una condizione di vendita. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria. La Corte ha chiarito che per determinare il corretto valore in dogana delle royalties occorre verificare se il licenziante eserciti un potere di controllo, anche indiretto o di mero orientamento, sul produttore estero. Inoltre, l’appartenenza di acquirente e venditore allo stesso gruppo societario evidenzia un interesse comune che qualifica tale controllo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 26953 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 5 n. 26953/2023)

L’importazione di merci e il problema del valore in dogana delle royalties

L’importazione di merci da paesi extra-europei comporta sempre il calcolo dei dazi doganali. Un aspetto cruciale e spesso oggetto di accese controversie riguarda il valore in dogana delle royalties, ovvero i diritti di licenza pagati per l’utilizzo di marchi famosi sui prodotti importati. Nel caso specifico, L’Azienda importatrice ha acquistato merci prodotte in Cina da sue società controllate, pagando separatamente i diritti di licenza ai titolari dei marchi (i licenzianti). L’Agenzia delle Dogane ha contestato questa pratica, ritenendo che il valore di tali licenze dovesse essere sommato al prezzo delle merci per calcolare i dazi doganali corretti.

Quando i diritti di licenza influenzano il prezzo delle merci

Per stabilire se i diritti di licenza debbano far parte del valore imponibile, la normativa europea prevede regole molto precise. In particolare, le royalties si sommano al prezzo di transazione (il prezzo effettivamente pagato per i beni) se il pagamento costituisce una condizione di vendita delle merci stesse. Questo significa che il produttore non avrebbe venduto i beni senza il pagamento dei diritti di licenza al titolare del marchio. La giurisprudenza stabilisce che questa condizione si verifica quando il licenziante esercita un controllo reale sul produttore o sull’acquirente. Tale controllo non deve essere necessariamente un potere formale o giuridico. È sufficiente un controllo di fatto, inteso come potere di orientamento o di costrizione sulle attività del produttore estero.

Il legame societario tra venditore e acquirente

Un elemento chiave della vicenda riguarda la complessa struttura del gruppo societario. Il venditore cinese e L’Azienda importatrice appartengono infatti alla medesima compagine societaria. Questo legame contrasta nettamente con l’idea che il pagamento delle royalties sia del tutto indifferente per il venditore estero. L’appartenenza allo stesso gruppo fa emergere un chiaro interesse economico comune che unisce le parti. Di conseguenza, le decisioni del licenziante si riflettono direttamente sia sull’importatore che sul produttore, rafforzando l’ipotesi di un controllo indiretto sulla vendita delle merci.

Le motivazioni della Cassazione sul valore in dogana delle royalties

Le motivazioni della Cassazione sul valore in dogana delle royalties mettono in luce l’errore dei giudici nei gradi precedenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso il controllo del licenziante, ritenendo che i contratti prevedessero solo un semplice controllo di qualità sui prodotti. La Suprema Corte ha invece evidenziato che i contratti contenevano clausole molto più stringenti e vincolanti. Tra queste spiccano l’obbligo di approvazione scritta del fabbricante da parte del licenziante e la possibilità di effettuare ispezioni periodiche negli stabilimenti produttivi. Questi elementi rappresentano veri e propri indicatori di un potere di controllo e di orientamento che va ben oltre la semplice verifica della qualità della merce.

Le conclusioni sul caso e il rinvio ai giudici tributari

Le conclusioni sul caso e il rinvio ai giudici tributari segnano una importante vittoria per l’Amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane, annullando la sentenza precedente. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia. I giudici di merito dovranno ora riesaminare tutti i contratti di licenza applicando i principi stabiliti dalla Cassazione. Essi dovranno verificare se, alla luce delle clausole contrattuali e del legame societario tra le parti, il pagamento dei diritti di licenza costituisse effettivamente una condizione essenziale per la vendita delle merci importate.

Quando le royalties devono essere incluse nel valore in dogana delle merci?
Le royalties si aggiungono al valore doganale quando il loro pagamento è una condizione essenziale per la vendita delle merci e quando il licenziante esercita un controllo sul produttore.

Cosa si intende per potere di controllo del licenziante sul produttore?
Si tratta della capacità del titolare del marchio di influenzare o orientare l’attività del produttore, ad esempio approvando i fabbricanti o ispezionando gli stabilimenti.

Qual è l’impatto dell’appartenenza allo stesso gruppo societario in queste operazioni?
L’appartenenza al medesimo gruppo tra acquirente e venditore dimostra un interesse comune che facilita il controllo indiretto da parte del licenziante sulle vendite.

Termini giuridici

Royalties
Somme pagate per poter utilizzare un marchio registrato o un brevetto su determinati prodotti.
Valore in dogana
Il valore reale delle merci importate utilizzato come base per calcolare i dazi doganali e l'IVA.
Condizione di vendita
Clausola contrattuale per cui il venditore non cede la merce se non viene effettuato un determinato pagamento.
Potere di controllo
La capacità di un soggetto di influenzare o guidare le decisioni e la produzione di un altro soggetto.
Cassazione con rinvio
Decisione con cui la Suprema Corte annulla la sentenza precedente e rimanda la causa a un altro giudice per un nuovo giudizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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