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Tassazione trust: imposta solo al trasferimento finale

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10133/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di tassazione trust: l’imposta sulle successioni e donazioni non è dovuta al momento della costituzione del trust o del conferimento dei beni, ma solo all’atto del trasferimento finale dal trustee ai beneficiari. La Corte ha ritenuto l’atto istitutivo fiscalmente neutro, in quanto non determina un arricchimento reale e definitivo per nessun soggetto, in linea con il principio costituzionale della capacità contributiva.

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Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Tassazione Trust: la Cassazione stabilisce quando si paga l’imposta

Con una recente e fondamentale ordinanza, la Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sulla controversa questione della tassazione trust. La Suprema Corte ha chiarito che l’imposta sulle successioni e donazioni non si applica al momento della sua istituzione, ma solo quando i beni vengono effettivamente trasferiti ai beneficiari finali. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale che considera la costituzione del trust un atto fiscalmente neutro, privo di un immediato effetto di arricchimento.

I Fatti del Caso

Un contribuente aveva istituito un trust, denominato “Atlantis Trust”, nel quale aveva conferito le quote di partecipazione di due società. I beneficiari del trust erano lo stesso disponente, la moglie e la figlia. A seguito di questa operazione, l’Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di liquidazione, pretendendo il pagamento di una maggiore imposta di donazione, ritenendo che la stessa costituzione del vincolo di destinazione sui beni fosse un atto immediatamente tassabile. Il contribuente ha impugnato l’atto, dando inizio a un contenzioso giunto fino in Cassazione.

La Tassazione del Trust secondo la Cassazione

Il cuore della pronuncia della Suprema Corte risiede nell’analisi della natura del trust ai fini fiscali. La Corte ha stabilito che l’istituzione del trust e il conferimento dei beni al trustee non costituiscono, di per sé, un presupposto impositivo. Questo perché non si verifica un trasferimento di ricchezza effettivo, stabile e definitivo.

Il trustee, infatti, acquisisce la proprietà dei beni in modo puramente formale e strumentale. Egli ha il compito di amministrarli e gestirli secondo le regole del trust, ma non ne trae un arricchimento personale. I beni conferiti rimangono “segregati”, ovvero separati dal patrimonio personale del trustee. Allo stesso modo, i beneficiari, al momento della costituzione, acquisiscono solo una posizione di aspettativa, non un diritto di proprietà pieno sui beni.

Il Principio della Capacità Contributiva

La decisione si fonda sul principio costituzionale della capacità contributiva, sancito dall’articolo 53 della Costituzione. Secondo tale principio, l’imposizione fiscale deve essere sempre collegata a un effettivo e concreto indice di ricchezza. Nel caso del trust, la Corte ha osservato che la semplice apposizione di un vincolo di destinazione sui beni non manifesta alcuna maggiore forza economica né in capo al trustee, né in capo ai beneficiari.

L’arricchimento reale e, di conseguenza, la manifestazione di capacità contributiva tassabile, si verificherà solo in un momento successivo: quando il trust avrà esaurito il suo scopo e il trustee trasferirà definitivamente i beni ai beneficiari. Solo allora si potrà parlare di un incremento patrimoniale stabile e tassabile in capo a questi ultimi.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione motiva la sua decisione interpretando la normativa di riferimento (in particolare l’art. 2, comma 47, del D.L. n. 262/2006) in modo costituzionalmente orientato. Un’interpretazione letterale, che considerasse la mera costituzione del vincolo come presupposto d’imposta, porterebbe a tassare un atto che non comporta alcun reale trasferimento di ricchezza. L’atto istitutivo del trust è, pertanto, un atto “fiscalmente neutro”.

La Corte ribadisce che il presupposto dell’imposta sulle successioni e donazioni è la “liberalità”, che si concretizza solo con un arricchimento effettivo del beneficiario. La segregazione patrimoniale, effetto tipico del trust, è solo uno strumento per preservare il patrimonio in vista di un trasferimento futuro. L’imposta proporzionale, quindi, sarà dovuta dai beneficiari al momento della devoluzione finale dei beni a loro favore.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento consolida un orientamento ormai maggioritario e fornisce certezza giuridica a chi intende utilizzare lo strumento del trust per la pianificazione patrimoniale. Le conclusioni pratiche sono chiare:

1. Nessuna imposta proporzionale alla costituzione: L’atto di istituzione di un trust e il conferimento di beni sono soggetti solo a imposte fisse (registro, ipotecaria e catastale, se applicabili), ma non all’imposta proporzionale sulle donazioni.
2. Tassazione differita: Il momento impositivo è posticipato a quando i beni saranno effettivamente attribuiti ai beneficiari finali.
3. Coerenza con la Costituzione: La tassazione è allineata all’effettivo arricchimento, rispettando il principio di capacità contributiva.

La costituzione di un trust è soggetta all’imposta sulle donazioni?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mera costituzione di un trust e il conferimento di beni in esso sono atti fiscalmente neutri e non soggetti all’imposta proporzionale, in quanto non realizzano un trasferimento effettivo e stabile di ricchezza.

Quando si paga l’imposta in un’operazione di trust?
L’imposta sarà dovuta solo al momento del trasferimento finale dei beni o dei diritti dal trustee ai beneficiari. È in quel momento che si verifica un arricchimento reale e definitivo, presupposto per l’applicazione del tributo.

Perché il conferimento di beni in un trust non è considerato un arricchimento tassabile?
Perché il trustee acquista solo una titolarità formale e strumentale dei beni, con l’obbligo di gestirli per uno scopo specifico, senza che questi entrino a far parte del suo patrimonio personale. I beneficiari, d’altra parte, acquisiscono solo un’aspettativa fino alla distribuzione finale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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