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Simulazione assoluta e costi fittizi: stop detrazioni

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale operato dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società che aveva dedotto costi per bonifiche ambientali mai eseguite. L’operazione è stata qualificata come simulazione assoluta poiché il contratto era stato affidato a una società controllata priva di competenze tecniche e in stato di dissesto finanziario. I flussi monetari erano puramente virtuali, finalizzati esclusivamente alla creazione di crediti fittizi e alla detrazione indebita dell’IVA. La Suprema Corte ha ribadito che l’onere della prova sull’inerenza e l’effettività dei costi infragruppo grava interamente sul contribuente.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Simulazione assoluta e costi fittizi: la Cassazione punisce le operazioni infragruppo

La simulazione assoluta rappresenta uno degli strumenti più monitorati dall’amministrazione finanziaria per contrastare l’evasione fiscale. Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un caso emblematico riguardante la creazione di costi fittizi attraverso contratti di bonifica ambientale mai realizzati, confermando che la mancanza di sostanza economica travolge ogni beneficio fiscale.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da un’operazione complessa in cui una società acquirente di un sito industriale riceveva un’ingente somma dal venditore per procedere alla bonifica dell’area. Invece di eseguire i lavori, la società acquirente affidava l’appalto a una propria controllata, operante in un settore merceologico totalmente differente (produzione di oli vegetali) e priva di qualsiasi competenza tecnica in materia ambientale.

Nonostante l’emissione di fatture per milioni di euro, i lavori non venivano mai eseguiti. Il pagamento avveniva tramite compensazioni contabili legate ad aumenti di capitale, senza un reale flusso di cassa. L’Agenzia delle Entrate, rilevando l’incompetenza della ditta appaltatrice e la natura virtuale dei pagamenti, disconosceva i costi ai fini IRES e IRAP e negava la detrazione IVA, qualificando l’intero schema come una simulazione assoluta.

La decisione della Cassazione

I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso della società contribuente, confermando la sentenza di appello. La Corte ha chiarito che, quando un’operazione manca di una reale giustificazione economica e le parti non hanno intenzione di produrre gli effetti del contratto, ci si trova di fronte a un atto nullo per simulazione.

Un punto centrale della decisione riguarda la validità della motivazione della sentenza. La ricorrente lamentava una motivazione “per relationem”, ovvero basata sul rinvio agli atti dell’ufficio fiscale. La Cassazione ha però precisato che tale tecnica è legittima se il giudice di merito dimostra di aver vagliato criticamente gli elementi, facendoli propri in modo logico e coerente.

L’onere della prova nei costi infragruppo

In tema di simulazione assoluta e costi infragruppo, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: spetta al contribuente l’onere di provare non solo l’esistenza del costo, ma anche la sua inerenza e l’utilità effettiva tratta dal servizio ricevuto. Nel caso di specie, la totale assenza di prove circa l’esecuzione dei lavori e l’inidoneità tecnica della controllata hanno reso impossibile superare la presunzione di fittizietà.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta applicazione dell’articolo 109 del TUIR e sulla natura dei costi infragruppo. I giudici hanno evidenziato come la vicinanza tra le parti (società madre e figlia) imponga un rigore probatorio maggiore. La fittizietà dell’operazione è stata desunta da elementi oggettivi: l’incompatibilità dell’oggetto sociale della controllata con i lavori affidati, lo stato di dissesto finanziario della stessa e la circolarità dei flussi finanziari che non hanno mai comportato un reale esborso economico, ma solo poste contabili finalizzate a generare vantaggi fiscali indebiti.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte sottolineano che il diritto alla detrazione IVA e alla deduzione dei costi non può prescindere dalla realtà effettiva delle operazioni. La simulazione assoluta non produce effetti tributari validi. Per le imprese, questo significa che ogni operazione infragruppo deve essere supportata da una solida documentazione che attesti non solo la regolarità formale (fatture e contratti), ma soprattutto l’effettività della prestazione e la coerenza economica del corrispettivo pattuito, pena il recupero integrale delle imposte e l’irrogazione di pesanti sanzioni.

Cosa succede se una società fattura lavori che non è in grado di eseguire?
L’operazione viene considerata una simulazione assoluta, rendendo i costi non deducibili e l’IVA non detraibile per l’acquirente a causa della mancanza di sostanza economica.

Chi deve provare che un costo infragruppo è reale?
L’onere della prova spetta alla società che riceve il servizio, la quale deve dimostrare l’utilità effettiva, l’inerenza della spesa e l’effettiva esecuzione della prestazione.

Una sentenza può motivare richiamando atti dell’ufficio fiscale?
Sì, la motivazione per relationem è legittima se il giudice fa proprie le argomentazioni condividendone la logica e consentendo il controllo del ragionamento seguito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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