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Rinuncia al ricorso TARI: estinto il giudizio

Una società operante nel settore portuale ha impugnato un avviso di accertamento TARI relativo a uno specchio d’acqua. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la società ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32208/2023, ha dichiarato l’estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia, non è dovuto l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Analisi della Sentenza n. 32208/2023

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32208 del 21 novembre 2023, ha affrontato un caso interessante non per il merito della questione tributaria, ma per il suo esito processuale. La vicenda si conclude con una rinuncia al ricorso, un atto che porta all’estinzione del giudizio e solleva importanti questioni pratiche, come l’obbligo di versare un ulteriore contributo unificato. Analizziamo i dettagli di questa decisione.

I Fatti del Contenzioso

Una società che gestisce un’infrastruttura portuale si era vista notificare dal Comune un avviso di accertamento per la TARI (Tassa sui Rifiuti) relativa all’anno 2014. L’accertamento contestava il mancato pagamento del tributo su un’ampia superficie di specchio d’acqua, applicando interessi e sanzioni.

La società ha impugnato l’avviso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, lamentando un difetto di motivazione, l’illogicità della tariffa applicata e l’erroneità della superficie tassata. Tuttavia, il suo ricorso è stato respinto. La contribuente ha quindi proposto appello presso la Commissione Tributaria Regionale, ma anche in questo caso il gravame è stato rigettato.

Contro la sentenza d’appello, la società ha infine proposto ricorso per cassazione, basato su ben otto motivi di diritto.

I Motivi del Ricorso e la Rinuncia al Ricorso

I motivi del ricorso vertevano su complesse questioni relative all’applicazione della TARI agli specchi d’acqua. Tra le principali doglianze, la società sosteneva:

* La violazione del principio “chi inquina paga”, asserendo che l’intera superficie acquea (circa 12.900 mq), destinata al transito e alla manovra dei natanti, non fosse idonea a produrre rifiuti e quindi non tassabile.
* L’errata esclusione dal tributo delle sole aree pertinenziali delle abitazioni e non anche di quelle relative a insediamenti non abitativi.
* La mancata motivazione della delibera tariffaria comunale.
* L’omessa pronuncia da parte del giudice d’appello su specifiche eccezioni sollevate.

Nonostante la complessità delle questioni sollevate, il giudizio in Cassazione non è mai entrato nel merito di tali motivi. Le parti, infatti, hanno raggiunto un accordo che ha portato la società ricorrente a formalizzare la rinuncia al ricorso.

La Decisione della Corte: Estinzione e Spese Compensate

Preso atto della rituale rinuncia, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che dichiarare l’estinzione del presente giudizio. Questo significa che il processo si è concluso senza una decisione finale sulla legittimità o meno dell’avviso di accertamento.

Le Motivazioni

La Corte ha specificato due punti fondamentali derivanti dalla rinuncia al ricorso. In primo luogo, le spese processuali sono state integralmente compensate tra le parti, in virtù dell’accordo raggiunto tra di esse. In secondo luogo, e questo è l’aspetto più rilevante, i giudici hanno chiarito che non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002. Questa norma prevede che la parte il cui ricorso è respinto, dichiarato inammissibile o improcedibile debba versare un ulteriore importo pari a quello del contributo unificato già pagato.

Citando un proprio precedente (Cass. n. 23175/2015), la Corte ha ribadito che tale misura, avendo natura eccezionale e sanzionatoria, è di stretta interpretazione e si applica solo nei casi tassativamente previsti. La rinuncia al ricorso non rientra tra questi, pertanto il ricorrente non è tenuto a pagare alcuna somma aggiuntiva.

Conclusioni

La sentenza offre un’importante lezione di strategia processuale. La rinuncia al ricorso si conferma uno strumento efficace per porre fine a una controversia, specialmente quando le parti raggiungono un accordo. Dal punto di vista pratico, questa decisione chiarisce che la rinuncia permette di evitare non solo una potenziale soccombenza nel merito, ma anche la condanna al pagamento del cosiddetto “doppio contributo unificato”, un onere economico significativo che grava invece su chi vede il proprio ricorso rigettato o dichiarato inammissibile.

Cosa succede se si rinuncia a un ricorso in Cassazione?
In caso di rinuncia al ricorso, la Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio. Il processo si conclude senza una decisione sul merito delle questioni sollevate.

In caso di rinuncia al ricorso, si deve pagare il doppio del contributo unificato?
No. La sentenza chiarisce, richiamando precedenti giurisprudenziali, che l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato non si applica nei casi di rinuncia, ma solo in quelli di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.

Qual era l’oggetto principale della controversia prima della rinuncia?
La controversia riguardava la legittimità di un avviso di accertamento TARI (tassa sui rifiuti) con cui un Comune aveva tassato l’intera superficie di uno specchio d’acqua facente parte di una concessione portuale, incluse le aree destinate al solo transito e manovra dei natanti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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