Slot machine e tasse: quando si paga anche senza vincite in denaro
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale per il settore del gioco legale: l’applicazione del PREU su apparecchi irregolari. La decisione chiarisce che l’obbligo di pagare questa imposta non dipende esclusivamente dall’erogazione di vincite in denaro contante. Anche premi di altra natura, purché abbiano un valore economico, fanno scattare l’obbligo fiscale. Questa sentenza consolida un orientamento rigoroso a tutela delle entrate statali e della regolarità del gioco.
Il fatto: apparecchi da gioco irregolari in un bar
La vicenda ha origine da un controllo effettuato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli presso un bar. Durante l’ispezione, i funzionari hanno trovato quattro apparecchi da intrattenimento non conformi alla legge. Le macchine risultavano prive del codice identificativo e del nulla osta per la messa in funzione. Inoltre, erano state manomesse per consentire giochi a rulli virtuali e l’accumulo di punti che potevano essere convertiti in vincite. Di conseguenza, l’Agenzia ha emesso un avviso di accertamento per il recupero del PREU (Prelievo Erariale Unico) non versato, ritenendo responsabili in solido sia l’installatore degli apparecchi sia l’esercente del bar.
La difesa del contribuente: nessuna vincita, nessuna tassa
L’installatore degli apparecchi ha impugnato l’atto dell’Agenzia. La sua linea difensiva si basava su un punto specifico: le macchine non erogavano direttamente vincite in denaro. Secondo il ricorrente, per applicare il PREU è necessario che l’apparecchio distribuisca premi in contanti. Poiché le macchine in questione permettevano solo di accumulare punti spendibili per ottenere un vantaggio economico (come uno sconto su altri prodotti), a suo avviso mancava il presupposto fondamentale per l’applicazione dell’imposta. La tesi era che senza un’uscita fisica di monete o banconote, non si poteva parlare di gioco tassabile ai fini del PREU.
Quando si applica il PREU su apparecchi irregolari?
La legge stabilisce che il PREU è dovuto sulle somme giocate tramite apparecchi che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d’azzardo. Il punto centrale della controversia era quindi definire cosa si intenda per ‘vincita in denaro’. La giurisprudenza ha progressivamente ampliato questo concetto. Non si limita più alla sola erogazione di contante, ma include qualsiasi premio che abbia un valore economico apprezzabile. Questo per evitare facili elusioni della norma, dove premi formalmente ‘non in denaro’ nascondono in realtà un vantaggio patrimoniale per il giocatore.
Le motivazioni della Cassazione: anche i punti sono vincite
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’installatore, dando piena ragione all’Agenzia delle Dogane. I giudici hanno affermato un principio di diritto molto chiaro. Il PREU su apparecchi irregolari è dovuto anche quando le vincite non sono in denaro contante. La Corte ha specificato che costituisce ‘vincita’ anche quella che comporta un risparmio sull’acquisto di un prodotto o un qualsiasi altro guadagno economicamente apprezzabile. L’accumulo di punti convertibili in un premio o in uno sconto rientra perfettamente in questa categoria. Di conseguenza, gli apparecchi, essendo stati manomessi e consentendo un gioco basato sull’alea (la fortuna) con un premio finale di valore economico, erano a tutti gli effetti soggetti al pagamento del PREU.
Le conclusioni: la conferma dell’accertamento fiscale
L’esito finale della vicenda è la conferma della legittimità dell’avviso di accertamento. L’installatore è stato condannato a pagare le spese legali a favore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Questa sentenza ribadisce che la lotta all’irregolarità nel settore dei giochi passa anche attraverso un’interpretazione rigorosa delle norme fiscali. Qualsiasi apparecchio che, per le sue caratteristiche, configuri un gioco d’azzardo, anche mascherato da premi non monetari, deve sottostare agli obblighi tributari previsti dalla legge. La decisione serve da monito per tutti gli operatori del settore, sottolineando l’importanza di utilizzare esclusivamente apparecchi conformi e certificati.
Una slot machine che dà solo punti è soggetta a tasse?
Sì, la Cassazione ha chiarito che anche i premi non in denaro, ma con un valore economico (come punti che danno diritto a sconti), sono considerati vincite e quindi l’apparecchio è soggetto al Prelievo Erariale Unico (PREU).
Chi è responsabile per il pagamento del PREU su macchine irregolari?
La responsabilità è solidale. Questo significa che l’Agenzia delle Dogane può richiedere il pagamento dell’intera somma sia all’installatore degli apparecchi sia all’esercente del locale (es. il proprietario del bar) dove sono installati.
Cosa rende un apparecchio da gioco ‘irregolare’?
Un apparecchio è irregolare se non rispetta le caratteristiche tecniche previste dalla legge (TULPS), ad esempio se è privo di codice identificativo, del nulla osta per la messa in servizio, o se è stato manomesso per alterare il gioco.