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Motivazione per relationem: nullità della sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per un vizio di motivazione. La sentenza impugnata si era limitata a confermare la decisione di primo grado senza esporre i fatti e senza analizzare i motivi di appello del contribuente. Secondo la Suprema Corte, una simile motivazione per relationem è solo apparente e non permette di comprendere l’iter logico-giuridico seguito dal giudice, determinando la nullità della pronuncia e il rinvio della causa per un nuovo esame.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Motivazione per relationem: quando una sentenza è nulla?

La motivazione per relationem è uno strumento che permette ai giudici di redigere le sentenze in modo più agile, ma il suo utilizzo improprio può portare alla nullità della decisione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di quando il richiamo a un’altra sentenza diventa un vizio insanabile, soprattutto nel processo tributario. Analizziamo insieme i confini tra una motivazione valida e una meramente apparente.

I fatti del caso: un contribuente contro l’Agenzia delle Entrate

Un contribuente si era visto notificare un’intimazione di pagamento per cartelle esattoriali non saldate. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando, tra le altre cose, che la sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado fosse priva di una reale motivazione. Secondo il ricorrente, i giudici d’appello si erano limitati a confermare la decisione precedente senza esporre i fatti rilevanti della controversia e senza spiegare l’iter logico-giuridico seguito per arrivare a tale conclusione.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente, ritenendo fondato il primo motivo relativo al difetto di motivazione. La sentenza di secondo grado è stata quindi ‘cassata’, cioè annullata, e la causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame che dovrà rispettare i principi di diritto enunciati dalla Cassazione stessa.

Motivazione per relationem: i limiti imposti dalla legge

Il cuore della decisione ruota attorno ai limiti della motivazione per relationem. La Cassazione ha ribadito che, sebbene sia una tecnica ammessa, non può tradursi in un acritico e laconico rinvio a un’altra decisione, specialmente se questa non viene neppure riportata nei suoi passaggi salienti. Una motivazione è valida solo se permette di comprendere le ragioni della decisione, consentendo un controllo sulla sua logicità e coerenza giuridica.

Le conseguenze di una motivazione per relationem apparente

Quando il giudice si limita a un generico riferimento alla sentenza di primo grado, senza affrontare specificamente i motivi di appello proposti, la motivazione diventa ‘apparente’. Questo vizio equivale a un’assenza totale di motivazione e, ai sensi dell’art. 360, n. 4 del codice di procedura civile, comporta la nullità della sentenza. Non è possibile, infatti, verificare se il giudice d’appello abbia effettivamente esaminato le critiche mosse alla prima decisione e le abbia respinte con cognizione di causa.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha sottolineato che, per essere legittima, la motivazione per relationem deve soddisfare precise condizioni. Deve fare riferimento a una sentenza già passata in giudicato tra le parti, oppure deve riprodurre i contenuti essenziali della motivazione richiamata, facendoli propri attraverso una valutazione critica autonoma. Nel caso di specie, la sentenza d’appello non riportava né i fatti di causa né le argomentazioni della decisione di primo grado, rendendo il rinvio completamente svincolato dalle ragioni che avrebbero dovuto sostenerlo. Questa laconicità non permetteva di capire se il giudice avesse considerato le allegazioni difensive, le prove e i motivi di gravame, violando così il diritto di difesa del contribuente.

Conclusioni

Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale: ogni decisione giudiziaria deve essere sorretta da una motivazione che sia reale, comprensibile e completa. Il giudice non può abdicare al suo dovere di spiegare il perché delle sue scelte, nascondendosi dietro un comodo ma illegittimo richiamo a decisioni altrui. Per i cittadini e le imprese, ciò rappresenta una garanzia essenziale: ogni doglianza sollevata in un atto di appello merita una risposta specifica e argomentata, pena la nullità dell’intero provvedimento.

Quando una motivazione per relationem è considerata legittima?
Secondo la Corte, è legittima quando si riferisce a una sentenza che ha già valore di giudicato tra le parti, oppure quando riproduce la motivazione di riferimento, recependola e vagliandola autonomamente e in modo autosufficiente nel contesto della nuova decisione.

Perché la sentenza d’appello in questo caso è stata annullata?
È stata annullata perché si limitava a un acritico richiamo alla decisione di primo grado, senza riportarne il contenuto né nella parte narrativa né in quella motiva. Questa laconicità non permetteva di comprendere se il giudice d’appello avesse esaminato e valutato i motivi di gravame del contribuente, risultando in una motivazione solo apparente.

Cosa succede quando la Cassazione annulla una sentenza per difetto di motivazione?
La Corte di Cassazione cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al giudice di merito (in questo caso, la Corte di giustizia tributaria di II grado in diversa composizione) affinché emetta una nuova decisione, attenendosi ai principi di diritto stabiliti dalla Cassazione stessa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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