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Fondazioni bancarie e onere della prova per IRPEG

Una fondazione bancaria ha richiesto il rimborso dell’IRPEG, sostenendo di avere diritto all’aliquota agevolata per enti non-profit. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 33105/2023, ha annullato la decisione favorevole alla fondazione, ribadendo che l’ente ha l’onere della prova di dimostrare che la sua attività istituzionale sia “prevalente” o “esclusiva” rispetto a quella economica di gestione della partecipazione bancaria. La Corte ha ritenuto insufficiente la mera elencazione delle erogazioni, richiedendo un’analisi comparativa concreta che il giudice di merito non aveva effettuato.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Fondazioni bancarie: l’onere della prova per l’aliquota IRPEG agevolata

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale per le fondazioni bancarie: le condizioni per accedere a un regime fiscale agevolato. La questione centrale riguarda l’onere della prova che grava su tali enti per dimostrare che la loro attività non lucrativa sia prevalente rispetto a quella, prettamente economica, di gestione della partecipazione di controllo in un istituto di credito. Analizziamo la decisione per comprendere i principi affermati e le loro implicazioni pratiche.

I Fatti di Causa: una lunga battaglia per un rimborso fiscale

Il caso ha origine dalla richiesta di rimborso, presentata da una Fondazione Cassa di Risparmio, per una somma considerevole relativa all’IRPEG versata per gli anni 1996-1997. La fondazione sosteneva di aver erroneamente applicato l’aliquota ordinaria (36%) anziché quella ridotta (18%) prevista per gli enti con finalità di pubblica utilità.

Il percorso giudiziario è stato tortuoso:
1. Diniego dell’Amministrazione Finanziaria: L’Agenzia delle Entrate ha respinto l’istanza di rimborso.
2. Primo e Secondo Grado: Le commissioni tributarie hanno emesso decisioni contrastanti, con la Commissione Regionale che, in un primo momento, ha dato ragione alla fondazione.
3. Primo Rinvio della Cassazione: La Corte di Cassazione, una prima volta, ha annullato la decisione favorevole, stabilendo un principio chiaro: spetta alla fondazione dimostrare che l’attività istituzionale di utilità sociale sia prevalente o esclusiva rispetto a quella di gestione della partecipazione bancaria.
4. Nuova Decisione Regionale e Ricorso: Il giudice del rinvio ha nuovamente accolto le ragioni della fondazione, basandosi sull’entità delle somme erogate. L’Agenzia delle Entrate ha quindi proposto un nuovo ricorso in Cassazione, che ha dato luogo alla pronuncia in esame.

Il Principio di Diritto e l’onere della prova per le fondazioni bancarie

La Corte di Cassazione ha ribadito con fermezza il suo orientamento. Per le fondazioni bancarie, derivanti dal conferimento di aziende di credito in società per azioni, vige una presunzione di esercizio di impresa. Questo perché la gestione di una partecipazione di controllo e l’influenza sull’attività dell’ente creditizio costituiscono di per sé un’attività economica.

Per superare questa presunzione e beneficiare dell’aliquota agevolata, la fondazione deve adempiere a un preciso onere della prova (ai sensi dell’art. 2697 c.c.). Non è sufficiente affermare di perseguire scopi di utilità sociale o richiamare lo statuto. È necessario dimostrare in concreto, per l’anno d’imposta in questione, di aver svolto un’attività del tutto differente, ovvero una prevalente o esclusiva attività di promozione sociale e culturale.

L’errore del giudice di merito

Nel caso specifico, la Suprema Corte ha censurato la decisione della Commissione Tributaria Regionale proprio perché non ha rispettato questo principio. Il giudice del rinvio si è limitato a constatare l’erogazione di somme significative (oltre due miliardi di lire) per finalità come ricerca, arte e beneficenza, ritenendola una “valida prova”.

Tuttavia, questo approccio è stato giudicato generico e insufficiente. Mancava l’elemento cruciale richiesto dalla Cassazione: un’analisi comparativa. Il giudice avrebbe dovuto quantificare l’ammontare complessivo delle attività, comprese quelle di gestione e controllo della banca, e metterle a confronto con le attività non lucrative per stabilire un effettivo giudizio di prevalenza.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando come il giudice del rinvio si sia sottratto al compito specifico che gli era stato assegnato. La precedente sentenza della Cassazione aveva chiesto di “accertare se la Fondazione avesse fornito la prova della effettiva attività esercitata per i fini di interesse pubblico e di utilità sociale, soprattutto valutando se tale attività era ‘prevalente’ o ‘esclusiva’ rispetto a quella di gestione della partecipazione maggioritaria della società”.

Il giudice di merito, invece, non ha chiarito quali fossero le attività complessive della Fondazione, non ne ha quantificato l’ammontare e, di conseguenza, non ha potuto logicamente esprimere un fondato giudizio di prevalenza. La semplice elencazione delle erogazioni, senza un confronto con i costi di funzionamento e, soprattutto, con l’impegno derivante dalla gestione del pacchetto azionario, non costituisce quella “prova positiva dell’attività svolta in concreto” richiesta dalla legge. La prova, ricorda la Corte, può essere fornita mediante estratti di libri contabili, bilanci dettagliati o certificazioni del collegio sindacale, documenti che consentano una valutazione completa e comparativa.

Conclusioni

La decisione riafferma un principio fondamentale per le fondazioni bancarie e, più in generale, per gli enti che operano a cavallo tra finalità lucrative e non. Per accedere a benefici fiscali, non basta l’autodefinizione come ente non-profit. È indispensabile fornire una prova rigorosa, documentale e comparativa, che dimostri in modo inequivocabile la prevalenza dell’attività istituzionale su quella economica. In assenza di tale prova, prevale la presunzione di esercizio di attività d’impresa, con tutte le conseguenze fiscali che ne derivano. Il caso è stato nuovamente rinviato alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell’Abruzzo, che dovrà, questa volta, attenersi scrupolosamente ai principi indicati per decidere la controversia.

Una fondazione bancaria ha automaticamente diritto a un’aliquota fiscale agevolata?
No. Secondo la Corte di Cassazione, non è sufficiente la natura giuridica di fondazione. Esiste una presunzione che la gestione di una partecipazione di controllo in un istituto di credito sia un’attività d’impresa, e spetta alla fondazione superare tale presunzione.

Cosa deve dimostrare una fondazione bancaria per ottenere l’aliquota IRPEG ridotta?
Deve fornire la prova positiva, ai sensi dell’art. 2697 del codice civile, di aver svolto in concreto, nell’anno d’imposta di riferimento, un’attività prevalente o esclusiva di promozione sociale e culturale, che sia distinta e più significativa rispetto a quella di controllo e governo della partecipazione bancaria.

Quale tipo di prova è considerata valida per dimostrare la prevalenza dell’attività non-profit?
La prova deve essere concreta e permettere un’analisi comparativa. Sono considerati validi documenti come estratti dei libri contabili, bilanci analitici, relazioni degli amministratori e dei sindaci, o certificazioni del collegio dei revisori che consentano di confrontare l’impegno e le risorse dedicate all’attività economica con quelle destinate alle finalità istituzionali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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