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Esenzione IMU enti religiosi: la prova è a carico loro

Un istituto religioso ha richiesto l’esenzione IMU per un immobile, sostenendo fosse adibito a finalità di culto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l’onere di provare i presupposti per l’esenzione IMU enti religiosi grava sul contribuente. La Corte ha inoltre precisato che la nuova legge che inverte l’onere della prova non ha efficacia retroattiva.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 22565 Anno 2024 (Cass. civ. sez. 5 n. 22565/2024)

Esenzione IMU Enti Religiosi: A Chi Spetta l’Onere della Prova? La Cassazione Chiarisce

L’esenzione IMU per enti religiosi è un tema di grande rilevanza che spesso genera contenziosi tra gli istituti e le amministrazioni comunali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali su un aspetto fondamentale: a chi spetta l’onere di provare che un immobile possiede i requisiti per beneficiare dell’agevolazione fiscale? La Corte ha confermato il principio secondo cui tale onere ricade sul contribuente, specificando inoltre la portata temporale delle nuove norme in materia.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento IMU per l’anno 2014, emesso da un’amministrazione comunale nei confronti di un istituto religioso. L’imposta, pari a oltre 24.000 euro, riguardava un’unità immobiliare che, secondo l’ente, era destinata a “casa per ferie” e utilizzata esclusivamente per attività di culto e accoglienza dei confratelli. L’istituto sosteneva quindi di avere diritto all’esenzione.

Sia in primo che in secondo grado, i giudici tributari avevano dato ragione al Comune, ritenendo che l’istituto non avesse fornito prove documentali sufficienti a dimostrare l’assenza di attività commerciali e l’effettivo utilizzo dell’immobile per le finalità dichiarate. L’ente religioso ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

I Motivi del Ricorso

L’istituto ha basato il proprio ricorso su due argomenti principali:

  1. Violazione delle norme sull’onere della prova: Il ricorrente sosteneva che una nuova disposizione (art. 7, comma 5-bis, d.lgs. 546/1992), introdotta nel 2022, avrebbe spostato l’onere della prova sull’Amministrazione finanziaria, rendendo errata la decisione dei giudici di merito.
  2. Carenza di istruttoria: L’ente lamentava che l’avviso di accertamento fosse stato emesso senza un’adeguata indagine da parte del Comune, il quale si sarebbe limitato a trasferire la destinazione d’uso commerciale (casa per ferie) dal precedente proprietario al nuovo, senza considerare la diversa natura e finalità dell’istituto religioso.

L’Onere della Prova per l’Esenzione IMU Enti Religiosi

Il cuore della decisione della Cassazione riguarda proprio la questione dell’onere probatorio. La Corte ha chiarito che la nuova norma invocata dal ricorrente, che impone all’amministrazione di “provare in giudizio le violazioni contestate”, non ha efficacia retroattiva.

Questa disposizione, essendo di natura sostanziale (poiché incide sull’esito del giudizio) e non meramente processuale, si applica solo ai processi iniziati dopo la sua entrata in vigore, ovvero il 16 settembre 2022. Poiché il contenzioso in esame era stato avviato prima di tale data, continuano a valere i principi consolidati in giurisprudenza.

Secondo tali principi, chi chiede un’esenzione fiscale, che costituisce un’eccezione alla regola generale di contribuzione, ha il dovere di dimostrare l’esistenza di tutti i presupposti richiesti dalla legge. L’esenzione è un “fatto impeditivo” della pretesa tributaria, e come tale deve essere provato da chi lo fa valere.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

Sulla base di queste premesse, la Corte ha rigettato il primo motivo di ricorso. I giudici hanno affermato che il giudice d’appello si era correttamente conformato ai principi vigenti, secondo cui “il contribuente ha l’onere di dimostrare l’esistenza, in concreto, dei requisiti dell’esenzione”. L’istituto non aveva fornito tale prova, limitandosi ad affermazioni generiche.

La Corte ha inoltre precisato un punto importante: per le attività di religione o di culto, non è nemmeno necessario accertare che non siano svolte con modalità commerciali, poiché ciò è logicamente incompatibile. Tuttavia, resta indispensabile dimostrare la specifica destinazione funzionale dell’immobile a tali attività. Anche questa prova, nel caso di specie, è mancata.

Anche il secondo motivo di ricorso, relativo alla presunta carenza di istruttoria, è stato respinto. La Cassazione ha osservato che un eventuale difetto di indagine da parte del Comune può portare all’infondatezza nel merito della pretesa fiscale, ma non alla nullità formale dell’atto di accertamento. Inoltre, il ricorso è stato giudicato “non autosufficiente” perché non riportava il contenuto dell’avviso di accertamento. In ogni caso, il Comune aveva documentato di aver incrociato i dati catastali, immobiliari e anagrafici prima di emettere l’atto, basandosi sulla destinazione d’uso registrata e sull’omessa presentazione di una nuova dichiarazione IMU da parte dell’ente.

Le Conclusioni

La decisione della Corte di Cassazione riafferma un principio fondamentale in materia di agevolazioni fiscali: spetta al contribuente che chiede l’esenzione fornire la prova rigorosa dei requisiti previsti dalla legge. Per quanto riguarda l’esenzione IMU per enti religiosi, questo significa dimostrare concretamente e documentalmente che l’immobile è effettivamente e funzionalmente destinato ad attività di religione o di culto, come definite dalla normativa.

La sentenza chiarisce anche che le recenti modifiche legislative che spostano l’onere della prova sull’amministrazione fiscale non si applicano ai contenziosi già pendenti alla data della loro entrata in vigore. Gli enti, quindi, non possono fare affidamento su queste nuove norme per sanare una carenza probatoria in giudizi più vecchi, ma devono essere pronti a documentare in modo puntuale l’utilizzo dei propri immobili fin dall’inizio del rapporto con il fisco.

A chi spetta l’onere di provare i requisiti per l’esenzione IMU per un ente religioso?
Secondo la Corte, l’onere spetta al contribuente (l’ente religioso) che invoca l’esenzione. Deve dimostrare in concreto l’esistenza dei requisiti, come l’effettivo utilizzo dell’immobile per attività di culto, essendo l’esenzione un fatto che impedisce la pretesa tributaria.

La nuova norma che attribuisce l’onere della prova all’amministrazione finanziaria (art. 7, comma 5-bis, D.Lgs. 546/1992) è retroattiva?
No, la Corte ha stabilito che questa disposizione ha natura sostanziale e non retroattiva. Si applica solo ai giudizi introdotti dopo la sua entrata in vigore, il 16 settembre 2022.

Un ente religioso deve dimostrare che le sue attività di culto non sono commerciali per ottenere l’esenzione IMU?
La sentenza chiarisce che per le attività di religione o di culto definite dalla legge (L. 222/1985), l’accertamento sulla modalità non commerciale è irrilevante. Tuttavia, l’ente deve comunque provare la specifica destinazione funzionale dell’immobile a tali attività di culto o religiose.

Termini giuridici

Onere probatorio
L'obbligo di una parte in un processo di fornire le prove necessarie a sostegno delle proprie affermazioni.
Retroattività
L'applicazione di una nuova legge a fatti o eventi verificatisi prima della sua entrata in vigore.
Esenzione
Una disposizione normativa che esclude un soggetto, un bene o un'operazione dall'obbligo di pagare un'imposta.
Doppia conforme
Situazione giuridica in cui la sentenza di secondo grado conferma integralmente la decisione del giudice di primo grado.
Autosufficienza del ricorso
Principio processuale secondo cui l'atto di ricorso deve contenere tutti gli elementi necessari per essere deciso, senza che il giudice debba consultare altri documenti non allegati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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