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Diritto di superficie: no tasse sul compenso

La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso percepito da proprietari terrieri per la costituzione di un diritto di superficie a favore di una società per l’installazione di impianti fotovoltaici non costituisce reddito diverso tassabile ai fini IRPEF. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto di superficie è un diritto reale e non può essere assimilato alle obbligazioni di fare, non fare o permettere, previste dall’art. 67 del TUIR.

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Pubblicato il 6 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Diritto di superficie e Fotovoltaico: la Cassazione Esclude la Tassazione

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale in materia fiscale, affermando che il compenso ottenuto per la costituzione di un diritto di superficie su terreni agricoli destinati a impianti fotovoltaici non rientra tra i ‘redditi diversi’ e, di conseguenza, non è soggetto a tassazione IRPEF secondo l’art. 67, comma 1, lett. l) del TUIR. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale favorevole ai proprietari terrieri e pone fine a un’incertezza interpretativa sollevata dall’Amministrazione Finanziaria.

I Fatti del Caso: un Diritto Reale Messo in Discussione

La vicenda trae origine da avvisi di accertamento notificati dall’Agenzia delle Entrate a diversi contribuenti. Questi ultimi avevano percepito un corrispettivo per aver concesso a una società energetica il diritto di superficie sui loro terreni agricoli, al fine di realizzare impianti fotovoltaici. Secondo l’Amministrazione Finanziaria, tali somme dovevano essere tassate come ‘redditi diversi’, in quanto derivanti dall’assunzione di un’obbligazione ‘di permettere’, ai sensi della normativa fiscale vigente. I contribuenti hanno impugnato gli avvisi, ottenendo ragione sia in primo che in secondo grado presso le Commissioni Tributarie.

La Posizione dell’Amministrazione Finanziaria sul diritto di superficie

L’Agenzia delle Entrate ha portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il proprio ricorso su un unico motivo: la violazione e falsa applicazione dell’art. 67, comma 1, lett. l) del TUIR. L’ente impositore, richiamando una propria circolare (n. 36/E del 2013), sosteneva che la costituzione di un diritto di superficie dovesse essere ricondotta a un’obbligazione di permettere a terzi l’utilizzo del fondo. In questa prospettiva, il compenso ricevuto sarebbe un reddito diverso derivante dall’assunzione di un obbligo di ‘non fare’ (non impedire l’attività altrui) o ‘permettere’, e come tale tassabile.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, confermando le sentenze dei giudici di merito e condannando l’Agenzia al pagamento delle spese processuali.

Le Motivazioni: la Distinzione tra Diritti Reali e Personali

Il cuore della decisione risiede nella netta distinzione tra diritti reali e diritti personali di godimento. I giudici hanno ribadito, in continuità con precedenti pronunce, che il diritto di superficie è un diritto reale, che incide direttamente sulla proprietà del bene, e non una semplice obbligazione personale. La fattispecie dei ‘redditi diversi’ richiamata dall’Agenzia (art. 67, co. 1, lett. l) del TUIR) si riferisce a obblighi di ‘fare, non fare o permettere’ che hanno natura personale e non reale.

La Corte ha specificato che l’equiparazione, prevista dall’art. 9, comma 5, del TUIR, tra il trasferimento della proprietà e la costituzione di diritti reali di godimento non è sufficiente per attrarre tale compenso nella categoria dei redditi diversi. Inoltre, il fatto che il diritto di superficie sia costituito per un tempo determinato, come consentito dal Codice Civile (art. 953 c.c.), non ne altera la natura reale, trasformandolo in un diritto personale. Si tratta di due categorie giuridiche distinte, con regimi fiscali differenti.

Le Conclusioni: Implicazioni per i Proprietari di Terreni

Questa ordinanza consolida un principio di grande importanza pratica per i proprietari di terreni, in particolare agricoli, che intendono sfruttare economicamente i propri beni concedendoli per l’installazione di impianti fotovoltaici o altre infrastrutture. La decisione stabilisce che il corrispettivo ricevuto per la costituzione di un diritto di superficie non è tassabile come reddito diverso ai sensi della specifica norma invocata dall’Agenzia. Ciò offre maggiore certezza giuridica e un quadro fiscale più favorevole per questo tipo di operazioni immobiliari, incentivando investimenti nel settore delle energie rinnovabili senza l’onere di un’imposizione che la Corte ha ritenuto ingiustificata.

Il compenso ricevuto per la costituzione di un diritto di superficie su un terreno agricolo è tassabile come “reddito diverso”?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il compenso per la costituzione di un diritto di superficie non rientra nella fattispecie dei redditi diversi derivanti da obblighi di fare, non fare o permettere (art. 67, comma 1, lett. l) del TUIR), in quanto si tratta della costituzione di un diritto reale e non di un’obbligazione personale.

Qual è la differenza fondamentale tra un diritto di superficie e un’obbligazione “di permettere” ai fini fiscali?
La differenza è che il diritto di superficie è un diritto reale, che grava direttamente sul bene immobile e ha efficacia verso tutti (erga omnes). Un’obbligazione ‘di permettere’ è invece un diritto personale, che vincola solo le parti del contratto. La norma fiscale sui redditi diversi (art. 67, co. 1, lett. l) si applica solo a quest’ultima categoria.

La durata limitata nel tempo del diritto di superficie ne cambia la natura ai fini fiscali?
No. La Corte ha chiarito che la fissazione di un termine di durata, consentita dall’articolo 953 del Codice Civile, non modifica la natura reale del diritto di superficie, e quindi non lo rende assimilabile a un diritto personale di godimento ai fini della sua tassazione come reddito diverso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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