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Deducibilità dei costi: il prestito di azioni non salva il Fisco

L’Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una Società per il recupero dell’Ires. La Società aveva stipulato un contratto di prestito di azioni (*stock lending*) con un’azienda estera, incassando dividendi quasi esenti da tasse e deducendo interamente la commissione pagata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, confermando la legittimità del recupero fiscale. La Corte ha stabilito che il prestito di azioni produce gli stessi effetti economici dell’usufrutto. Di conseguenza, si applica il limite sulla deducibilità dei costi previsto dall’articolo 109, comma 8, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. La commissione versata per il prestito di titoli che generano dividendi esenti non è deducibile, impedendo così un indebito risparmio d’imposta.

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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il prestito di azioni e la deducibilità dei costi: il caso

Il prestito di azioni rappresenta uno strumento finanziario molto diffuso, ma il suo utilizzo può generare contestazioni con il Fisco, specialmente sul tema della deducibilità dei costi. La vicenda nasce da un accertamento fiscale nei confronti di una Società italiana. Questa impresa aveva stipulato un contratto di prestito di titoli (noto come stock lending agreement) con una società estera. Attraverso questo accordo, la Società italiana riceveva azioni e incassava i relativi dividendi, beneficiando dell’esclusione da tassazione nella misura del novantacinque per cento. Contemporaneamente, l’impresa deduceva interamente dal proprio reddito imponibile la commissione pagata alla controparte estera per il prestito. L’Amministrazione Finanziaria ha ritenuto illegittima questa operazione, contestando il doppio vantaggio fiscale e recuperando a tassazione le somme non dichiarate.

Come funziona lo stock lending agreement sotto il profilo fiscale

Il contratto di prestito di titoli è un accordo in cui un soggetto trasferisce temporaneamente la proprietà di azioni a un altro, dietro il pagamento di una commissione (chiamata fee). Chi riceve le azioni si impegna a restituire titoli della stessa specie alla scadenza del contratto. Durante il prestito, il beneficiario incassa i dividendi distribuiti dalle azioni. Dal punto di vista delle imposte dirette, i dividendi percepiti dalle società di capitali godono di un regime di forte favore, essendo esenti da tassazione per la quasi totalità del loro ammontare. Se a questa esenzione si aggiunge la possibilità di sottrarre dalle tasse l’intero costo della commissione pagata per ottenere il prestito, l’operazione rischia di trasformarsi in un meccanismo puramente fiscale, privo di una reale giustificazione economica.

La contestazione del Fisco sulla deducibilità dei costi

L’ufficio delle imposte ha contestato alla Società la deducibilità dei costi relativi alle commissioni versate. Secondo i verificatori, l’intera operazione era priva di una reale causa economica ed era stata realizzata al solo scopo di aggirare il sistema tributario. Nei primi gradi di giudizio, i giudici tributari avevano dato ragione al Fisco, dichiarando il contratto nullo dal punto di vista civile per mancanza di causa o per frode alla legge. La Società ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che il prestito di titoli fosse un contratto tipico e pienamente legittimo, e che le commissioni pagate dovessero essere considerate costi ordinari e quindi deducibili.

Le motivazioni della Cassazione sulla deducibilità dei costi nel prestito titoli

I giudici della Suprema Corte hanno confermato il recupero fiscale operato dall’Amministrazione Finanziaria, ma hanno corretto il ragionamento giuridico dei giudici precedenti. La Cassazione ha chiarito che non è necessario dichiarare la nullità del contratto o invocare l’elusione fiscale per vietare la deducibilità dei costi in questo scenario. Il fulcro della questione risiede nell’applicazione diretta delle norme del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. In particolare, la legge stabilisce che non sono deducibili i costi sostenuti per l’acquisto del diritto di usufrutto (il diritto di godere dei beni altrui e dei loro frutti) o di altri diritti analoghi su partecipazioni sociali che generano dividendi esenti da tasse. La Corte ha stabilito che il prestito di azioni produce lo stesso identico effetto economico dell’usufrutto. Pertanto, la commissione pagata per il prestito di titoli deve essere considerata un costo indeducibile, poiché serve ad acquisire un diritto temporaneo su azioni che fruttano proventi non tassati.

Le conclusioni della sentenza e l’impatto pratico per le imprese

La decisione della Corte di Cassazione si è conclusa con il rigetto del ricorso presentato dalla Società. Il contribuente ha perso la causa in via definitiva ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate, liquidate in cinquemilaseicento euro. Questa sentenza consolida un orientamento rigoroso sul trattamento fiscale delle operazioni finanziarie collegate a titoli azionari. Le imprese non possono dedurre le commissioni legate ai contratti di prestito titoli se l’operazione è finalizzata esclusivamente a incassare dividendi esenti e a creare un costo artificiale per abbattere l’imponibile. La decisione ribadisce che la simmetria fiscale impedisce di cumulare l’esenzione sui proventi e la deduzione sui relativi costi di acquisizione.

Che cos’è lo stock lending agreement e come viene tassato?
Si tratta di un contratto di prestito di azioni in cui il beneficiario riceve i titoli e i relativi dividendi pagando una commissione. I dividendi sono ampiamente esenti da tassazione, ma le commissioni pagate non possono essere dedotte per abbattere le imposte.

Perché la Cassazione ha vietato la deduzione delle commissioni nel prestito titoli?
La Corte ha equiparato il prestito di azioni all’usufrutto. Poiché la legge vieta di dedurre i costi per l’usufrutto di azioni che generano dividendi esenti, la stessa regola si applica alle commissioni del prestito titoli.

Quali sono le conseguenze per le aziende che applicano questa deduzione?
L’Amministrazione Finanziaria può emettere un avviso di accertamento per recuperare le imposte non pagate, oltre a sanzioni e interessi, in quanto tali costi sono considerati totalmente indeducibili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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