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Deducibilità costi stock lending: dividendi esenti, costo negato

Una società ha stipulato un contratto di stock lending, incassando dividendi quasi esenti da tasse e pagando una commissione. L’Agenzia delle Entrate ha negato la deducibilità di tale costo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale sulla deducibilità costi stock lending. L’operazione, ai fini fiscali, è assimilabile all’acquisto di un usufrutto su azioni. Poiché i dividendi percepiti sono in gran parte esenti da imposte, la legge (art. 109 TUIR) vieta la deduzione del costo sostenuto per ottenerli. La commissione è quindi indeducibile, a prescindere da considerazioni sulla validità del contratto o sull’elusione fiscale.

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Pubblicato il 21 aprile 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Stock Lending: un’operazione finanziaria sotto la lente del Fisco

Le operazioni finanziarie complesse spesso nascondono insidie fiscali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito in modo definitivo la questione della deducibilità costi stock lending, un tema cruciale per molte aziende. La decisione stabilisce che, se l’operazione genera dividendi in gran parte esenti da imposte, i costi relativi non possono essere scaricati dal reddito imponibile. Questo principio rafforza la posizione dell’Agenzia delle Entrate e impone una maggiore cautela nella pianificazione fiscale.

I fatti: dividendi esenti e costi dedotti

Una Società Contribuente aveva stipulato un contratto di ‘stock lending’ (prestito titoli) con una Società Prestatrice estera. In base all’accordo, la Società Contribuente otteneva il diritto di incassare i dividendi derivanti da un pacchetto azionario. In cambio, pagava una commissione alla controparte.

Dal punto di vista fiscale, l’operazione appariva molto vantaggiosa. La società incassava dividendi che, per legge, erano esenti da tassazione per il 95% del loro ammontare. Allo stesso tempo, deduceva integralmente dal proprio reddito la commissione pagata, considerandola un costo inerente all’attività d’impresa. L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, non ha condiviso questa interpretazione. Ha emesso un avviso di accertamento, contestando l’operazione e negando la deduzione del costo, recuperando così a tassazione le somme non versate.

La questione della deducibilità costi stock lending

Il cuore della controversia non riguardava la legittimità del contratto in sé, ma le sue conseguenze fiscali. Il Fisco sosteneva che l’intera architettura dell’operazione fosse costruita al solo scopo di ottenere un vantaggio fiscale indebito: incassare utili quasi non tassati e, contemporaneamente, abbattere l’imponibile deducendo un costo correlato.

La difesa della società si basava sulla natura lecita del contratto e sull’inerenza del costo sostenuto. La questione è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione, chiamata a stabilire se la commissione pagata per lo stock lending fosse un costo legittimamente deducibile oppure no.

Le motivazioni: la Cassazione equipara lo stock lending all’usufrutto

La Corte di Cassazione ha risolto la questione senza entrare nel merito della validità civilistica del contratto o della sua natura elusiva. Ha invece applicato un’analogia fiscale potente e decisiva. Secondo i giudici, l’operazione di stock lending, che trasferisce il diritto a percepire i dividendi in cambio di un costo, realizza lo stesso fenomeno economico dell’acquisto del diritto di usufrutto su azioni.

Questa equiparazione è fondamentale, perché attiva una norma specifica del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (art. 109, comma 8). Tale norma stabilisce che il costo sostenuto per l’acquisto del diritto di usufrutto (o di un ‘diritto analogo’) non è deducibile se la partecipazione societaria da cui deriva genera utili esclusi dalla tassazione. Esiste un principio di simmetria: se il provento (il dividendo) è esente, il costo correlato non può essere dedotto.

Le conclusioni: la deducibilità dei costi stock lending è esclusa

La Corte ha concluso che la commissione pagata dalla Società Contribuente rappresenta il costo per acquisire un diritto analogo all’usufrutto. Poiché i dividendi incassati erano esenti al 95%, il relativo costo diventa indeducibile per legge. La decisione del Fisco è stata quindi confermata.

Questa sentenza stabilisce un principio chiaro: la deducibilità costi stock lending è negata quando l’operazione consente di percepire dividendi che godono di un regime di esenzione. Il vantaggio fiscale viene neutralizzato alla radice, applicando una specifica norma antielusiva ‘incorporata’ nel sistema, senza necessità di dimostrare un intento fraudolento. L’Agenzia delle Entrate vince la causa e la società è stata condannata al pagamento delle maggiori imposte e delle spese legali.

Il costo di un’operazione di stock lending è sempre indeducibile?
Secondo la Cassazione, se l’operazione permette di incassare dividendi in gran parte esenti da imposte, il costo (commissione) non è deducibile, perché l’operazione è assimilata fiscalmente all’acquisto di usufrutto su azioni.

Un contratto di stock lending è nullo se genera solo un vantaggio fiscale?
La Cassazione ha chiarito che, ai fini fiscali, non è necessario valutare la nullità del contratto. La questione si risolve applicando la norma specifica sull’indeducibilità dei costi (art. 109 TUIR), che prevale su altre considerazioni.

L’Agenzia delle Entrate deve provare l’elusione fiscale in un caso di stock lending?
No. La Corte ha stabilito che non si tratta di elusione, ma di applicazione diretta di una norma che vieta la deduzione di quel costo specifico. Pertanto, il Fisco non deve avviare la procedura antielusiva per contestare l’operazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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