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Chiamata in causa dell’ente impositore: decide solo il giudice

Una società contribuente ha impugnato un’intimazione di pagamento per ICI. L’Agente della Riscossione ha chiesto la chiamata in causa dell’ente impositore, ma il giudice di primo grado non l’ha autorizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agente della Riscossione, confermando che non esiste un litisconsorzio necessario tra l’esattore e l’ente creditore. La richiesta di chiamata in causa dell’ente impositore ex art. 106 c.p.c. rientra nella discrezionalità del giudice ed è insindacabile. Tuttavia, l’esattore può comunque informare autonomamente l’ente creditore della lite senza autorizzazione del giudice, al fine di evitare conseguenze negative.

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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

La chiamata in causa dell’ente impositore nelle liti tributarie

Quando un contribuente riceve una cartella di pagamento o un’intimazione non dovuta, spesso si trova di fronte a un dilemma su chi debba essere il destinatario del ricorso. La giurisprudenza ha chiarito che il cittadino può agire indifferentemente contro il concessionario della riscossione o contro l’amministrazione creditrice. Questa facoltà semplifica la tutela del contribuente, ma apre complessi scenari procedurali per l’esattore. In questo contesto, la chiamata in causa dell’ente impositore rappresenta lo strumento principale con cui l’esattore tenta di riversare la responsabilità della pretesa tributaria sul reale titolare del credito.

Il caso concreto e l’esclusione del litisconsorzio necessario

La vicenda nasce dall’impugnazione di un’intimazione di pagamento relativa all’imposta comunale sugli immobili. La società contribuente ha deciso di citare in giudizio esclusivamente l’agente della riscossione, lamentando vizi legati alla notifica degli atti precedenti. L’esattore ha chiesto immediatamente l’integrazione del contraddittorio nei confronti del Comune creditore. Il giudice di primo grado ha però negato questa richiesta, decidendo la causa senza il coinvolgimento dell’ente pubblico. I giudici d’appello hanno confermato questa impostazione, spingendo l’esattore a ricorrere davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha ribadito che tra l’esattore e l’ente impositore non esiste alcun rapporto di litisconsorzio necessario. Il contribuente può infatti contestare l’atto esecutivo rivolgendosi a uno solo dei due soggetti, senza che la mancata partecipazione dell’altro infici la validità del giudizio.

La convocazione dell’ente creditore tra autorizzazione e notifica autonoma

L’agente della riscossione dispone di due strade differenti per coinvolgere l’ente creditore nel processo tributario. La prima strada consiste nella richiesta formale al giudice di autorizzare la chiamata del terzo. Questa istanza si fonda sulle regole generali del codice di procedura civile. La seconda strada è invece una facoltà autonoma prevista dalla legge speciale sulla riscossione. L’esattore può inviare una semplice comunicazione informativa all’ente creditore per renderlo edotto della pendenza della lite. Questa seconda opzione non richiede alcuna autorizzazione preventiva da parte del magistrato. L’esattore compie un atto di pura informazione per tutelarsi da eventuali rivalse future, lasciando all’ente la scelta di intervenire o meno nel processo.

Le motivazioni della decisione sulla chiamata in causa dell’ente impositore

I giudici di legittimità hanno fondato la decisione su un principio cardine del processo civile. La richiesta di autorizzazione alla chiamata in causa dell’ente impositore rientra pienamente nel potere discrezionale del giudice di primo grado. Il diniego opposto dal magistrato a questa richiesta non è sindacabile nei successivi gradi di giudizio. L’esattore non può quindi lamentare la nullità della sentenza se il giudice ha ritenuto superflua la partecipazione dell’ente creditore. Inoltre, la mancata autorizzazione non pregiudica i diritti dell’esattore, il quale avrebbe potuto utilizzare lo strumento della notifica autonoma senza chiedere il permesso al tribunale. La scelta di non avvalersi di questa facoltà ricade esclusivamente sulla diligenza dell’agente della riscossione.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso dell’esattore

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso proposto dall’agente della riscossione. L’ordinanza ha confermato la piena legittimità della sentenza d’appello e ha condannato l’esattore al pagamento delle spese di giudizio in favore della società contribuente. Questa decisione consolida un orientamento favorevole ai contribuenti, i quali non devono subire i rallentamenti processuali derivanti dai rapporti interni tra fisco ed esattori. La pronuncia evidenzia come la corretta gestione delle tutele processuali richieda una precisa distinzione tra i poteri discrezionali del giudice e le facoltà autonome delle parti.

Il contribuente deve per forza citare sia l’esattore sia l’ente creditore?
No, il contribuente può scegliere di impugnare l’atto rivolgendosi indifferentemente a uno solo dei due soggetti.

L’esattore ha bisogno del permesso del giudice per informare l’ente creditore della causa?
No, l’esattore può inviare autonomamente una comunicazione informativa all’ente creditore senza alcuna autorizzazione del magistrato.

Cosa succede se il giudice rifiuta la chiamata in causa dell’ente creditore richiesta dall’esattore?
La decisione del giudice è discrezionale e non può essere contestata nei successivi gradi di giudizio dall’esattore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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