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Canoni non percepiti: quando non si pagano le tasse

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28742/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione dei canoni non percepiti. È stato chiarito che per le locazioni a uso diverso dall’abitativo, il locatore non è tenuto a dichiarare e pagare le imposte sui canoni di locazione maturati dopo la data del provvedimento giudiziale di convalida dello sfratto per morosità. Da quel momento, il contratto si intende risolto e le somme eventualmente dovute dal conduttore non sono più considerate canoni, bensì un risarcimento del danno, che non concorre a formare il reddito fondiario imponibile.

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Canoni non percepiti: la Cassazione stabilisce quando non sono tassabili

La questione della tassazione dei canoni non percepiti rappresenta una delle problematiche più sentite dai proprietari di immobili, specialmente quando si trovano ad affrontare la morosità degli inquilini. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 28742 del 7 novembre 2024, ha fornito un chiarimento cruciale, in particolare per le locazioni a uso commerciale. La Corte ha stabilito che l’obbligo di dichiarare i canoni cessa con la risoluzione del contratto, che coincide con la data della convalida dello sfratto, e non con il successivo rilascio dell’immobile.

I Fatti del Caso: Locazione Commerciale e Sfratto

Un contribuente, proprietario di un immobile a uso commerciale, aveva ricevuto un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate per l’anno 2009. L’amministrazione finanziaria contestava la mancata dichiarazione ai fini IRPEF dei canoni di locazione relativi a quell’anno. Il proprietario si era opposto, sostenendo che, a seguito della morosità del conduttore, aveva ottenuto un’ordinanza di convalida di sfratto in data 30 giugno 2009. A suo avviso, da quella data non era più tenuto a pagare le tasse sui canoni, anche se l’immobile era stato effettivamente rilasciato solo il 26 novembre dello stesso anno.

La Tassazione dei canoni non percepiti secondo i Giudici di Merito

Inizialmente, la Commissione Tributaria Regionale aveva dato torto al contribuente. Secondo i giudici di secondo grado, i canoni di locazione dovevano essere dichiarati fino alla data dell’effettivo rilascio dell’immobile (26 novembre 2009), indipendentemente dalla data della convalida di sfratto. La motivazione si basava sul presupposto che, trattandosi di una locazione a uso diverso da quello abitativo, non si applicasse la normativa specifica che consente di non tassare i canoni non percepiti, e che il contratto fosse da considerarsi ‘in essere’ fino al rilascio.

L’Intervento Decisivo della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente la decisione precedente, accogliendo il ricorso del proprietario. Il principio cardine affermato dai giudici supremi è che il momento determinante per la cessazione dell’obbligo di tassazione è la risoluzione del contratto di locazione.

Dal Canone al Risarcimento del Danno

La Corte, richiamando un importante precedente della Corte Costituzionale (sentenza n. 362/2000), ha spiegato che il sistema tributario prevede, come regola generale, la tassazione del reddito fondiario basato sulla rendita catastale. La tassazione basata sul canone di locazione è un’eccezione che si applica solo finché esiste un contratto di locazione valido ed efficace.

Quando interviene un provvedimento di convalida di sfratto per morosità, il contratto di locazione si deve considerare risolto. Di conseguenza, le somme che il conduttore è tenuto a versare da quel momento fino al rilascio effettivo dell’immobile non hanno più la natura di ‘canone’, ma di ‘indennità di occupazione’, qualificabile come risarcimento del danno. Tale risarcimento non concorre a formare il reddito fondiario e, pertanto, non è soggetto alla relativa tassazione.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Cassazione si fonda sull’interpretazione sistematica delle norme civilistiche e fiscali. L’art. 26 del TUIR stabilisce che i redditi fondiari concorrono a formare il reddito complessivo indipendentemente dalla percezione. Tuttavia, questa regola eccezionale, che impone la tassazione sul ‘maturato’ anziché sull”incassato’, presuppone l’esistenza di un valido titolo contrattuale. Una volta che il contratto viene meno, a seguito della risoluzione giudiziale, cessa anche il presupposto per tassare il canone pattuito.

La Corte ha specificato che questo principio vale per tutte le locazioni, sia ad uso abitativo che commerciale. La convalida di sfratto per morosità, essendo un provvedimento giurisdizionale, segna in modo certo e definitivo la fine del rapporto contrattuale. Imporre la tassazione sui canoni successivi a tale data sarebbe irragionevole e contrario al principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.), poiché si tasserebbe un reddito che non solo non è stato percepito, ma non è neppure più giuridicamente dovuto come canone.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per i Locatori

Questa ordinanza ha importanti implicazioni pratiche. I proprietari di immobili, sia commerciali che abitativi, possono legittimamente smettere di dichiarare i canoni di locazione a partire dalla data in cui il giudice convalida lo sfratto per morosità. Non devono attendere il giorno in cui rientrano materialmente in possesso del bene. Ciò fornisce una tutela significativa contro il rischio di dover pagare tasse su redditi inesistenti, alleggerendo il carico fiscale in una situazione già gravosa come quella di un inquilino moroso. È un principio di civiltà giuridica che allinea il prelievo fiscale alla reale esistenza di un reddito.

Fino a quando vanno dichiarati i canoni di locazione non percepiti per un immobile a uso commerciale?
I canoni di locazione vanno dichiarati fino alla data in cui interviene un provvedimento giurisdizionale di risoluzione del contratto o di convalida dello sfratto per morosità. Da quel momento, l’obbligo di dichiarazione cessa, anche se l’immobile non è stato ancora materialmente rilasciato.

Cosa diventa il credito del locatore dopo la convalida dello sfratto?
Dopo la convalida dello sfratto, il rapporto contrattuale di locazione è risolto. Le somme eventualmente dovute dall’ex inquilino per il periodo di occupazione successivo non sono più considerate ‘canoni’, ma un’indennità risarcitoria per la mancata restituzione dell’immobile. Questo importo non costituisce reddito fondiario tassabile ai fini IRPEF.

Il principio stabilito dalla Corte si applica a tutte le locazioni?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che il principio secondo cui la tassabilità cessa con la risoluzione del contratto (confermata dalla convalida di sfratto) si applica sia alle locazioni a uso abitativo sia a quelle a uso diverso dall’abitativo (es. commerciali, uffici).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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