Il regime degli aiuti di Stato de minimis rappresenta un’importante eccezione al generale divieto di aiuti statali nell’Unione Europea. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale: presentare una domanda di aiuto per un importo superiore alla soglia consentita rende l’intera richiesta illegittima, senza possibilità di ‘salvataggio’ successivo. Vediamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.
I Fatti del Caso
Una società polispecialistica, a seguito del sisma che ha colpito la Sicilia nel 1990, presentava nel 2007 un’istanza di rimborso per le imposte versate negli anni 1990, 1991 e 1992. L’importo richiesto era di oltre 370.000 euro. L’Amministrazione finanziaria respingeva tacitamente la richiesta.
Il contenzioso giungeva fino in Cassazione una prima volta, la quale accoglieva il ricorso dell’amministrazione finanziaria. La Corte rinviava il caso alla Commissione Tributaria Regionale, evidenziando che una decisione della Commissione Europea del 2016 aveva dichiarato illegittime alcune misure di agevolazione fiscale, tra cui quella in questione, considerandole “aiuti di Stato” incompatibili. L’unica via per salvare il beneficio era dimostrare la compatibilità con il regolamento de minimis, che all’epoca fissava il limite a 200.000 euro nell’arco di un triennio.
Nel giudizio di rinvio, la Commissione Tributaria Regionale respingeva la domanda della società. La ragione era semplice: l’importo originariamente richiesto era di per sé superiore alla soglia de minimis. I giudici ritenevano irrilevante il fatto che la società avesse tentato di limitare la sua richiesta all’importo massimo consentito durante il processo, poiché, secondo la giurisprudenza consolidata, il superamento della soglia comporta la perdita dell’intero aiuto, non solo della parte eccedente. La società ha quindi proposto un nuovo ricorso in Cassazione contro questa decisione.
La Disciplina degli aiuti di Stato de minimis
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. Il ragionamento della Corte si basa su principi chiari e rigorosi che governano la materia degli aiuti di Stato de minimis.
L’Importanza del Momento della Concessione
Il punto centrale della decisione è che i requisiti per ottenere un aiuto individuale devono esistere al momento della sua concessione, non in un momento successivo. La Corte ha chiarito che, per questi specifici aiuti legati al sisma, il momento della concessione coincide con l’entrata in vigore della legge che ha riconosciuto il beneficio (Legge n. 289 del 2002).
Di conseguenza, è in quel momento che la situazione dell’impresa deve essere valutata. Se già allora la richiesta potenziale superava la soglia de minimis, il beneficio non era ottenibile. Il fatto che l’impresa abbia successivamente, nel corso del giudizio, ridotto l’importo richiesto (petitum) non può sanare un vizio che esisteva all’origine.
La Soglia non è una Franchigia
Un altro aspetto fondamentale ribadito dalla Corte è la natura della soglia de minimis. Non si tratta di una franchigia, per cui si perde solo l’eccedenza, ma di un limite invalicabile. Se l’aiuto richiesto o concesso supera anche di poco questo limite, l’intera operazione diventa un aiuto di Stato illegittimo e deve essere integralmente recuperato.
La logica è che la soglia serve a tracciare una linea di confine netta tra gli aiuti che, per la loro modesta entità, si presume non alterino la concorrenza, e quelli che invece sono potenzialmente dannosi per il mercato unico. Superare quella linea significa rientrare pienamente nella disciplina del divieto.
Le Motivazioni della Sentenza
Le motivazioni della Corte si fondano sulla coerenza con il diritto dell’Unione Europea e sulla sua applicazione come ius superveniens, cioè come diritto sopravvenuto che si impone sui giudizi in corso. La decisione della Commissione Europea che ha dichiarato illegittimo il regime di aiuti ha trasformato la regola de minimis nell’unica possibile via di salvezza per il contribuente. La verifica rimessa al giudice di merito era, quindi, quella di controllare se la domanda di rimborso, così come originariamente formulata, potesse rientrare in questo perimetro di legittimità. Essendo la richiesta iniziale per un importo superiore al limite di 200.000 euro, la risposta non poteva che essere negativa. La Corte ha sottolineato che la domanda era, fin dal principio, volta a ottenere una somma non consentita dalla normativa UE applicabile, rendendo irrilevanti i successivi tentativi di modifica in sede processuale.
Le Conclusioni
Questa ordinanza offre un monito importante per tutte le imprese che intendono beneficiare di agevolazioni statali. È essenziale verificare scrupolosamente, prima di presentare qualsiasi istanza, la piena conformità con i limiti e le condizioni previste dalla normativa, in particolare quella europea sugli aiuti di Stato de minimis. Una richiesta non conforme sin dall’origine non può essere ‘aggiustata’ in un secondo momento e comporta il rischio concreto di perdere l’intero beneficio. La sentenza riafferma un principio di rigore: le regole sono stabilite per essere rispettate ex ante, e il superamento dei limiti, anche in buona fede, porta alla completa esclusione dall’agevolazione.
Cosa succede se un’impresa richiede un aiuto di Stato de minimis per un importo superiore alla soglia consentita?
L’intera richiesta viene considerata illegittima fin dall’origine. Il superamento della soglia comporta la perdita totale del diritto al beneficio, e non solo della parte che eccede il limite.
È possibile modificare in corso di causa una richiesta di aiuto di Stato per farla rientrare nei limiti de minimis?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimità della richiesta deve essere valutata al momento della concessione dell’aiuto. Una successiva riduzione dell’importo richiesto durante il processo non può sanare l’irregolarità iniziale.
Qual è il principio fondamentale della regola de minimis?
Il principio è che gli aiuti di modesta entità (sotto una certa soglia) si presumono non idonei a falsare la concorrenza nel mercato unico europeo e, pertanto, sono permessi. Tuttavia, questa soglia è un limite tassativo e non una franchigia; il suo superamento fa ricadere l’intero aiuto nel divieto generale.