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Volontà punitiva: quando la denuncia vale come querela

Un’imputata ha impugnato una condanna per furto di energia elettrica, sostenendo la mancanza di una valida querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la richiesta della persona offesa di essere avvisata di un’eventuale archiviazione del procedimento è una prova sufficiente della volontà punitiva, rendendo l’atto una querela a tutti gli effetti, anche in assenza di formule sacramentali.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Volontà Punitiva: Quando una Semplice Richiesta Trasforma una Denuncia in Querela

Nel complesso panorama del diritto penale, la distinzione tra una semplice denuncia e una querela formale è cruciale. La querela, infatti, rappresenta la condizione di procedibilità per numerosi reati e contiene un elemento fondamentale: la volontà punitiva della persona offesa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24252/2024, chiarisce come questa volontà possa manifestarsi anche in forme non esplicite, trasformando un atto apparentemente informativo in una valida querela. Il caso analizzato riguarda un furto di energia elettrica e il valore attribuito alla richiesta della società erogatrice di essere informata su un’eventuale archiviazione.

Il Caso in Esame: Furto di Energia e la Questione della Querela

I fatti traggono origine da una condanna per furto aggravato di energia elettrica. L’imputata, dopo la conferma della sentenza in appello, ha presentato ricorso in Cassazione basando la sua difesa su un unico motivo: la mancanza di una valida querela da parte della società fornitrice di energia. Secondo la difesa, l’atto presentato dalla società era una mera denuncia del fatto, effettuata dai tecnici verificatori, priva di quella esplicita manifestazione di volontà di perseguire penalmente l’autore del reato. Di conseguenza, mancando una condizione di procedibilità, l’azione penale non avrebbe dovuto essere esercitata.

La Decisione della Cassazione e il Principio della Volontà Punitiva

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile perché basato su una doglianza manifestamente infondata. Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’atto presentato dalla società energetica. Questo documento, pur non contenendo formule sacramentali, includeva una richiesta specifica: essere avvisati, ai sensi dell’art. 408, comma 2, del codice di procedura penale, di un’eventuale richiesta di archiviazione del procedimento da parte del Pubblico Ministero.

La Richiesta di Notifica come Prova Inequivocabile della volontà punitiva

Secondo gli Ermellini, questa richiesta è la chiave di volta. La facoltà di opporsi all’archiviazione è riservata alla persona offesa che intende sollecitare la prosecuzione del procedimento. Pertanto, la richiesta di essere informati per poter eventualmente esercitare tale diritto è un’espressione inequivocabile della volontà punitiva. Non è necessario usare frasi come “chiedo che si proceda penalmente”, poiché l’intento di perseguire l’autore del reato emerge chiaramente dal comportamento processuale della vittima. La Corte ha ribadito che, in base al principio del favor querelae, in situazioni di incertezza interpretativa, si deve privilegiare la lettura che conserva l’efficacia dell’atto come querela.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale. La manifestazione della volontà di querelarsi non richiede forme solenni e può essere desunta da qualsiasi atto che esprima chiaramente l’intenzione di perseguire l’autore dei fatti. La richiesta di essere avvisati dell’eventuale archiviazione, spiegano i giudici, trova la sua unica giustificazione logica nella volontà di opporsi a una tale evenienza. Questo atto, quindi, trascende la mera comunicazione di un fatto-reato e si configura come un impulso al procedimento penale, integrando pienamente i requisiti sostanziali della querela. La Corte ha quindi concluso che la Corte d’Appello aveva correttamente interpretato l’atto, riconoscendovi una chiara volontà punitiva e, di conseguenza, la piena procedibilità dell’azione penale.

Le Conclusioni

La sentenza n. 24252/2024 offre un importante insegnamento pratico: la sostanza prevale sulla forma. Per le vittime di reato, ciò significa che la loro intenzione di ottenere giustizia può essere riconosciuta anche attraverso atti procedurali specifici, senza la necessità di utilizzare un lessico giuridico rigoroso. Per gli operatori del diritto, la pronuncia conferma che l’analisi della volontà punitiva deve essere condotta esaminando tutti gli elementi disponibili, interpretando gli atti alla luce della loro finalità pratica. In definitiva, la giustizia penale si attiva non solo con dichiarazioni esplicite, ma anche con azioni che, implicitamente ma inequivocabilmente, ne sollecitano l’intervento.

Una denuncia può essere considerata una querela anche se non lo dichiara esplicitamente?
Sì, secondo la sentenza, un atto può essere ritenuto una querela valida anche senza l’uso di formule solenni, a condizione che esprima in modo chiaro e inequivocabile la volontà della persona offesa di perseguire penalmente l’autore del reato.

Quale atto specifico ha dimostrato la volontà punitiva della persona offesa in questo caso?
La volontà punitiva è stata desunta dalla richiesta, formulata dalla società offesa, di essere informata di un’eventuale richiesta di archiviazione del procedimento. Questa richiesta ha senso solo se si intende opporsi all’archiviazione, manifestando così l’interesse alla prosecuzione del processo.

Cosa significa il principio del “favor querelae”?
È un principio interpretativo secondo cui, in caso di dubbio sulla natura di un atto presentato dalla persona offesa, il giudice deve favorire l’interpretazione che lo considera una valida querela, preservando così la possibilità di procedere penalmente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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