Volizione Unitaria: No se i Reati sono Troppo Distanti nel Tempo
Recentemente, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale del diritto penale: i criteri per riconoscere una volizione unitaria che lega più condotte illecite. Con l’ordinanza n. 48212 del 2023, i giudici hanno stabilito che un notevole lasso di tempo tra i crimini può essere sufficiente a escludere l’esistenza di un unico disegno criminoso, rendendo il ricorso dell’imputato inammissibile. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un individuo contro un’ordinanza del Giudice dell’Udienza Preliminare di Monza. L’imputato contestava la decisione del giudice di non riconoscere un’unica intenzione criminale dietro a diversi reati da lui commessi. I motivi del ricorso si basavano principalmente su due argomentazioni:
1. L’esistenza di una volizione unitaria tra i vari reati, che avrebbe dovuto portare a un trattamento sanzionatorio più mite.
2. La mancata considerazione, da parte del giudice, del suo stato di tossicodipendenza come fattore rilevante.
La difesa sosteneva che le azioni, sebbene distinte, fossero riconducibili a un medesimo programma criminoso. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto entrambe le tesi, ritenendo il ricorso manifestamente infondato.
La Volizione Unitaria e il Criterio Temporale
Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella valutazione del primo motivo. I giudici hanno chiarito che, per poter parlare di volizione unitaria, è necessario che i reati siano legati non solo da un fine comune, ma anche da una certa contiguità temporale che ne dimostri l’appartenenza a un unico piano.
Nel caso specifico, il giudice di merito aveva correttamente evidenziato una distanza di ben cinque anni tra la commissione di un reato e quella degli altri. A questo si aggiungeva “l’assoluta estemporaneità” di un reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), che appariva slegato da qualsiasi programmazione precedente. Citando la giurisprudenza consolidata delle Sezioni Unite (sent. n. 28659/2017), la Corte ha ribadito che la distanza temporale è un criterio fondamentale per escludere un disegno criminoso unitario.
Lo Stato di Tossicodipendenza: Quando è Irrilevante?
Anche il secondo motivo di ricorso è stato giudicato infondato. L’imputato lamentava una presunta carenza di motivazione riguardo al suo stato di tossicodipendenza. La Cassazione ha invece rilevato che il giudice di merito aveva fornito una motivazione “anche piuttosto ampia” sull’argomento.
La motivazione si basava su due punti chiave:
1. Inconferenza: La condizione di tossicodipendenza è stata ritenuta non pertinente rispetto alla tipologia di reati commessi.
2. Mancanza di prova: Non vi era alcuna prova che tale stato sussistesse anche al momento della commissione del primo reato, avvenuto cinque anni prima degli altri.
In sostanza, non basta affermare di essere tossicodipendenti per ottenere un trattamento di favore; è necessario dimostrare un nesso causale tra la dipendenza e il reato, nonché la presenza di tale stato al momento di tutti i fatti contestati.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati sono stati giudicati “manifestamente infondati”. Il primo motivo si poneva in diretto contrasto con un principio di diritto consolidato e affermato dalle Sezioni Unite, relativo all’importanza del fattore temporale per individuare una volizione unitaria. Il secondo motivo era incoerente, poiché criticava una presunta assenza di motivazione che, al contrario, era presente, logica e dettagliata nel provvedimento impugnato.
Le Conclusioni
Questa ordinanza offre due importanti spunti di riflessione. In primo luogo, conferma che il criterio temporale è un elemento determinante per accertare l’esistenza di un unico disegno criminoso. Una pausa significativa tra un reato e l’altro, specialmente se di anni, rende difficile sostenere che facessero parte dello stesso piano. In secondo luogo, ribadisce che lo stato di tossicodipendenza, per essere giuridicamente rilevante, deve essere provato e strettamente collegato ai reati commessi. Non può essere invocato come una giustificazione generica, ma va contestualizzato e dimostrato in relazione a ogni specifica condotta illecita.
Quando si può escludere la “volizione unitaria” tra più reati?
La volizione unitaria può essere esclusa quando emerge una notevole distanza temporale tra la commissione dei reati (nel caso di specie, cinque anni) e quando i reati sono di natura eterogenea, dimostrando una estemporaneità nell’esecuzione di alcuni di essi rispetto a un presunto piano criminoso.
Lo stato di tossicodipendenza è sempre rilevante ai fini della valutazione di un reato?
No, secondo la decisione in esame, lo stato di tossicodipendenza non è rilevante se non è pertinente alla specifica tipologia di reati commessi e, soprattutto, se non vi è prova che tale stato di dipendenza esistesse al momento della commissione di tutti i reati oggetto del procedimento.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta che il ricorso non venga esaminato nel merito perché ritenuto manifestamente infondato o privo dei requisiti di legge. Il ricorrente viene quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48212 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48212 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME ( CODICE_FISCALE ) nato il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 07/06/2023 del GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di MONZA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Rilevato che NOME COGNOME impugna il provvedimento indicato nell’intestazione;
Ritenuto che i motivi dedotti nel ricorso sono manifestamente infondati, in quanto il primo motivo è in contrasto con la consolidata giurisprudenza della Corte di legittimità in punto di individuazione dei criteri da cui si può desumere l’esistenza di una volizione unitaria (cfr Sez. U, Sentenza n. 28659 del 18/05/2017, COGNOME, Rv. 270074), atteso che nel caso in esame il giudice dell’esecuzione ha valorizzato correttamente, per escludere l’esistenza di una volizione unitaria, i cinque anni di distanza tra la commissione di un reato e quella degli altri’ nonchè l’assoluta estemporaneità del reato di cui all’art. 337 cod. pen., mentre, quanto al secondo motivo, in cui ci si lamenta che il giudice dell’esecuzione non abbia in alcun modo motivato in ordine all’irrilevanza dello stato di tossicodipendenza, esso non è coerente con il provvedimento impugnato dove una motivazione c’è, ed anche piuttosto ampia, sia sulla inconferenza di tale deduzione rispetto alla tipologia di reati commessi, sia con la mancanza di prova circa la esistenza dello stato di tossicodipendenza anche in occasione della commissione del primo reato;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 ottobre 2023.