Volizione Unitaria e Reato Continuato: Quando Più Crimini non Formano un Unico Disegno
Nel diritto penale, il concetto di volizione unitaria è fondamentale per stabilire se una serie di reati possa essere considerata come un’unica entità giuridica, il cosiddetto “reato continuato”. Questa qualificazione ha importanti conseguenze sulla determinazione della pena. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre preziosi chiarimenti sui criteri da utilizzare per accertare la presenza di un medesimo disegno criminoso, analizzando un caso di truffe ed estorsioni commesse a distanza di tempo.
Il Caso in Esame: Truffe ed Estorsioni a Distanza di Mesi
Il caso sottoposto all’esame della Suprema Corte riguardava un soggetto che aveva presentato ricorso contro la decisione di un giudice dell’esecuzione. L’imputato era stato condannato per diversi reati di truffa e di estorsione, commessi a distanza di circa cinque mesi l’uno dall’altro e in contesti territoriali differenti. La difesa sosteneva che tali reati dovessero essere unificati sotto il vincolo della continuazione, in quanto espressione di un’unica volizione unitaria.
La Decisione della Corte: i Criteri per la Volizione Unitaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo manifestamente infondato e confermando la validità del ragionamento del giudice di merito. Secondo gli Ermellini, per poter parlare di reato continuato non è sufficiente una generica inclinazione a delinquere, ma è necessario che i singoli reati siano stati concepiti e programmati sin dall’inizio come parte di un unico piano.
La Corte ha individuato alcuni indici fattuali che, se presenti, depongono contro l’esistenza di una volizione unitaria:
* Distanza temporale: Un lasso di tempo significativo tra un reato e l’altro (nel caso di specie, cinque mesi) rende meno probabile che i crimini siano stati pianificati contestualmente.
* Diversità dei luoghi di commissione: Commettere reati in contesti territoriali diversi può indicare una frammentazione dell’attività criminale piuttosto che un piano unitario.
* Diversità dei titoli di reato: La commissione di reati di natura diversa (truffa ed estorsione) può suggerire l’assenza di un progetto omogeneo.
* Natura estemporanea della condotta: Reati come le truffe o le minacce telefoniche sono spesso caratterizzati da una componente di estemporaneità e opportunismo, legata a occasioni che si presentano di volta in volta, piuttosto che a una pianificazione a lungo termine.
Le Motivazioni della Cassazione
Nelle sue motivazioni, la Corte ha sottolineato come la decisione del giudice dell’esecuzione non fosse affatto illogica. Al contrario, essa si allinea perfettamente con la consolidata giurisprudenza di legittimità, richiamando espressamente una pronuncia delle Sezioni Unite (sent. n. 28659 del 2017). Il principio chiave è che, per aversi continuazione, il reato successivo deve essere stato programmato, “almeno nelle sue linee essenziali”, già al momento della commissione del primo. Nel caso specifico, la natura opportunistica delle condotte e la distanza temporale rendevano implausibile che l’imputato avesse pianificato il secondo reato sin dall’inizio. La Corte ha concluso che la decisione di considerare i reati come episodi distinti e non legati da una volizione unitaria era corretta.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale: la valutazione della volizione unitaria deve basarsi su un’analisi concreta e rigorosa degli elementi di fatto. La semplice ripetizione di condotte illecite non è sufficiente a configurare un reato continuato. È indispensabile dimostrare l’esistenza di un programma criminoso originario che abbracci tutte le violazioni. In assenza di tale prova, i reati verranno considerati autonomi, con conseguenze significative sul calcolo della pena, che sarà determinata dal cumulo materiale delle singole sanzioni anziché dall’applicazione della disciplina più favorevole prevista per il reato continuato.
Quando più reati possono essere considerati parte di un unico disegno criminoso (volizione unitaria)?
Secondo la Corte, ciò avviene quando il reato successivo è stato programmato, almeno nelle sue linee essenziali, già al momento della commissione del primo. Devono essere valutati indici come la vicinanza temporale, l’omogeneità delle condotte e dei luoghi.
La distanza temporale e la diversità dei luoghi tra un reato e l’altro escludono la volizione unitaria?
Sì, secondo l’ordinanza, la distanza temporale (in questo caso, cinque mesi), la diversità dei luoghi di commissione e la diversità dei titoli di reato sono forti indici che contrastano con l’esistenza di un’unica volizione e di un progetto criminoso unitario.
Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Ha confermato che i reati non erano legati da una volizione unitaria.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39604 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39604 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 20/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 19/05/2025 del TRIBUNALE di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
Rilevato che NOME COGNOME ricorre per cassazione contro il provvedimento indicato inintestazione
Ritenuto che gli argomenti dedotti nell’unico motivo di ricorso sono manifestamente infondati, in quanto in contrasto con la consolidata giurisprudenza della Corte di legittimit punto di individuazione dei criteri da cui si può desumere l’esistenza di una volizione unita (cfr., per tutte, Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074), atteso che distanz temporale, diversità dei luoghi di commissione, diversità dei titoli di reato sono ind valutazione della esistenza o meno di una volizione unitaria in presenza dei quali non è manifestamente illogica la decisione del giudice dell’esecuzione che, in una situazione di reati truffa e di estorsione commessi a distanza di cinque mesi ed in contesti territoriali diversi, di più, per la tipologia di condotta (truffe o minacce telefoniche) descritta in ricorso, caratt anche da una certa componente di estemporaneità, dipendendo dalle occasioni di reato, ha ritenuto che al momento di commissione del primo reato il successivo non potesse essere stato programmato “almeno nelle sue linee essenziali”;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 20 novembre 2025
Il consigliere estensore
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