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Violenza sessuale: la manata sul gluteo è reato

La Corte di Cassazione conferma che una manata repentina sui glutei costituisce reato di violenza sessuale. Nel caso di specie, due imputati sono stati condannati per rapina aggravata in concorso e uno di loro anche per violenza sessuale. La Corte ha ritenuto irrilevante la specifica finalità dell’agente, focalizzandosi sulla natura oggettivamente sessuale dell’atto che invade la sfera intima della vittima. L’appello di un imputato è stato parzialmente accolto solo per un vizio procedurale relativo alla mancata concessione del beneficio della non menzione.

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Pubblicato il 26 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Violenza sessuale: la manata sul gluteo è reato secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41799 del 2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di reati contro la persona: anche un gesto apparentemente fugace, come una manata sui glutei, integra pienamente il reato di violenza sessuale. Questa decisione chiarisce che la valutazione del reato si concentra sulla natura oggettiva dell’atto e sulla sua capacità di ledere la libertà sessuale della vittima, a prescindere dall’intento specifico dell’aggressore.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un episodio avvenuto a Roma, dove due giovani imputati, in concorso con un minorenne, hanno aggredito una ragazza per sottrarle il telefono cellulare. L’azione è stata caratterizzata da una notevole violenza: la vittima è stata strattonata, afferrata per i capelli e fatta cadere a terra. Nel corso dell’aggressione, uno degli imputati ha compiuto un ulteriore gesto, costringendo la ragazza a subire una manata sui glutei, descritta come un’azione repentina.

Il Percorso Giudiziario

Il Tribunale di Roma, in primo grado, aveva riconosciuto la colpevolezza di entrambi gli imputati per i reati di rapina aggravata in concorso e, per uno di essi, anche per violenza sessuale. La Corte di Appello di Roma, successivamente adita, ha parzialmente riformato la sentenza: ha dichiarato prescritto il reato di lesioni volontarie, ma ha confermato la responsabilità penale per la rapina e per la violenza sessuale, rideterminando la pena. Contro questa decisione, i difensori degli imputati hanno proposto ricorso per Cassazione.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

I ricorsi presentati si basavano su diversi motivi.
L’imputato condannato per entrambi i reati contestava:
1. La sua effettiva partecipazione alla rapina, sostenendo che l’azione materiale fosse stata compiuta solo dal complice minorenne.
2. La configurabilità del reato di violenza sessuale, argomentando che la manata sui glutei non costituisse un atto sessuale penalmente rilevante per mancanza dell’elemento soggettivo (finalità erotica) e di un’effettiva offensività.
3. Il mancato riconoscimento dell’attenuante del danno di speciale tenuità e una pena ritenuta sproporzionata.

L’altro imputato, condannato solo per la rapina, lamentava principalmente l’omessa pronuncia della Corte d’Appello sulla sua richiesta di concessione del beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha analizzato separatamente le posizioni dei due ricorrenti, giungendo a conclusioni diverse.

La configurabilità della violenza sessuale

Sul punto più controverso, la Cassazione ha dichiarato il motivo manifestamente infondato. I giudici hanno richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui il reato di violenza sessuale tutela la libertà personale dell’individuo di compiere atti sessuali in assoluta autonomia. La condotta vietata dall’art. 609-bis c.p. comprende qualsiasi atto idoneo, secondo canoni scientifici e culturali, a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dalle intenzioni specifiche dell’agente. È sufficiente che l’agente sia consapevole della natura oggettivamente ‘sessuale’ dell’atto.

Una manata sui glutei data a una persona sconosciuta, secondo la Corte, è una condotta che rende evidente a chiunque la sua natura oggettivamente e soggettivamente sessuale. L’azione, anche se rapida e insidiosa, è idonea a sorprendere la vittima, superando la sua contraria volontà e ponendola nell’impossibilità di difendersi. Pertanto, l’affermazione di responsabilità non richiedeva ulteriori motivazioni, essendo l’atto in sé palesemente lesivo della libertà sessuale della persona offesa.

Il concorso nella rapina e la decisione sui benefici

Per quanto riguarda il concorso nella rapina, la Corte ha respinto il ricorso, evidenziando come la ricostruzione dei fatti mostrasse un’azione sinergica dei tre aggressori, che avevano accerchiato la vittima, rendendo irrilevante chi avesse materialmente sottratto il telefono.

Di diverso avviso è stata la Corte riguardo al ricorso del secondo imputato. I giudici hanno constatato che la Corte d’Appello aveva effettivamente omesso di pronunciarsi sulla richiesta di non menzione della condanna. Poiché il Tribunale aveva già concesso la sospensione condizionale della pena, valorizzando lo stato di incensuratezza del giovane e formulando una prognosi favorevole, la Cassazione ha ritenuto di poter applicare direttamente il beneficio richiesto, annullando la sentenza su questo specifico punto senza necessità di un nuovo giudizio di merito.

Le Conclusioni

La sentenza consolida un’interpretazione estensiva della nozione di ‘atto sessuale’, finalizzata a garantire una tutela ampia e completa della libertà individuale. Viene ribadito che la valutazione si concentra sull’oggettiva idoneità dell’atto a invadere la sfera intima altrui, senza che sia necessaria un’indagine sulla specifica finalità libidinosa dell’aggressore. La decisione evidenzia anche l’importanza del rigore procedurale: l’omessa pronuncia su una richiesta della difesa costituisce un vizio che, in presenza dei presupposti, può essere sanato direttamente in sede di legittimità, garantendo l’economia processuale e i diritti dell’imputato.

Una manata sui glutei può essere considerata violenza sessuale?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che qualsiasi atto idoneo a invadere la sfera della libertà sessuale di una persona, come una manata sui glutei, integra il reato di violenza sessuale, a prescindere dall’intenzione specifica dell’agente e anche se l’azione è repentina.

Cosa succede se un imputato partecipa a una rapina senza toccare la vittima o il bene rubato?
Risponde comunque del reato di rapina in concorso. La Corte ha stabilito che quando più persone agiscono in sinergia, ad esempio accerchiando la vittima per facilitare la sottrazione del bene, tutti concorrono nel reato, anche se l’azione materiale viene compiuta da uno solo di loro.

Cosa accade se un giudice d’appello non risponde a una specifica richiesta dell’imputato?
Si verifica un vizio di ‘omessa pronuncia’. In questo caso, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente a quel punto e, ritenendo fondata la richiesta (concessione del beneficio della non menzione) sulla base degli elementi già presenti agli atti, ha applicato direttamente il beneficio senza rinviare a un nuovo processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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